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La voce del Levante: dal fascismo alla liberazione, dal dopoguerra alla riforma della RAI. La storia della radio in Italia, vista attraverso le vicende della Sede di Bari.

Radio Bari 1932 – 1975

L’inaugurazione ufficiale di Radio Bari avviene il 6 settembre 1932, in occasione dell’apertura della III Fiera del Levante, un legame che ritroveremo più volte in questo racconto della storia della radio in Italia che si pone come limite temporale la Legge di Riforma della RAI del 1975. La nuova stazione EIAR – la nona dopo Roma, Milano, Napoli, Bolzano, Genova, Torino, Palermo e Trieste – trasmette dagli impianti di Ceglie del Campo, mentre gli studi e la sede della reggenza sono in centro a Bari, in via Putignani dove rimangono fino al trasferimento del 1959 in via Dalmazia. La programmazione ordinaria comincia il 15 settembre 1932 con un concerto della Polifonica Barese diretta dal maestro Biagio Rinaldi. Passa un solo anno e – sempre in occasione della Fiera del Levante – in settembre viene inaugurato il collegamento telefonico musicale tra gli studi EIAR di Bari e quelli di Napoli. Una seconda emittente entrerà in funzione nel 1935 e verrà installata presso la sede della Fiera: la nuova stazione si chiamerà Bari II, mentre l’antica prenderà il nome di Bari I. 
Radio Bari è così allacciata alla rete nazionale e ne segue il corso, già in nuce nel rapporto della prima assemblea di azionisti della neonata EIAR che si era tenuto il  15 gennaio del 1928, dove si dichiarava che la missione della radio “è sommamente educativa, che la radio va popolarizzata e che bisogna allargare la base degli ascoltatori creando sale di ascolto nelle principali città, organizzando ascolti all’aperto per occasioni importanti, potenziando la diffusione del Radiorario (che è stato l’organo di stampa dell’azienda fino al 1930, quando verrà sostituto dal Radiocorriere) e arricchendolo di contenuti; terzo punto: va creato un Comitato di Vigilanza sui contenuti”. Insomma: educare, divertire, informare.

Ben presto emergono le ambizioni dell’EIAR su Radio Bari. La nuova emittente ancora non trasmetteva ma già il Radiocorriere vantava che il Levante avrebbe ricevuto da Bari la parola e la musica d’Italia; lo stesso Mussolini, nel messaggio inaugurale, scriverà che la nuova stazione sarebbe stata “anello di congiunzione fra l’Occidente e l’Oriente, strumento della pacifica espansione italiana nel Mediterraneo Orientale ed oltre”. Neanche un anno dopo l’inaugurazione, partono i programmi espressamente prodotti per l’estero e si comincia con l’albanese. Nel 1934 hanno inizio le prime trasmissioni in arabo con un notiziario trisettimanale, che poi diventerà giornaliero; al culmine dell’attività e della propaganda – ovvero a guerra iniziata – si arriverà alle quattro ore giornaliere in arabo. Radio Bari è stata la prima emittente in arabo di tutto l’Occidente: se all’inizio solo in onde medie, le possibilità d’ascolto aumenteranno enormemente con la diffusione in onde corte dai ripetitori di Roma Prato Smeraldo a partire dal 1936. Due mesi dopo l’arabo, arriva il greco; nel dicembre 1936 il rumeno, il bulgaro e l’ungherese; nel 1937 il turco e il serbo. 
La propaganda che viene da Bari vuole spingere i popoli arabi a ribellarsi contro Francia e Gran Bretagna che erano le potenze mandatarie nell’area interessata, quando non si trattava esplicitamente di colonie; anche l’Italia era una potenza coloniale e quindi il messaggio che veniva veicolato non era tanto quello di liberarsi dalla dominazione straniera, ma piuttosto quello di cambiare in favore dell’Italia che si propone come protettrice dei paesi musulmani, come si evince dalla rilevanza data alla consegna della Spada dell’Islam a Mussolini da parte dei musulmani di Libia. Nel gennaio ’38 esce il primo numero della rivista araba di Radio Bari, mensile in italiano e arabo, che si intitola per la parte italiana Radio Araba di Bari e dà ampio spazio alle celebrazioni degli arabisti più illustri per sottolineare l’interesse che gli italiani da sempre avrebbero avuto per gli studi arabi. La rivista rientra in un disegno complessivo al quale contribuirono a vario titolo sia italiani che arabi, orientalisti e giornalisti; i programmi di cultura vertevano sulle lettere, il diritto e il teatro. Viene fondata addirittura una Compagnia Araba di Teatro, così come un’Orchestra Araba di Radio Bari.
E’ la Perfida Albione il primo obiettivo dell’aggressiva politica di propaganda perseguita da Radio Bari nel Mediterraneo e la BBC decide di passare al contrattacco: se in un primo momento pensa di utilizzare la stazione ad onde medie che stava costruendo a Ramallah ed in un secondo tempo si concentra sull’ipotesi di crearne una a Cipro, alla fine si rivelerà dirimente un rapporto che riassicurava l’emittente inglese sulla capacità dei palestinesi di ricevere trasmissioni in onde corte dall’Inghilterra. La BBC opterà quindi per trasmettere in onde corte da Daventry a partire dal’38, così come è dal ’38 che iniziano i programmi in italiano. 
Soffiano venti di guerra e Radio Londra ne sarà protagonista a pieno titolo. Separare le notizie dai commenti, un teorema caro al giornalismo anglosassone e al quale Radio Londra fu fedele, rispecchiando la fama di imparzialità che si era costruita la BBC.  Se nel notiziario italiano dimostrò grande autonomia, redigendo le news direttamente in italiano per essere solo in un secondo tempo tradotte in inglese per le verifiche, più libera fu la parte della programmazione riservata ai commenti, da quelli più pacati del Colonnello Stevens a quelli più taglienti di Candidus, pseudonimo di John Marus. Il settore dedicato all’intrattenimento utilizzò le armi dell’ironia con programmi come L’Osteria del Buon Umore dove, come informava il ritornello, “si può dire la verità” giacché “niente tedeschi, niente censura, niente paura e allegri si sta” o la trasmissione Sottovoce che simulava una conversazione fra un antifascista convinto (Paolo Treves, socialista ed ebreo che in Inghilterra aveva trovato riparo dalle Leggi Razziali) e un benpensante che non voleva vedere il dramma (Tony Lawrence, che diventerà uno dei corrispondenti più stimati della BBC), ma anche del sarcasmo con l’Uomo Qualunque, la rubrica dell’avvocato ebreo Elio Nissim. 

