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Caterpillar

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Il primo maggio

Il primo maggio è la festa mondiale dei lavoratori: in Russia si chiama Festa dei lavoratori e della primavera, e a Volterra, per esempio, pare che si mangi alle 9 di mattina un bel piatto di trippa come facevano i lavoratori delle cave di alabastro. La forma corteo gioiosa e suonante è forse quella a cui siamo più abituati, e come dice Elio non dimentichiamo di cantare una canzone balcanica e inveire contro il capitalismo almeno una volta durante il concertone.

La festeggiamo dal maggio del 1886, quando a Chicago alcuni operai manifestarono davanti all’azienda agricola McCormick chiedendo di poter lavorare non più di otto ore al giorno, per averne altre 8 a disposizione per dormire, e altre 8 per il tempo libero. A fine Ottocento, ben prima della diffusione dei Global Social Forum, in solo 4 anni questa manifestazione divenne un format intercontinentale e arrivò anche in Italia. Su un volantino distribuito a Napoli a fine aprile del 1890 si invitavano i lavoratori a manifestare per il primo maggio perché, così c’era scritto, «in quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte».

E quindi, a ben riflettere, il primo maggio si festeggia non solo il lavoro ma la lotta collettiva per migliorare le condizioni dei lavoratori, una cosa un poco diversa e più rara.

Dal 1890 solo Mussolini ebbe l’ardire di abolire questa giornata, spostandola al 21 aprile, Natale di Roma, per privarla così della sua origine socialista e farne una celebrazione digeribile per il fascio.

Forse in solidarietà con i lavoratori Elvis decise di sposarsi proprio il primo maggio del 1967, Morales nel 2006 ha nazionalizzato il petrolio boliviano e Ayrton Senna ci ha lasciato.

Il primo maggio Caterpillar si ricorda del lavoro che ci piace, di quello che abbiamo e che ci piace meno, di quello che non abbiamo e che presto arriverà e del coraggio, che ogni tanto ci prende, di metterci insieme e rivendicare condizioni più giuste di vita.

Sara Zambotti

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