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Tre Soldi

"Partire. Restare. Tornare - Un viaggio di sola andata nei primi 20 anni del nuovo millennio" di Marina Lalovic | "Nessuno può immaginare che cosa significhi nascere e vivere al confine fra due mondi, conoscerli e comprenderli ambedue e non poter fare nulla per riavvicinarli, amarli entrambi e oscillare fra l'uno e l'altro per tutta la vita, avere due patrie e non averne nessuna, essere di casa ovunque e rimanere estraneo a tutti, in una parola, vivere crocifisso ed essere carnefice e vittima allo stesso tempo." (Ivo Andric, Racconti di Bosnia). I primi 20 anni del nuovo millennio li ho vissuti in Italia. Ho compiuto quello che si chiama "giro di boa" dell'esistenza: metà della vita vissuta nel mio paese d'origine, la allora ex Jugoslavia, e metà vissuta qui, in Italia. Sono nata nel 1981, un anno dopo la morte di Tito, il presidente della Repubblica Federale Socialista Jugoslava, giusto in tempo per far parte dell'ultima generazione dei pionieri del maresciallo jugoslavo. La mia è anche la generazione del 2000. Ho finito il liceo subito dopo il bombardamento della NATO su Belgrado nel '99. A 20 anni di distanza mi chiedo: che cosa mi sono lasciata alle spalle, cosa mi sono persa, cosa ho tradito con la mia partenza, a cosa ho contribuito in questi 20 anni? C'è una sola appartenenza che conti? Questa è la storia di una partenza avvenuta 20 anni fa ma anche di un ritorno in una regione a 20 anni dalla fine della guerra. Un paese da dove le persone continuano ad andarsene. Il lavoro è stato realizzato durante la fellowship promossa dall'Istituto di Scienze Umane di Vienna e Erste Foundation.

Partire. Restare. Tornare

di Marina Lalovic

"Dalla vergogna all'orgoglio - 50 anni dai moti di Stonewall" di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni | All'una e venti del mattino di sabato 28 giugno 1969, un gruppo di agenti fece irruzione nello Stonewall Inn, il bar gay più famoso di New York, a Christopher Street, nel cuore del Greenwich Village. Non era la prima volta. Erano anni neri per la comunità gay americana. I rapporti omosessuali erano illegali in 49 stati su 50 e puniti con il carcere. Disconosciuti dalle famiglie, allontanati dalle scuole, impossibilitati a trovare un lavoro, molti cercavano rifugio a New York. La città era diventata il punto di arrivo per molti giovani gay da tutto il Paese; ma anche qui la vita non era facile. Bisognava fare i conti con la brutalità della polizia. Come altri bar gay, lo Stonewall, gestito dalla mafia italoamericana, era soggetto a blitz della polizia. Era un locale fuorilegge perché pur non avendo licenza offriva alcol e per giunta lo serviva ai gay. Tutte le retate avevano lo stesso copione. I poliziotti arrivavano, umiliavano i clienti del bar, li identificavano, spesso li arrestavano. A volte li trascinavano nelle toilette per verificare che gli abiti indossati corrispondessero al genere biologico. Ma quella sera d'estate accadde qualcosa. I clienti dello Stonewall - gay, lesbiche, trans, drag queen - capirono di non essere più disposti a subire umiliazioni e violenza. E si ribellarono. Iniziarono a lanciare monetine, sassi, oggetti, poi bidoni della spazzatura. Quella notte tracciò il confine tra la vergogna e l'orgoglio per la comunità gay newyorkese. Seguirono cinque giorni di proteste e sommosse, oggi conosciuti come i Moti di Stonewall. Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni – giornaliste freelance – sono tornate al Village per raccogliere la preziosa testimonianza di alcuni degli ultimi protagonisti dei Moti del '69. Ma anche per raccontare la forza propulsiva che Stonewall continua a sprigionare oggi.

Dalla vergogna all'orgoglio

di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni

"A volte non ritornano. Cercando il nonno disperso sul Don" - Un nonno disperso sul fronte russo, una ferita aperta, una nipote che non si rassegna all'oblio. Di Camilla Lattanzi | in 5 puntate più una puntata extra solo in podcast. A 76 anni dalla ritirata di Russia una nipote cerca suo nonno, soldato dichiarato disperso in Russia durante la seconda guerra mondiale. Deruvo Del Bianco 32 anni, di Carrara, dattilografo nel comando del Reparto Munizioni e Viveri del Lmo Gruppo di Artiglieria d'Armata, lascia l'Italia nel luglio del 42 per il fronte del Don e scompare a fine dicembre, durante la drammatica ritirata dell'esercito italiano, lasciando una moglie e una figlia di sette anni. Nel 2018 sua nipote Camilla, rileggendo con la madre anziana le lettere che il nonno aveva inviato dal fronte, decide di provare a cercarlo per chiudere quella ferita aperta. Che fine aveva fatto il nonno? Cosa si celava dietro l'espressione "disperso"? Dalle ricerche di archivio a quelle telefoniche; dagli incontri con ricercatori, studiosi e scrittori, alle richieste di documenti storici presso alte istituzioni militari, fino al viaggio della memoria sulle rive del Don, dove il nonno aveva trascorso l'ultimo periodo della sua vita prima di scomparire nel nulla. Il percorso segue flebili tracce che spesso non portano a nulla, a volte però il caso e la tenacia fanno affiorare indizi, strappandoli all'oblio. Un piccolo giallo storico e familiare, una cassetta degli attrezzi per chi vorrà intraprendere una ricerca simile, ma soprattutto una sfida alla rassegnazione, animata dal desiderio di ricomporre il dolore e l'angoscia che la guerra produce negli individui, nelle famiglie e nella società. Dedicato a mia madre Franca e a mia nonna Lucia, ferite a vita dalla guerra.

