Benvenuto in RaiPlay Radio. Questa la legenda per navigare tra i contenuti tramite tastiera. I link principali corrispondenti alle varie sezioni del giornale sono stati associati a tasti di scelta rapida da tastiera. Premere ALT + la lettera o il numero desiderat0 + INVIO: ALT + 1 = Vai al canale Rai Radio 1
ALT + 2 = Vai al canale Rai Radio 2
ALT + 3 = Vai al canale Rai Radio 3
ALT + 4 = Vai al canale Rai Radio Tutta Italiana
ALT + 5 = Vai al canale Rai Radio Classica
ALT + 6 = Vai al canale Rai Radio Techetè
ALT + 7 = Vai al canale Rai Radio Live
ALT + 8 = Vai al canale Rai Radio Kids
ALT + 9 = Vai al canale Isoradio
ALT + 0 = Vai al canale Gr Parlamento
ALT + P = Play - ascolta la radio

Gli speciali di Radio3

Segui

I testi delle venti poesie lette da Graziano Piazza

Poeti contro la mafia

1)

Dario Bellezza

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' 1994 a cura di Filippo Bettini

Rosso sangue, nero morte

Rosso sangue, nero morte

per me pari sono, in sangue

violenza, in nero lutto

e giorni lugubri, sangue che

si rapprende su corpi

innocenti e diventa nera

altra morte abbaiante

e ululante per campi distesi,

cimiteri in penombra,

sconsacrati. Ma anche, ironia,

un nastro di macchina

da scrivere, il mio può dare armonia

al foglio, alla poesia

e lasciano dietro

le immagini del dolore:

rosso un cuore, rossa una formica

calpestata dell'infanzia

colpevole, una mafia

senza rumore

che ti uccide senza risponderti di che colore

è: è rossa e nera,

in rosso e in nero travestirsi

per testimoniare l'oltraggio

in un tramonto rosseggiante

prima del disfarsi del giorno

nella tetra notte senza luna.

Chi non ha paura di morire

scagli la prima pietra: adoro

la lapidazione; così il sangue

non sarà più rosso e la morte

non sarà più nera

Dario Bellezza poeta e narratore, nasce a Roma il 5 settembre 1944. Fa il suo esordio come poeta, poco più che ventenne sulla rivista «Nuovi Argomenti». Roma, che fa da sfondo a tutta la sua esistenza personale e artistica, gli permette di conoscere e creare legami con Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Sandro Penna. Tra i libri più noti Morte Segreta (1976, Garzanti), vincitrice del premio Viareggio.




2)

Edith Bruck

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' a cura di Filippo Bettini

Breve sogno

Oh, quanto silenzio è Dio

Questo benessere totale

di tutto e di niente

questi sussurri senza voci

se non una leggera onda

come sul fondo del mare

dove il pesce grande

non mangia il piccolo

non domina nessuno su nessuno

se non l'uguaglianza che è pace

 Edith Bruck di origine ungherese, nasce nel 1932 in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944, poco più che bambina, il suo primo viaggio la porta nel ghetto del capoluogo e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Tra i numerosi romanzi La donna dal cappotto verde (Garzanti 2012), Quanta stella c'è nel cielo (Garzanti 2014), Il sogno rapito (Garzanti 2014), Signora Auschwitz. Il dono della parola (Marsilio 2014), Chi ti ama così (Marsilio 2015).




3)

Bianca Maria Frabotta

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' a cura di Filippo Bettini

Aria di famiglia

I

Sfiorano lenti le carte e i paesi.

Li spinge un vento lieve di vocali

Taurianova Gioia Tauro Rosarno

come le piante sul banco più grasse

che i macellai innaffiano

con sangue misto ad acqua.

II

Una cosca ben nata lo impara

che l'oro si confonde alla merda

e prima che la coscienza rimorda

chiunque nelle fauci di se stesso

può contribuire alla faccenda.

Anche quella, teniamola per noi.

Non diamola in appalto.

 Biancamaria Frabotta è nata a Roma nel 1946. E’ una delle più insigni docenti di letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Roma. Tra i titoli più noti di poesia si ricorda "Il rumore bianco" (Feltrinelli, Milano, 1982)"La viandanza" (Mondadori, Milano, 1995, Premio Montale 1995).




