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Sanremo 2018, le 10 canzoni d'amore più belle della storia del Festival

Da Rai radio tutta italiana Vogliamo presentarvi  le canzoni d’amore più belle ascoltate al Festival di Sanremo (ASCOLTA LA PLAYLIST COMPLEATA - Clicca Qui):

 “Ciao amore, ciao” di Luigi Tenco (Sanremo 1967)
“Ciao amore, ciao” è una canzone scritta dal cantautore italiano Luigi Tenco ed interpretata (in versioni separate) dallo stesso Tenco e da Dalida al Festival di Sanremo del 1967. Il 27 gennaio 1967, dopo l’esclusione del brano dalla finale del Festival, Tenco si è suicidato. “Ciao amore, ciao” è una canzone d’amore che non si esime dalla critica sociale. Protagonista è una persona che, stanca della vita di campagna, parte per la città nel tentativo di realizzare i propri sogni.
 
“4 marzo 1943” di Lucio Dalla (Sanremo 1971)
Scritto da Paola Pallottino e Lucio Dalla, “4 marzo 1943” è una canzone presentata a Sanremo nel 1971, dove raggiunge la terza posizione. La canzone racconta la storia di una ragazza madre che ha un figlio con un soldato alleato, morto poco dopo il concepimento, “Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto, con l’unico vestito ogni giorno più corto…”

“Vita spericolata” di Vasco Rossi (Sanremo 1983)
Classificatasi al penultimo posto nell’edizione del 1983 di Sanremo, “Vita spericolata” è una delle canzone più note e amate di Vasco Rossi. “Avevo tutti gli Anni Settanta alle spalle” ha detto Vasco Rossi raccontando la genesi della canzone in una vecchia intervista rilasciata a “La Stampa“, “quando la maggioranza voleva fare la rivoluzione ma con il lavoro in banca. Io no, ho avuto la possibilità e ho detto di no alla banca […] Una vita non garantita, non con il lavoro sicuro come si aveva allora..”. Una canzone che ha segnato diverse generazioni, che dopo averla ascoltata hanno deciso dire rendere “spericolata” la loro vita, “una vita come quella dei film”.

“Perdere l’amore” di Massimo Ranieri (Sanremo 1988)
Scritta da Marcello Marrocchi e Giampiero Artegiani, “Perdere l’amore” ha vinto il Festival di Sanremo 1988. Il brano racconta la drammatica situazione di un uomo di mezza età che viene abbandonato dalla donna che ama. In preda a una sofferenza intensa e violenta, si chiede chi è, perché esiste e cosa farà dei giorni che gli rimangono da vivere. “E adesso che rimane di tutto il tempo insieme? Un uomo troppo solo che ancora ti vuole bene…”
 
“Almeno tu nell’universo” di Mia Martini (Sanremo 1989)
Scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972, rimase inedita finché non la incise Mia Martini per portarla nel 1989 a Sanremo, dove ha ottenuto il Premio della Critica. “Almeno tu nell’universo” è una lettera d’amore rivolta a un destinatario non meglio precisato, in cui vengono denunciati alcuni aspetti negativi della società. Sotto accusa principalmente è l’incoerenza della gente, incapace di interessarsi delle persone che hanno attorno, e l’ipocrisia. “Sai- canta Mia Martini – la gente è strana prima si odia e poi si ama. Cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui senza serietà come fosse niente…”
 
“Vorrei incontrarti tra cent’anni” di Ron (Sanremo 1996)
Scritto e interpretato da Ron, “Vorrei incontrarti tra cent’anni” ha vinto l’edizione del 1996 di Sanremo. Questo brano è una dichiarazione d’amore eterno, capace di superare perfino il mostro del tempo. Racconta la passione degli innamorati, che per stare assieme sono disposti a sopportare ogni male. Vorrei incontrarti fra cent’anni, una grande poesia d’amore: “Tu pensa al mondo fra cent’anni / Ritroverò i tuoi occhi neri / Tra milioni di occhi neri / Saran belli più di ieri / Vorrei incontrarti fra cent’anni / Rosa rossa tra le mie mani / Dolce profumo nelle notti / Abbracciata al mio cuscino / Starò sveglio per guardarti / Nella luce del mattino…”

 “Angelo” di Francesco Renga (Sanremo 2005)
Scritta e interpretata da Francesco Renga, la canzone ha vinto Sanremo nel 2005. Il brano è dedicato a Jolanda, la figlia che il cantante ha avuto con Ambra Angiolini. Qui Renga prega una figura celeste perché assista la sua bambina, lei che è ancora così ingenua e pura perché non conosce ancora i mali del mondo. “Angelo, prenditi cura di lei / Lei non sa vedere al di la di quello che da / E l’ingenuità è parte di lei…”

 “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi (Sanremo 2007)
Con “Ti regalerò una rosa”, Simone Cristicchi ha vinto Sanremo nel 2007. Il brano è una lettera che Antonio (affetto da problemi psichiatrici) scrive alla sua amata Margherita dal buio manicomio in cui è rinchiuso, luogo che in passato ha ospitato anche lei. Ma anche in questo ambiente così arido – come da un terreno morto sa nascere una rosa – nasce un amore. Ed è proprio l’amore ad aver fatto sentire vivo Antonio. “Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare / Eri come un angelo legato ad un termosifone / Nonostante tutto io ti aspetto ancora / E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora…”
 
“Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni (Sanremo 2011)
Scritto e interpretato da Roberto Vecchioni, “Chiamami ancora amore” ha vinto Sanremo nel 2011. In un’intervista  Roberto Vecchioni ha detto che si tratta di “un tipo di brano che io classifico tra quelli all’italiana: grande sentimento, grande forza di inciso che dovrebbe prendere le emozioni di tutti e sotto un messaggio che sia trasversale, ma di valori. Non parlerò di me, o solo larvatamente. È una canzone molto attuale che parla di cose di oggi, di situazioni di oggi e soprattutto di speranza. Questo sì. Speranza”. Ed è vero, di speranza è ricca la canzone: “chiamami sempre amore che questa maledetta notte dovrà pur finire perché la riempiremo noi da qui di musica e di parole…”
 
“L’essenziale” di Marco Mengoni (Sanremo 2013)
Scritto da Roberto Casalino e Francesco De Benedittis, Mengoni con “L’essenziale” ha vinto Sanremo nel 2013. Come anticipa il titolo, il brano cerca di mettere in luce ciò che è veramente importante nella nostra vita. In un mondo che sembra cadere a pezzi, canta Mengoni, l’unica speranza sta nel trovare lo spazio per l’amore. “Mentre il mondo cade a pezzi / Mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini / Torneró all’origine / Torno a te, che sei per me l’essenziale…”

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