Durante il periodo di non belligeranza dell’Italia, Radio Bari si era sforzata di sottolineare quanto l’Italia cercasse di tenere in pace l’Europa e il Mediterraneo, ma quando l’Italia entra in guerra le cose cambiano. A partire dal 10 giugno 1940 l’EIAR si mobilita contro i nemici che sono in primis l’imperialismo britannico e il sionismo a cui si aggiungerà il bolscevismo, con l’ingresso dell’Unione Sovietica nello scenario bellico. L’antisemitismo, che era presente nelle trasmissioni di Radio Bari già dal 1935 – ovvero tre anni prima dell’emanazione delle Leggi Razziali – divenne uno dei temi principali delle emissioni e le potenze nemiche (specie la Gran Bretagna) vennero presentate come esecutrici degli ordini degli ebrei, mentre gli arabi come loro vittime. Mancano le tracce sonore della radio araba di Bari malgrado sia stata in attività per nove anni. Non possiamo proporvi neanche un solo audio sul nostro canale, così come non abbiamo potuto in occasione di QUI RADIO BARI, evento organizzato a Bari alla Fiera del Levante il 21 settembre 2019 nel quale abbiamo ripercorso la storia della radio in Italia attraverso le vicende della Sede di Bari e di cui trovate registrazione e video fra gli Speciali di Radio Techetè. Non ci sono audio perché non si registrava ancora o almeno si registrava pochissimo e solo per eventi eccezionali. La radio in Italia è andata in diretta e praticamente solo in diretta fino a metà degli Anni Cinquanta per ragioni fondamentalmente tecnologiche: mancavano la strumentazione e i supporti adeguati a reggere un programma. La registrazione su disco era dell’ordine di 3-4 minuti e non c’era alcuna possibilità di modifica del contenuto neppure per eliminare un rumore: in caso di errore anche minimo era necessario buttare la lacca e ricominciare da capo. Anche la strada della registrazione su banda di acciaio non era percorribile, giacché per 30 minuti di trasmissione sarebbero serviti 3 chilometri di nastro e oltretutto con una qualità di riproduzione intollerabile per gli standard EIAR. La vera svolta tecnologica c’era stata nel 1933 in Germania con il nastro magnetico, ma in Italia come nel resto del mondo non ne sapevamo niente, l’invenzione era coperta dal segreto militare. Il nastro magnetico e i relativi registratori rimasero quindi confinati alla Germania, che li utilizzò per la trasmissione dei discorsi propagandistici di Hitler mettendo in seria difficoltà i servizi di spionaggio alleati, che non riuscivano a comprendere come il Führer potesse trasmettere un discorso da una città mentre le informazioni in loro possesso ne segnalavano la presenza altrove. Si trattava in realtà di discorsi registrati con una qualità talmente elevata da rendere la trasmissione indistinguibile da una diretta, ma questo fuori dalla Germania non poteva essere neppure immaginato.
Tutte le vicende che vi stiamo raccontando sui primi anni di radio in Italia sono state pertanto ricostruite solo grazie a testimonianze indirette, al Radiocorriere e – nello specifico della radio araba - alle trascrizioni dei programmi e dei notiziari effettuate dai diplomatici inglesi, francesi e americani operativi nelle ambasciate e nei consolati del Nord Africa e del Medio Oriente, documenti rintracciati ultimamente nei relativi archivi così come in quelli delle sedi diplomatiche italiane. Quello che esiste di sonoro che sia funzionale al nostro racconto e che misuri quanto la radio sia stata usata come mezzo di comunicazione di massa e come abbia influito e nello stesso tempo sia stata protagonista della Storia, è ascrivibile alla fase forse più drammatica della guerra. Sono le registrazioni dei messaggi del Re e di Badoglio a partire dal 25 luglio 1943. Alle ore 20 l’EIAR diffonde il comunicato che recita: “Attenzione, attenzione: Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni, dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro, e Segretario di Stato, presentate da Sua Eccellenza, il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato, Sua Eccellenza il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio." Il Gran Consiglio del Fascismo che si era riunito nella notte aveva chiesto a Vittorio Emanuele di assumere il comando delle Forze Armate e nel pomeriggio Mussolini era stato arrestato. Più tardi, alle 22.45 e dai microfoni di via Asiago in Roma, il maresciallo Badoglio pronuncia il suo primo discorso da Capo del Governo, alla fine del quale dichiara: "La guerra continua e l'Italia resta fedele alla parola data". La programmazione di Radio Bari del 25 luglio, malgrado gli stravolgimenti politici in corso, continua normalmente, mentre il giorno dopo vengono trasmessi solo brani di opera. Dal 27 luglio si fa cenno alle dimissioni di Mussolini. Il 28 Radio Bari si sveglia antifascista e definisce il nuovo governo “molto meglio e più democratico” e parla del “rinascimento del popolo italiano e della sua rivolta contro il fascismo”. 