4)

Jolanda Insana

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' a cura di Filippo Bettini 

Come riconoscerli?

stanno troppo vicini a chi respira profondo in pieno giorno

e simulando pienezza non si fanno riconoscere

ma quando l'aria viene meno

le froge non fremono e s'accasciano svuotati

animali a sangue freddo per troppo sole essiccati

come riconoscerli?

esangui e senza sale sbavano ai colpi

della bassa macelleria e non sono svezzati

e succhiano rovistano aprono porte fanno rumore

sono affamati

hanno la mano rapace

un braccio più lungo e uno più corto

per spillare meglio quello che più gli piace

senza mai sollevarsi di terra

lesti calano a spegnere lo zolfanello che barbaglia

e a quel soffio s'ammorba la vita

si riconoscono alla zaffata

animali di merda per non cedere nulla

fanno di sé la massima cloaca

vento e gelo a queste anime minchie

che a occhi chiusi slappano

sulle ricchissime natiche del campo ingermogliato

scracchiando lordura

rompono i recinti e fuoriesce l'impeto di bestie

calde e maleodoranti che il gelo non raffrena

e scozzando contro l'aria zoccolano verso dove non sanno

ma nell'inseguimento la bestia sono io e non m'affreno

Iolanda Insana è nata nel 1937 in Sicilia ed è stata una delle più originali poetesse italiane. È nota per aver pubblicato volumi come Sciarra amara (1977), Fendenti fonici (1982), Il collettame (1985), La clausura (1987), Medicina carnale (1994), L'occhio dormiente (1997), La stortura ( 2002), La tagliola del disamore ( 2005)




5)

Mario Luzi

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' a cura di Filippo Bettini

Palermo, aprile '86

E' placida Palermo sotto le nuvole.

rari perforano gli aerei

la sfioccata coltre, s'infilano, ma quasi controvoglia, in questa

sgoccigliante domenica

d'aprile che assonna tutto il golfo.

Poi calano sulla lontana pista.

Nessun altro frastuono arriva, il rombo

ed il marasma

hanno lasciato le sue strade,

neppure l'ululato

delle molte ambulanze e delle scorte

ora la traversa.

Gli scatti e i morsi,

gli stolzi ed i sussurri della sua oscura malattia

conoscono un inspiegabile letargo.

Le muraglie e le cupole si staccano

sui chiostri e sui giardini

in un chiarore infido, morbido.

Tranquillo il porto e i bacini,

semideserte e le banchine,

mediocre la stazza delle navi.

I rimorchiatori sono fermi.

Si purga dai suoi mali o altri ne prepara

Palermo in questa oasi

se è un'oasi che si è aperta nel suo ventre, come pare,

e non un'officina di crimini e morte

intenta a un più subdolo lavoro

che così si affina ...

Immagino soltanto o subodoro

mi daranno orribile certezza? Interpellati

i miei amici di qua

sono simili a uomini di mare

per cui nulla è imprevedibile,

sono aperti a ogni segnale

e catafratti a ogni male, sebbene sotto sotto

amari, sebbene non rassegnati al peggio.

Saprò forse domani che questo splendido torpore

era fitto di crude operazioni, ed anche

questo abbaglio

ingannevole ci ammalia ... così è Palermo.

Mario Luzi è uno dei maggiori poeti italiani, nato nel 1914. Una vita dedicata alla poesia con una produzione fiorentissima dagli esordi con La barca, Modena: Guanda, 1935, ad Avvento notturno, Firenze: Vallecchi, 1940 fino Lasciami, non trattenermi. Ultime poesie, Milano: Garzanti, 2009.Ha scritto prosa e molto per il teatro




6)