A volte non ritornano

di Camilla Lattanzi

"Bella tu sei qual sole - I seicentotrent'anni della Bruna" di Patrizia Giancotti | Nello spazio della sera di Radio3 dedicato all'audiodocumentario, l'antropologa Patrizia Giancotti porta il pubblico tra le vie di Matera nel giorno più lungo dell'anno, il 2 luglio, giorno della festa della Madonna della Bruna. La festa, che nell'anno di Matera Capitale Europea della Cultura ha compiuto seicentotrent'anni, inizia alle quattro del mattino con la messa "dei pastori" e con la processione tra i Sassi, e dura fino a mezzanotte inoltrata, quando, dopo il corteo di quasi cento cavalieri che scorta la statua della Madonna e dopo l'impressionante distruzione del carro trionfale, esplodono i fuochi d'artificio sull'antico borgo rupestre. La voce dei protagonisti, il suono dei mortaretti, la banda, i canti liturgici, le campane a festa, le grida della folla durante "lo strappo" del carro e i fuochi finali, sono un tuffo nella sfera sonora di una delle più emozionanti feste religiose del panorama nazionale, che non ha perso l'incanto delle sue antiche origini. Si ringraziano gli amici della Fondazione Matera Basilicata 2019, Serafino Paternoster, Emmanuele Curti, Massimiliano Burgi, Rossella Tarantino, Italo Masssari, Pietro Stori, e, in ordine di "apparizione sonora", Andrea Semplici, la corale dei Cantori Materani, Michele Plati, Bruno Caiella, la Signora Caterina con figli, nipoti e nipotini, i titolari della bancarella di Catania, Zia Rosetta, Emanuele Calculli, Marco Pelosi, Francesco Moliterni, l'Arcivescovo di Matera e Irsina don Antonio Giuseppe Caiazzo, Domenico Andrisani detto Mimì, Raffaele Pentasuglia, Valeria Zampagni, Kinsley.

Bella tu sei qual sole

di Patrizia Giancotti

"Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia" di Renato Rinaldi. Realizzato in collaborazione con ARLeF (Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane - Agenzia Regionale per la Lingua Friulana) e S.S.O. (Svet Slovenskih Organizacij - Confederazione Organizzazioni Slovene). Il 25 novembre 1999 con l'approvazione della legge n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche), la Repubblica Italiana riconosce dodici comunità linguistiche storiche parlanti idiomi diversi dall'italiano, che resta la lingua ufficiale dello stato. Di questi dodici gruppi linguistici ben tre sono presenti nel territorio del Friuli-Venezia Giulia: friulani, sloveni e germanici. Il territorio della regione Friuli-Venezia Giulia si presenta come un vero laboratorio per osservare i rapporti tra le varie minoranze linguistiche, non solo sono presenti tutte queste varianti, ma spesso si sovrappongono. Una regione che costituisce di per sé uno spazio linguistico-culturale complesso nel quale, accanto all'italiano e al friulano, convivono altri idiomi romanzi (dialetti veneti), slavi e germanici che fanno del territorio regionale un grande esempio di plurilinguismo. Inoltre ci sono situazioni particolari costituite da isole linguistiche inserite in un contesto a sua volta minoritario, nel caso dei dialetti germanici di Sauris e Timau all'interno dell'area del friulano, già minoritario rispetto all'italiano. Si può arrivare all'estremo di situazioni come quella del Tarvisiano, dove singole comunità germaniche, slovene e friulane si integrano in un quadro che vede l'utilizzo dell'italiano ufficiale come lingua franca. Nell'affrontare questa situazione complessa e delicata, assumono particolare importanza gli atteggiamenti identitari, il sentimento dei parlanti, e anche considerazioni più o meno velatamente ideologiche delle comunità coinvolte.

Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia

di Renato Rinaldi

"Visioni - Tre anni di spettatori migranti" di Luca Lotano | Estate 2016. Claudio Ranieri vince a sorpresa il campionato inglese, il 52 per cento degli elettori britannici ha appena votato per la Brexit, iniziano le olimpiadi in Brasile e sta per arrivare un terremoto che devasterà Amatrice. Nel mediterraneo continuano a morire persone dirette in Europa e in Italia sarà l'anno record degli sbarchi. Il sistema di accoglienza italiano dichiara di dover affrontare una situazione di emergenza, i centri ordinari non bastano più, così iniziano ad aprire numerosi Centri di Accoglienza Straordinaria per richiedenti asilo. Ne apre uno anche a Tor Bella Monaca, quartiere periferico romano; lì, in quei giorni, tra i quasi trecento migranti accolti nella struttura e una trentina di operatori arrivano Alagie, 19 anni, gambiano richiedente asilo appena sbarcato in Sicilia e Luca, 32 anni, insegnante di italiano per stranieri. Tutti e due entrano per la prima volta in un centro d'accoglienza, si incontrano nel salone durante i colloqui per la scuola e poi alle prime lezioni di italiano. Il 7 ottobre 2016 la scuola di italiano, su richiesta prevista dal capitolato del centro di attivare un corso di educazione alla cittadinanza, inizia un progetto di spettatorialità con Teatro e Critica e con la collaborazione di molti teatri della città, fino a firmare un'intesa con il Teatro di Roma. Dal 2016 al 2019 il progetto porterà così nuovi spettatori provenienti da più di trenta paesi diversi, a vedere ventiquattro spettacoli nei teatri romani e non solo. Intanto gli studenti imparano l'italiano, il progetto esce fuori dal centro di accoglienza, e Alagie e Luca misurano - conoscendosi - il lungo tempo di attesa per ricevere, o meno, un documento.

Visioni

di Luca Lotano

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