Gli impianti di Radio Bari non avevano subito alcun danno durante la guerra e neanche il bombardamento tedesco del 2 dicembre 1943 li danneggerà. Il 5 settembre era arrivato l’ordine di smontare la trasmittente di Ceglie del Campo nel timore che potesse cadere in mano tedesca, ma il reggente della Sede, l’ingegner Giuseppe Damascelli, saggiamente decide di mettere al sicuro gli strumenti più delicati nel Vescovado di Bitonto e il personale provvede a depotenziare l’impianto di Ceglie, nascondendo i pezzi tolti di proposito. A questo riguardo, risultano particolarmente interessanti i ricordi di un tecnico della Sede contenuti – così come molte altre preziose e rarissime testimonianze coeve – all’interno del programma realizzato da Lucia Schinzano ed Ettore De Marco per la Sede Regionale della Puglia in occasione dei cinquanta anni della radio a Bari, otto puntate dal titolo Qui Parla Radio Bari che trovate in podcast e on demand sul sito del nostro canale.
Si arriva all’ 8 settembre che non segna la firma dell’armistizio - che era già stato firmato 5 giorni prima – ma l’entrata in vigore dell’armistizio o se vogliamo, la comunicazione agli italiani attraverso la radio. Alle 19.42 gli italiani ascoltano il maresciallo Badoglio che annuncia che la richiesta di armistizio è stata accettata e che debbono cessare le ostilità contro gli angloamericani. Ma non era chiaro che cosa bisognasse fare sui singoli fronti, mancarono direttive precise alle Forze Armate e due milioni di militari italiani vennero lasciati senza ordini specifici, se non un generico “ad atti di guerra, rispondete con atti di guerra”. Intanto il re era fuggito da Roma temendo che i tedeschi potessero impadronirsi della città, cosa che puntualmente si verifica il 10 settembre. Nasce il Regno del Sud, nasce il Governo di Brindisi. E sarà proprio Radio Bari l'11 settembre a diffondere il proclama del Re: “Per il supremo bene della patria, che è sempre stato il mio primo pensiero e lo scopo della mia via e nell’intento di evitare più grandi sofferenze e maggiori sacrifici, ho autorizzato la richiesta dell’armistizio. Italiani! Per la salvezza della Capitale e per poter pienamente assolvere i miei doveri di Re, col Governo e con le Autorità Militari, mi sono trasferito in altro punto del sacro e libero suolo nazionale”. Ovvero a Brindisi. Quella sera stessa dell’11 settembre Radio Bari propaga anche il messaggio del maresciallo Badoglio che chiarisce che il nemico è diventato la Germania. 