Edoardo Sanguineti

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' a cura di Filippo Bettini

Ballata del lavoro per Gino Guerra

con le due mani nati a lavorare,

nati con i due piedi a camminare,

con lavorare si va per salire

per una scala che va a proseguire:

questa è una scala che sale a spirale,

e che qui ci significa la vita:

quando ci sali ti è già incominciata,

quando finisci non ti è mai finita:

e prima i padri, e poi salgono i figli,

che così vanno le generazioni:

questa scala significa la storia,

che chi è passato resta per memoria:

se te la guardi come fosse ruota,

vedi che gira come la fortuna,

che ti trascina come vecchia giostra,

e fa le fasi come fa la luna:

ma la luna sparisce e ti ritorna,

te, la tua giostra, ti fa un solo giro:

che se ti guardi la tua vita sola,

ci vedi il primo e l'ultimo respiro:

se poi la guardi come fosse torre,

vedi Babele, che fu confusione:

fu in Babilonia, dove si confusero

tutte le lingue in tutte le persone:

ma quella torre si sognava un cielo,

te, la tua torre, qui in terra ti tiene:

che se ti guardi lì, muscoli e ossa,

un grattacielo, ci vedi una fossa:

ma questa, che è la vita, sale a vite,

che come sta un martello ci sta dura,

e ci sta curva come sta una falce,

ma che ci trovi lì la tua ventura:

per questa scala ci trovi i compagni,

salire insieme, insieme a lavorare:

così sta scritto in qualunque scrittura,

chi non lavora, niente da mangiare:

con le due mani nati a lavorare,

nati con i due piedi a camminare,

con tutto il corpo nati qui a sudare,

e ancora nati a ruscare e sgobbare,

e nati a faticare e a travagliare,

per questa scala ci impari a lottare,

e fare fine a tutto il dominare,

e, te con gli altri, tutti liberare:

Edoardo Sanguineti nato nel 1930 è stato uno dei più grandi intellettuali italiani. Antesignano e quindi esponente di spicco della neoavanguardia, è stato tra i 5 poeti presenti nell'antologia curata da A. Giuliani I novissimi (1961) e tra i fondatori del Gruppo 63. Note le sue opere di poesia, saggistica , teatro :da Laborintus (1956), a Erotopaegnia (1960), Purgatorio de l'Inferno (1963), T.A.T. (1968), al romanzo Capriccio italiano (1963)




7)

Valentino Zeichen

dall'antologia 'Poeti contro la mafia' a cura di Filippo Bettini

Una mentalità

A 'monte' risiede il vizio

della mentalità mafiosa.

La mafia non sta solo

negli odiosi crimini,

mafia è anche sottinteso,

sotterfugio che s'insinua

nelle abitudini linguistiche

di inconsapevoli onesti.

Mafia è interdizione

a comunicare, censura;

è incentivo affinchè

sospetto e diffidenza

cancellino ogni verità.

Mafia è trascurare i muri

privi d'intonaco,

lasciare che le cartacce volino

e che la loro ombra

imbratti la terra;

abbandonare i 'vuoti a perdere'

e le deformate plastiche

quale ritratto del degrado.

Uomo dai doppi fini,

ricerca lo scambio

di pensieri “franchi”

in zona “franca” del pensiero;

purtroppo, questo è

il solo e debole

antidoto al male.

Raccogli le cartacce

e ogni altra varietà di rifiuti;

di tua iniziativa

spazza la strada, intonaca

e non sarà del tutto vano.

Valentino Zeichen è uno dei più noti poeti e scrittori italiani, nato a Fiume nel 1938. Ha esordito con la raccolta poetica Area di rigore (1974), cui hanno fatto seguito tra le altre Pagine di gloria (1983) e Gibilterra (1991), che lo hanno consacrato come uno dei poeti di spicco della nuova Scuola romana.




8)

Valerio Magrelli

da Disturbi del sistema binario, Einaudi, 2006

Coro sulla legalità

Legalità è legittima se lega il forte,

se tutela il debole.

E' il nodo che scioglie l'umano

legandone i legami.

Non c'è legalità fuori da quel legame

dove si stringe per meglio liberare.

Valerio Magrelli è nato a Roma nel 1957 ed è poeta, traduttore e saggista, ordinario di Letteratura francese all'Università di Cassino. Protagonista della scena letteraria dal suo esordio poetico con Ora serrata retinae (Feltrinelli, 1980) alle ultime brillanti pubblicazioni come la prosa ‘Geologia di un padre’ pubblicato con Einaudi nel 2013




9)

Annamaria Farabbi

da 'abse' , Il Ponte del Sale 2013

questa è una poesia soffiata dal mio fiato

dalla mia bocca uguale a una qualunque bocca primitiva

concentrata tra i legni per accendere il fuoco

io guardo il fiato della poesia come le sciamane

che leggono i nidi e la pancia delle uccelle in volo

e come loro zitta senza vocabolario studio la madre

degli elementi

io canto con lo stupore delle bambine

che suonano le conchiglie del mare il guscio

delle lumache di terra e dell'uovo

mi schiero scalza in piazza con tutto il corpo

a fianco di mio fratello impastato

il suo squarcio di sangue nella neve

mi comanda la parola

l'onestà l'integrità la resistenza

la giustizia e il diritto per tutti alla bellezza

tra i binari le polveri di tritolo sono diventate semi.

diario di me madre 

dedicato a Peppino Impastato

Annamaria Farabbi è umbra di nascita e ha scritto anche in dialetto. Presente in numerose antologie, ha pubblicato diversi libri fra i quali le due opere, Abse (Il ponte del sale 2013) e leièmaria, (Lieto Colle 2013)




10)

Gabriella Sica

E non venitemi più a dire

E ora non venitemi più a dire

che è una generazione fortunata

figlia di un’Italia bella e favolosa 

questa mia che non ha visto guerre.

Un attimo da casa non si può uscire

girare l’angolo quieta

fiduciosa nella bellezza almeno

dell’aria di mattina

nella fresca prima luce

nel bel pino scarmigliato

fedele lì ogni mattina

senza incontrare

un uomo un tempo innamorato

gli occhiali da miope così umani

o un amico fino a poco prima amico

e magari anche poeta 

che ti fulmina lì dove sei

come un ostacolo da scalzare e via

o un critico con il gusto della ripulsa

sordo o capriccioso o chissà che altro

senza incontrare qualcuno un nemico

che era prima un amico

un’ombra larga

che subito un colpo secco ti spara

in schiena o in viso

come un qualsiasi killer di strada.

E poi ineffabile con un gran sorriso

fiero della rivalsa

sullo stato infame del mondo

allibita lo vedi andarsene via

mentre salva ti rialzi e lì sull’asfalto

con le unghie incidi il tuo nome.

8 dicembre 2013

Gabrielle Sica è originaria della Tuscia, vive a Roma da quando ha dieci anni. Ha esordito a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, e pubblica in poesia libri come La famosa vita (1986), Vicolo del Bologna (1992), in versi e Scuola di ballo (1988), È nato un bimbo (1990)




11)

Franco Buffoni

da Poesie 1975-2012, Oscar Mondadori 2012

Ostia scavi

Da dove la balaustrata prende il mare

Sfiorando con disperata vanità

D’Ostia gli scavi,

I resti oggi si scorgono di quello

Che potrebbe definirsi un edificio

Abitativo urbano di vaste dimensioni

Una cafonata imperiale con disegni

Geometrici a mosaico e in marmo policromo

Opus alexandrinum a confrontarsi

Con l’opus novum di un odierno

Evasore totale.

Franco Buffoni è nato a Gallarate 1948, vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978. Dalla raccolta “I tre desideri” uscito nel 1984 con la prefazione di Giovanni Raboni ad oggi, seguono numerose pubblicazioni anche in prosa con “Zamel” del 2009 e saggi di traduttologia. Dal 1989 è direttore della rivista sulla teoria e pratica della traduzione poetica “Testo a fronte” e direttore dei ‘Quaderni italiani di poesia contemporanea’ editi da Marcos y Marcos




12)

Lorenzo Mari

[testo tratto da uscito nell'antologia "Centrale di transito" (Perrone, 2016): i fatti di Duisburg del 2007 . il titolo è una citazione di un'opera poetica "Tutti dicono Germania Germania", del 1975, di Stefano Vilardo]

tutti dicono pazienza pazienza

salvatore, accasciato, qui ripete a non finire:

adesso che tutte le parole sono fottersene

e tutti dicono sicilia sicilia per non dire

germania germania, per lo scongiuro dell’andarsene,

e beniamino, dietro le quinte, a scommettere

che c’è vita più oltre, a berlino amburgo e forse anche brema,

ma non è che morte nella foresta nera, o a francoforte –

delia, lampedusa o gibellina, ovunque la terra sia detta

quella trema: non ci sono più appigli e il cretto tace,

sconfitto dall’aneto: finocchietto selvatico che la crepa

tutta indora, e infine tutti dicono pazienza pazienza

Lorenzo Mari è nato a Mantova nel 1984 Ha pubblicato le raccolte libere sequele (Gazebo, 2004), inventario senza Endimione (Inventario Senese, 2007 – V Premio Alessandro Tanzi) e Minuta di silenzio (L’Arcolaio, 2009). È presente in alcune antologie come Nella borsa del viandante (Fara, 2009, a cura di Chiara de Luca) e La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta (Ladolfi, 2011, a cura di Matteo Fantuzzi e Giuliano Ladolfi).




13)

Manuel Cohen

dall'antologia L'Impoetico Mafioso a cura di Gianmario Lucini, ed CFR 2011 

(strage del 24.07.1999)

che ora d'incerta luce ci fu data

che ora - tra giorno e sera - dibattuta

ora che attarda la tòrta vita ricolma

ora che entra, che sparisce senz' orma

o vago indizio ormai, ora che deflagra

bomba a bomba la città, la vita agra

a palermo - come a roma - s' impiomba

cede il campo - paga il dazio - s' inombra

[L'impoetico mafioso è un'antologia di poesia per la legalità e di condanna alla cultura mafiosa. Vi partecipano oltre cento poeti italiani, noti e meno noti, che vogliono testimoniare il disagio della poesia di fronte alla mafia. Il volume è particolarmente adatto a stimolare dibattiti sui temi della legalità e della lotta alle mafie, anche nelle scuole medie (specialmente le medie superiori)].

Manuel Cohen è autore di versi, critico contemporaneista e saggista. Si occupa prevalentemente di Poesia italiana, in lingua e nei neo-dialetti, dirige e co-dirige alcune collane di poesia per CFR, Dot.com.Press-Le Voci della Luna, Puntoacapo. Figura nelle redazioni di: «Ali», «Argo. . Tra i suoi più recenti lavori: L’Italia a pezzi. Antologia della poesia neodialettale (in co-curatela con V. Cuccaroni, G. Nava, R. Renzi e C. Sinicco, Ancona, 2014);




14)

Peppino Impastato

E venne da noi un adolescente

dagli occhi trasparenti

e dalle labbra carnose,

alla nostra giovinezza

consunta nel paese e nei bordelli.

Non disse una sola parola

nè fece gesto alcuno:

questo suo silenzio

e questa sua immobilità

hanno aperto una ferita mortale

nella nostra consunta giovinezza.

Nessuno ci vendicherà:

la nostra pena non ha testimoni.

*

I miei occhi giacciono

in fondo al mare

nel cuore delle alghe

e dei coralli.

Seduto se ne stava

e silenzioso

stretto a tenaglia

tra il cielo e la terra

e gli occhi

fissi nell'abisso.

Giuseppe Impastato nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l'ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967




15)

Gesualdo Bufalino

Chiuso per lutto

23 maggio - 19 luglio 1992

Basta così, giù il sipario, non me la sento stasera.

Si chiude. Vi rimborso il biglietto.

Lasciamo Guerrino per un bel po’

a sbrogliarsela con le tenebre

sul ciglione dell’abisso.

Gli farà bene vegliare anche lui

in questa Notte d’Ulivi della Sicilia…

Sicilia santa, Sicilia carogna…

Sicilia Giuda, Sicilia Cristo…

Battuta, sputata, inchiodata

palme e piedi a un muro dell’Ucciardone,

fra siepi di sudari in fila

e rose di sangue marcio

e spine di sole e odori,

sull’asfalto, di zolfo e cordite…

Isola leonessa, isola iena…

Cosa di carne d’oro settanta volte lebbrosa…

No, non verrà Guerrino a salvarla

con la sua spada di latta

a cavallo di Macchiabruna…

Nessun angelo trombettiere

nel mezzogiorno del Giudizio

suonerà per la vostra pasqua,

poveri paladini in borghese,

poveri cadaveri eroi,

di cui non oso pronunziare il nome…

Non vi vedremo mai più sorridere

col telefono in una mano

e una sigaretta nell’altra,

spettinati, baffuti, ciarlieri…

Nessuna mano solleverà

la pietra dei vostri sepolcri…

Nessuna schioderà

le bare dalle maniglie di bronzo…

Forse solo la tua, bambino.