Il giorno dopo, 12 settembre 1943, un reparto di paracadutisti tedeschi libera Mussolini dalla prigione nel Gran Sasso. Il 23 settembre nell'Italia centro-settentrionale nasce la Repubblica Sociale Italiana. È un Paese spaccato in due. Se nell'Italia liberata nasce un servizio radiofonico liberato che non è più EIAR ma non è ancora RAI, è nella Repubblica di Salò che l’EIAR rimane in vita: “La Radio segue il Governo” scrive Mussolini, ed è la frase che meglio descrive la parabola dell’EIAR. La via verso la liberazione – non solo dei territori ma anche delle stazioni radio - non fu comunque uniforme. Se la prima stazione liberata dagli Alleati era stata Radio Palermo un mese prima, con pochi mezzi tecnici e minore capitale umano, sarà proprio Radio Bari ad avere la potenza-antenna ed anche la posizione geografica per poter raggiungere attraverso l’Adriatico tutto il Nord Italia. 

Gli Alleati arrivano a Bari l’11 settembre. Riapre la stazione e cominciano ad affluire in via Putignani gli antifascisti baresi repubblicani, che già avevano bussato ai portoni dell’EIAR il 26 luglio chiedendo di parlare alla radio. E tra questi il professor Giuseppe Bartolo, il cui racconto di quei giorni può essere rintracciato fra i podcast di QUI RADIO BARI nella trasmissione La Resistenza, venti anni dopo. Così come ritrovate all’interno del già citato programma Qui Parla Radio Bari la voce di Michele Cifarelli, fra i primi a parlare dai microfoni della radio liberata e del maggiore Greenlees, che guidò la stazione di Bari - mediando fra le istanze del popolo italiano e le esigenze del PWB, Psychological Warfare Branch da cui dipendeva - dal suo arrivo in città il 12 settembre 1943 fino alla sua partenza nel febbraio 1944 per Napoli. Era sbarcato a Taranto l’11 settembre, il maggiore britannico Ian Greenlees - profondo conoscitore della cultura italiana e traduttore di Benedetto Croce – con l’ordine di salvare Radio Bari e di iniziare le trasmissioni, va ricordato che cercò sempre di lasciare la redazione libera da condizionamenti malgrado le pressioni del Governo di Brindisi. Il primo palinsesto della nuova stazione fu pubblicato dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” il 25 settembre 1943. Le trasmissioni, una volta raggiunta la normalità, si aprivano con la frase “Qui parla Radio Bari, libera voce del governo d’Italia”.

Punto centrale della programmazione era l'Italia combatte, la trasmissione più importante di Radio Bari. Riferimento costante per la guerra partigiana, Italia combatte era dedicata agli italiani che lottavano contro i tedeschi e collegava gli italiani delle regioni libere con quelle che attendevano di essere liberate. La prima volta che la trasmissione viene nominata sul palinsesto pubblicato dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” risale al 6 dicembre 1943. Viene mandata in onda alle 23 – e in seguito replicata alle 7 - per propagare il segnale il più lontano possibile. E quando va in onda viene trasmessa da Radio Berlino, sulla stessa frequenza, una "nota di disturbo" per renderla inascoltabile, ma Radio Bari neutralizza più volte il sabotaggio. I collaboratori provengono e sono istruiti per la maggior parte dal PWB, ovvero la Divisione per la Guerra Psicologica che era un organismo del Governo Militare Alleato, attivo in Italia dallo sbarco in Sicilia il 10 luglio 1943 fino al termine dell’amministrazione alleata il 31 dicembre 1945. Al gruppo originale si aggiunsero scrittori, registi, operatori radiofonici in fuga principalmente da Roma, tutti con un nome di battaglia. Fra i collaboratori, fra chi presta la voce a Spie al muro, la più cruda delle rubriche, là dove si segnalavano i delatori, Anton Giulio Majano che firmerà per la tv la regia de La cittadella, de La Freccia Nera, del Tenente Sheridan.

I rari estratti dell'Italia combatte – così come i pochissimi reperti URI ed EIAR disponibili nell’archivio della radiofonia - li potete rintracciare nell’audio e nel video di QUI RADIO BARI, l’evento che Radio Techetè ha tenuto alla Fiera del Levante il 21 settembre 2019. Così come potete ascoltare fra i podcast e on demand la registrazione eseguita dai tecnici di Radio Bari della riunione dei Comitati di Liberazione Nazionale, tenuta al Teatro Piccinni di Bari nelle giornate del 28 e 29 gennaio 1944 e passato alla storia come “Congresso di Bari” e che rappresenta il punto più alto toccato dalla parabola di Radio Bari. Il congresso dei CLN – che avrebbe dovuto discutere di quali istituzioni dotare l’Italia all’uscita della guerra e che sarà in assoluto la prima riunione di partiti antifascisti nell’Europa liberata – in origine si sarebbe dovuto tenere a Napoli nel dicembre ’43, ma gli Alleati lo annullano in extremis adducendo il timore di disordini, troppo vicina era Napoli alla linea del fronte. Un congresso pericoloso che non vogliono i monarchici ma anche chi tra le forze alleate preferisce un Badoglio sicuro ad una repubblica sconosciuta. Quando a Bari giunge la notizia del divieto, Giuseppe Bartolo che è di turno al notiziario nell’edizione della sera, quella captata sicuramente da Radio Berlino, riesce ad inserire un flash sul clamoroso divieto da parte degli Alleati. E Radio Berlino “abbocca” e rilancia la notizia del divieto, attaccando con sarcasmo le presunte libertà sbandierate dagli Alleati. La conseguenza è che da Radio Algeri il generale Alexander smentisce le accuse e dà pure data e luogo per il Congresso: il 28 gennaio 1944 a Bari. Più lontana era Bari dalla linea del fronte, ma troppo vicina a Brindisi. Tanto che i lavori del Congresso – che sarebbero dovuti essere seguiti in diretta da Radio Bari – si svolsero a porte chiuse. Ma i tecnici di radio Bari riuscirono ugualmente a registrare alcuni interventi, fra i quali quello di Tommaso Fiore. Politico e meridionalista, Tommaso Fiore collabora con Piero Gobetti, con Pietro Nenni, con Carlo Rosselli e pubblica un programma socialista per il Mezzogiorno; aveva perso sei mesi prima il figlio Graziano nella strage di via Niccolò dell’Arca, venti morti a Bari per un corteo pacifico che reclamava la liberazione dei prigionieri politici. 

Raggiunto l’apice col Congresso dei CLN, per la parabola di Radio Bari inizia la fase discendente. L’11 febbraio 1944 il governo si sposta da Brindisi a Salerno, dove rimarrà fino al 15 luglio e di conseguenza Radio Bari perde importanza in favore di Radio Napoli nel sostegno alla guerra partigiana; la stazione viene privata dei suoi collaboratori, parte per Napoli il maggiore Greenlees e lo seguono ben presto i commentatori politici, parte per Napoli l’Italia combatte e diminuiscono i notiziari e i collegamenti con la BBC e con The Voice of America.

Con la liberazione di Roma nel giugno 1944 l'azienda cambierà ragione sociale, diventando Radio Audizioni Italia, nome che resta fino al 1954 quando - all’arrivo della tv - passerà al definitivo Rai Radiotelevisione Italiana. Il ‘45 e il ‘46 saranno anni di grandi entusiasmi per il Paese, ma le infrastrutture uscivano malconce dalla guerra e per la radio si prospetta la soluzione transitoria di due reti gestite separatamente al Nord e al Sud, situazione che dura fino al dicembre del 1946 quando si opta per una nuova organizzazione dei trasmettitori superstiti che vanno a dividersi fra Rete Rossa e Rete Azzurra. E così sarà fino alla fine del ’51, fino alla ristrutturazione del palinsesto radiofonico in tre programmi nazionali: il Programma Nazionale di impronta generalista, il Secondo Programma di intrattenimento leggero e il nascente Terzo Programma culturale. 