Gesualdo Bufalino è nato a Comiso nel 1920. Nel 1981 Bufalino ha vinto il premio Campiello con il libro La diceria dell'untore. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega.. Si rese famoso per il suo stile ricercato, ricco e in alcuni casi "anticheggiante", nonché per la sua abilità linguistica e la vasta cultura. Amico di Leonardo Sciascia, trascorse la maggior parte della sua vita a Comiso, mantenendo un'esistenza ritirata e discreta.




16)

Rocco Scotellaro

 

Storiella del vicinato

Era cosi folla di rondini

sulle nostre teste piccine,

era facile sempre

sganciare per le scale

da una spirale di ferro

una farfalla di latta,

e si feriva a segno un’ala,

il becco, il ventre d’un rondinone.

Crescemmo a frotte in ogni vicinato

fiori di delinquenti

piedi nella guazza.

Noi morsicammo i capezzoli delle mamme,

sono neri ora di fumo gl’incisivi.

E siamo ancora tutti vivi,

rifaremmo i giuochi ad uno ad uno,

non abbiamo più avuto un raduno.

Oh il nostro saluto è primaverile,

è come una cangiata sottile

di sole sull’inferriata

dove in ore distinte

ci sediamo di rado.

E negl’incontri di stagione,

ci si incontra come l’acqua e il sole,

andiamo spiando nei vestiti

gli organi ingranditi

col sorriso sulla fronte.

I primi han scordato l’appello,

era un fischio d’uccello.

Ma siamo tutti presenti i compagni,

fin qua nessuno è caduto,

nessuno di noi è rimasto in campagna,

e nessuno è marchiato dalla fionda.

Il primo e l’ultimo fu buon soldato

dell’ armata del quartiere.

Io che fui il pioniere

forse per voi mi son perduto.

Ho le carni verdi del fanciullo battuto.

Vado coi quaderni al petto

infilo le parole come insetti,

mi tengo la testa in altro mondo,

non seguo più gli orari dell’alba e del tramonto.

Oh le mie ossa rotte,

non sono il più capace saltagrotte!

Dopo un lampo tra i ciliegi

contare fino a dieci

lo scoppio del tuono

io non sono più buono.

Ogni lampo che si spegne, quel dito

che m’insegue mi ha già colpito.

Chi mi fece mettere la firma

ogni giorno che passo da riserva?

M’avete ridotto un tabernacolo.

Il capitano è sempre il più solo nella battaglia.

Mi affaccio di notte da questa muraglia,

tengo le fila di quei pupazzi

allegri che noi fummo.

M’avete degradato,

m’avete messo di guardia

e non credete che possa tradirvi

e la rondine aggressiva

davanti al mio balcone

svolta a un palmo di mano

dall’occhio del capitano.

(1948)

Rocco Scotellaro nasce a Tricarico (Potenza) nel 1923. Scrittore, poeta e politico italiano. Tra le sue pubblicazioni: È fatto giorno. 1940-1953, Milano, Mondadori, 1954. 1982.Contadini del Sud, Bari, Laterza, 1954; L'uva puttanella, Bari, Laterza, 1955; Uno si distrae al bivio, Roma-Matera, Basilicata, 1974; Margherite e rosolacci, Milano, Mondadori, 1978; Giovani soli, Matera, Basilicata, 1984; Lettere a Tommaso Pedio, Venosa, Osanna, 1986; Scuole di Basilicata, Napoli, RCE, 1999; Tutte le Poesie (1940-1953), Milano, Oscar Mondadori, 2004.




17)

Lorenzo Calogero

da 'Quaderni di Villa Nuccia' 1959-'60

Un velo di cinta

di una città immobile appare

che si stende a perdita d’occhio.

Abita ivi una folla

di popoli uraganici

fuorviati dall’abitazione loro,

la cui eco profonda

penetra per antri e caverne.