Il 9 settembre 1955 la novella RAI si presenta in Fiera e il giornalista Carlo Bonciani fa da Bari la radiocronaca in diretta della inaugurazione della XIX edizione della Fiera del Levante; intervengono il sindaco di Bari e il presidente della Fiera. Interessantissimo – e decisamente raro - il discorso di Antonio Segni da poco nominato Presidente del Consiglio e che sarà Presidente della Repubblica dal 1962 al 1964. Tutto questo nella raccolta QUI RADIO BARI e pure una pagina doppia dedicata all’epica della squadra di calcio cittadina nelle stagioni in serie A così come viene raccontata da Domenica Sport per gli anni Cinquanta e da Tutto il calcio minuto per minuto per gli anni Sessanta. In podcast e on demand la puntata su Bari del Viaggio in Italia di Guido Piovene, la prima e la più grande produzione radio della RAI appena creata, vero e proprio radiodocumentario dell’Italia della ricostruzione. Doveva durare un anno, da Bolzano a Lampedusa, ma il Viaggio in Italia gli prende la mano e Piovene fa novanta puntate in due anni, dal ’54 al ’56. La trasmissione del 15 ottobre 1956 è intitolata a Bari e all’interno contiene una tessera fondamentale per le vicende di Bari dal ’43 al ’44, ovvero l’intervista al mitico direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”, Luigi de Secly. Di formazione liberale, de Secly fu amico di Benedetto Croce e parte integrante della schiera di intellettuali che frequentavano la casa editrice Laterza. Durante il regime fascista, la protezione personale del direttore Raffaele Gorjux lo salverà dalle purghe, ma vivrà il ventennio quasi nascosto nel giornale. Sarà proprio la scomparsa di Gorjux a farlo uscire allo scoperto. Gli eventi precipitano e il 29 luglio Luigi de Secly viene arrestato per incitamento alla sedizione, il giorno prima aveva scritto un articolo dal titolo Viva la Libertà’ che aveva infiammato gli animi e condotto all’eccidio di via Nicolò Dell’Arca. Scarcerato il 19 agosto 1943 grazie ad una memoria difensiva del caporal maggiore Aldo Moro, Luigi de Secly torna a firmare la Gazzetta il 15 ottobre 1943. Traghetterà il giornale dal regime alla Repubblica, reggendone il timone fino al 31 dicembre 1960. 

Va segnalato come nell’Italia del dopoguerra la richiesta di programmazione autonoma proveniente dalle sedi regionali portò alla concessione di spazi consistenti sul palinsesto nazionale. Ai notiziari regionali venne affiancandosi – sede per sede - una trasmissione settimanale in forma di rivista che raccontava cronaca e costume dei luoghi ma anche economia e cultura. Il successo di questi programmi, che venivano rilanciati dalle antenne più lontane grazie ad un complesso progetto di palinsesto che diversificava l’offerta delle stazioni limitrofe, dipendeva dalle capacità produttive della sede, ovvero dai mezzi tecnici ed economici e dalle risorse intellettuali in gioco. Senza mai perdere di vista gli standard qualitativi di Radio Audizioni Italiane, e poi di RAI dal 1954, quelli che il Radiocorriere definisce “Supplementi domenicali di vita cittadina” furono contributi fondamentali per la popolarizzazione del mezzo radiofonico, creando fenomeni di fidelizzazione a un intrattenimento intelligente declinato secondo caratteristiche volutamente regionali ma non regionalistiche. All’interno di questo quadro produttivo, parte a Bari nel 1947 La Caravella: 30 minuti di rivista che vanno in onda dopo il pranzo della domenica e che vengono ritrasmessi a distanza di mezzora anche dalle stazioni del Nord. Per trenta anni - fino al 1976 - scenette, interviste e commenti sportivi e di cronaca, rubriche, canzoni, musiche e personaggi comici come quelli di Colino e Marietta (interpretati in gran parte dagli attori Michele Traversa e Wanda Rinaldi) che rimangono nella cultura popolare cittadina come fossero maschere della Commedia dell’Arte. Le ultime edizioni videro la partecipazione di Lino Banfi. Chiudiamo questo panorama di oltre quaranta anni di radio a Bari proprio con la segnalazione della presenza del varietà barese fra i podcast di QUI RADIO BARI, cinque puntate de La Caravella che spaziano nell’arco temporale che va dal 1958 al 1975, anno che segna la fine della divisione dell’offerta radiofonica in Programma Nazionale, Secondo Programma e Terzo Programma che andranno a diventare gli attuali Radio1, Radio2 e Radio3 a seguito della legge 14 aprile 1975 n.103 che introdurrà nuove norme in materia di diffusione radiotelevisiva, disciplina che è comunemente definita come Riforma della RAI. 
Edoardo Melchiorri

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