Sono uomini senza alcuna evoluzione,

senza alcuna nozione

del tempo e dello spazio

o della profonda notte

che si stende continua su di loro.

Soliloqui altissimi avvengono.

Lorenzo Giovanni Antonio Calogero nasce il 28 maggio 1910 nel piccolo centro di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria. La sua prima pubblicazione risale al 1936 con la raccolta Poco Suono, Centauro Editore, Milano. Nel numero 37 di Nuovi argomenti della Arnoldo Mondadori Editore (gennaio-marzo 2007) sono pubblicate alcune poesie inedite. I suoi manoscritti sono stati conservati presso la Casa della Cultura Leonida Repaci di Palmi fino al marzo 2009, quando per iniziativa della Regione Calabria, alla quale la famiglia ne aveva affidato la custodia circa 20 anni prima, e dell'Università della Calabria sono stati prelevati per essere archiviati in forma digitale sì da permetterne l'accesso agli studiosi. Diverse traduzioni in francese (gruppo di ricerca CIRCE[3], dir. J.-Ch. Vegliante) e antologia di Poesie, 2015.




18)

Antonella Anedda

da 'Pelle 1- Resti' dall'antologia 'Calpestare l'oblio'

 

 'L'indifferenza è il peso morto della storia' Antonio Gramsci

Anche cadendo continua a dormire. La bocca non sente il freddo.

La raccolgono, la voltano. La nuca non trema, sta come muschio nelle mani.

Il corpo è tutto nero. Dietro ci sono le sfere dei monti, la sbarra dei lecciù

Il vapore le posa una benda di pioggia sulla schiena.

Una foglia gialla è una goccia d'unguento sulla fronte.

Prima di sgorgare il sangue si raccoglie in un catino di osso'

[Calpestare l’oblio è una antologia a cura di Argo Edizioni. Cento poeti contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblica, grande opera di poesia civile che nel novembre 2009 e nei mesi seguenti ha scatenato un acceso dibattito sui principali media nazionali]

Antonella Anedda (Anedda-Angioy), è nata a Roma da una famiglia sardo-corsa. È autrice di "Residenze invernali" (Crocetti Editore, Milano 1992), "Notti di pace occidentale" (Donzelli Editore, Roma 1999), "Il catalogo della gioia" (Donzelli Editore, Roma 2003). Ha scritto anche raccolte di traduzioni e variazioni come "Nomi distanti" (Edizioni Empirìa, Roma 1998) e raccolte di saggi o prose liriche: "Cosa sono gli anni" (Fazi Editore, Roma 1997), "La luce delle cose.




19)

Gianni Montieri

da Avremo cura, Zona, 2014

Non pensare che fosse indifferenza

la nostra piuttosto un modo di vivere

le cose così come si vivono:

tutte insieme, una per volta

La sparatoria dietro l'angolo,

la partita di calcetto, i compiti da fare

poi uscire la sera il bar la storia di tutti,

tutti tornavamo a casa per cena

*

C’era poi un disegno del morire

sui volti degli uomini seduti

davanti ai bar a guardare

passare, sollevare l’occhio

indicare all’altro e criticare

stando fermi, non cambiando

(che fosse scopa o tressette)

mai la maniera di giocare.

C’era poi un disegno del morire

sui volti degli uomini seduti

davanti ai bar a guardare

passare, sollevare l’occhio

indicare all’altro e criticare

stando fermi, non cambiando

(che fosse scopa o tressette)

mai la maniera di giocare.

Gianni Montieri è nato a Giugliano, provincia di Napoli nel 1971.

Ha pubblicato: Avremo cura (Zona, 2014) e Futuro semplice (2010). Collabora con Rivista Undici e Doppiozero. Ha un blog dove scrive di libri su Huffington Post. È stato capo redattore del litblog Poetarum Silvaper otto anni; è nel comitato scientifico del Festival dei matti.




20)

Ignazio Buttitta

 

Cantata contro la mafia 1961

La mafia non è la peste, non è la carestia

e nemmeno la guerra;

ma come la carestia, la peste

e la guerra, fa danni e semina morte.

Sicilia e mafia sunnu du' cosi

lu stissi comu diri spini e rosi;

du' cosi diffirenti pi natura

la mafia feti, e la Sicilia odura!

Li mafiosi un su' siciliani

sunnu razza bastarda comu i cani

non sunnu nostri amici e nè parenti

e in comuni non avemu nenti.

L'amici di la mafia su' certuni

all'apparenza nobili persuni

divoti di la fidi e di li santi

cu funzioni e ncarichi mpurtanti

ed hannu a Roma - evviva a capitali! -

sede fissa e quartiere generale.

Su' seculi c'ammolanu i scagghiuna

la mafia ngrassa e vuncia li primula

si mudirnizza, allarga li so riti

diventa dirigenti di partiti.

Tutti l'appalti e li cuncissioni

la mafia l'amministra e nni disponi

la mafia arrobba, la mafia siggi

la mafia suttametti a la so liggi.

La liggi di la mafia è la lupara

e a cu non piaci, la mafia ci spara

cu vidi e sapi, si non fa lu mutu

s'accatta a fossa e s'accatta u tabbutu.

P' amuri di la vita ognuno taci

e supporta la mafia in santa paci

non è omertà, non è vigliaccheria

si l'omu onestu un havi garanzia.

Lu mafiusu è garintutu e sapi

ca quannu ammazza currinu i so capi

i prutittura, li suttamarini

complici ed alliati a l'assassini

ca càncianu li carti e tempu un nenti

e l'assassinu diventa nnuccenti.

Sempre assolti: assolti per insufficienza di prove.

I cartellini pinali parranu!

Dici la mafia, si niscemu assolti

megghiu ammazzari e siminari morti

turnumu chiù rimuti a li paisi

viva la mafia e li corti d'Assisi!

Tornanu chiù timuti, si capisci

la fama avanza e lu prestigiu crisci

e la patente di “Coppula Torta”

comu un trofeu davanti la porta.

E nni li chiazzi - nsignu di rispettu -

passìanu cu lu sinnacu a brazzettu

e li parrini, pi fàrisi onuri

amici si ci fannu e cunfessuri

li fannu capi di lu cumitatu

e cunfunninu Cristu cu Pilatu.

Doppu tant'anni di sangu a timpesta

ora u guvernu dicisi l'Inchiesta

però sapemu li siciliani

ca è na farsa, e cani un mancia cani

e finirà ad opira di pupi!

Certu, c'avi a finiri ad opira di pupi

si nna "Commissione d'Inchiesta"

hannu a maggioranza i diputati e i sinatura mafiosi.

Ma i siciliani chi vonnu?

Vonnu ca la radica si tagghia

la radica, lu zuccu e la ramagghia

chi l'assassinu u chiamami assassinu

e u galantomu onesto citatine

e chi a mafia e i so amici putenti

si chiamassiru latri e dilinquenti.

E vonnu ajasari e setti celi

l'eroi di oggi e l'eroi d'aeri

l'eroi di la mafia ammazzati

pi dari ciatu a la libirtati

e fari da Sicilia e di stu celu

un paradisu nterra unicu e veru!

Ignazio Buttitta è un poeta dialettale siciliano (Bagheria, Palermo 1899). La sua poesia, d'ispirazione popolare e insieme consapevolmente letteraria, è passata dall'originario sensualismo tra arcadico e dannunziano (Sintimintali, 1923; Marabedda, 1928) ai toni epico-lirici e quasi da cantastorie della celebrazione del lavoro e delle lotte del popolo siciliano (Lu pani si chiama pani, 1954, con trad. in lingua di S. Quasimodo; La peddi nova, 1963; Lu trenu di lu soli, Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali, La vera storia di Giulianu, in unico vol., 1963). Vanno poi ricordati ancora il volume antologico Prime e nuovissime (a cura di M. Puglisi, 1983) e il lavoro teatrale Colapesce: leggenda siciliana in due tempi (1986).

Caricamento...

Ascolta le dirette

Rai Radio 1

Rai Radio 2

Rai Radio 3

Rai Radio Tutta Italiana

Rai Radio Classica

Rai Radio Techetè

Rai Radio Live

Rai Radio Kids

Rai Isoradio

Rai Radio GR Parlamento

Rai Radio 1 Sport

Rai Radio 2 Indie

Canali Overview

Nessun risultato per