Benvenuto in RaiPlay Radio. Questa la legenda per navigare tra i contenuti tramite tastiera. I link principali corrispondenti alle varie sezioni del giornale sono stati associati a tasti di scelta rapida da tastiera. Premere ALT + la lettera o il numero desiderat0 + INVIO: ALT + 1 = Vai al canale Rai Radio 1
ALT + 2 = Vai al canale Rai Radio 2
ALT + 3 = Vai al canale Rai Radio 3
ALT + 4 = Vai al canale Rai Radio Tutta Italiana
ALT + 5 = Vai al canale Rai Radio Classica
ALT + 6 = Vai al canale Rai Radio Techetè
ALT + 7 = Vai al canale Rai Radio Live
ALT + 8 = Vai al canale Rai Radio Kids
ALT + 9 = Vai al canale Isoradio
ALT + 0 = Vai al canale Gr Parlamento
ALT + P = Play - ascolta la radio

Tre Soldi

"Tutto normale. Un altro sguardo sulla disabilità" di Enrichetta Alimena | In occasione della Giornata Internazionale delle persone con Disabilità indetta per il 3 dicembre 2019, "Tutto normale. Un altro sguardo sulla disabilità" racconta le storie di Giampiero, Ketty e Daniele, tre persone che lottano quotidianamente per avere una vita piena nonostante la loro disabilità. I tre protagonisti del radio-documentario di Enrichetta Alimena non sono eroi. Sono persone comuni che si scontrano con le difficoltà quotidiane e che, anche senza conoscersi, sono legate tra di loro dal desiderio, o meglio dal diritto "normale", di volere e poter fare da sé, senza dipendere da altri. Giampiero Griffo, attivista per i diritti delle persone con disabilità fin dagli anni '70 e oggi membro del DPI (Disabled People International), ci aiuta a delineare un quadro storico sul movimento delle persone con disabilità motorie. Poi c'è una ragazza che sogna di fare la musicoterapista. Si chiama Ketty e, mentre attende di veder realizzato il suo desiderio, ha trasformato la passione per la musica in un lavoro che le consente di esprimere sia la sua forza sia le sue fragilità. Infine, Daniele ci offre uno sguardo disincantato sulla disabilità raccontando con semplicità e simpatia dei suoi successi e delle sue difficoltà. Insieme a loro abbiamo incontrato anche Marco Pelliccioni, fisioterapista, che ci racconta con passione e realismo il suo lavoro.

Tutto normale. Un altro sguardo sulla disabilità

di Enrichetta Alimena

"Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia" di Renato Rinaldi. Realizzato in collaborazione con ARLeF (Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane - Agenzia Regionale per la Lingua Friulana) e S.S.O. (Svet Slovenskih Organizacij - Confederazione Organizzazioni Slovene). Il 25 novembre 1999 con l'approvazione della legge n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche), la Repubblica Italiana riconosce dodici comunità linguistiche storiche parlanti idiomi diversi dall'italiano, che resta la lingua ufficiale dello stato. Di questi dodici gruppi linguistici ben tre sono presenti nel territorio del Friuli-Venezia Giulia: friulani, sloveni e germanici. Il territorio della regione Friuli-Venezia Giulia si presenta come un vero laboratorio per osservare i rapporti tra le varie minoranze linguistiche, non solo sono presenti tutte queste varianti, ma spesso si sovrappongono. Una regione che costituisce di per sé uno spazio linguistico-culturale complesso nel quale, accanto all'italiano e al friulano, convivono altri idiomi romanzi (dialetti veneti), slavi e germanici che fanno del territorio regionale un grande esempio di plurilinguismo. Inoltre ci sono situazioni particolari costituite da isole linguistiche inserite in un contesto a sua volta minoritario, nel caso dei dialetti germanici di Sauris e Timau all'interno dell'area del friulano, già minoritario rispetto all'italiano. Si può arrivare all'estremo di situazioni come quella del Tarvisiano, dove singole comunità germaniche, slovene e friulane si integrano in un quadro che vede l'utilizzo dell'italiano ufficiale come lingua franca. Nell'affrontare questa situazione complessa e delicata, assumono particolare importanza gli atteggiamenti identitari, il sentimento dei parlanti, e anche considerazioni più o meno velatamente ideologiche delle comunità coinvolte.

Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia

di Renato Rinaldi

"Visioni - Tre anni di spettatori migranti" di Luca Lotano | Estate 2016. Claudio Ranieri vince a sorpresa il campionato inglese, il 52 per cento degli elettori britannici ha appena votato per la Brexit, iniziano le olimpiadi in Brasile e sta per arrivare un terremoto che devasterà Amatrice. Nel mediterraneo continuano a morire persone dirette in Europa e in Italia sarà l'anno record degli sbarchi. Il sistema di accoglienza italiano dichiara di dover affrontare una situazione di emergenza, i centri ordinari non bastano più, così iniziano ad aprire numerosi Centri di Accoglienza Straordinaria per richiedenti asilo. Ne apre uno anche a Tor Bella Monaca, quartiere periferico romano; lì, in quei giorni, tra i quasi trecento migranti accolti nella struttura e una trentina di operatori arrivano Alagie, 19 anni, gambiano richiedente asilo appena sbarcato in Sicilia e Luca, 32 anni, insegnante di italiano per stranieri. Tutti e due entrano per la prima volta in un centro d'accoglienza, si incontrano nel salone durante i colloqui per la scuola e poi alle prime lezioni di italiano. Il 7 ottobre 2016 la scuola di italiano, su richiesta prevista dal capitolato del centro di attivare un corso di educazione alla cittadinanza, inizia un progetto di spettatorialità con Teatro e Critica e con la collaborazione di molti teatri della città, fino a firmare un'intesa con il Teatro di Roma. Dal 2016 al 2019 il progetto porterà così nuovi spettatori provenienti da più di trenta paesi diversi, a vedere ventiquattro spettacoli nei teatri romani e non solo. Intanto gli studenti imparano l'italiano, il progetto esce fuori dal centro di accoglienza, e Alagie e Luca misurano - conoscendosi - il lungo tempo di attesa per ricevere, o meno, un documento.

Visioni - Tre anni di spettatori migranti

di Luca Lotano

Ascolta "Bruno, storia di una custodia cautelare" di Francesca Berardi | Quando ho conosciuto Bruno non sapevo perché fosse finito in carcere, non sapevo neppure quale fosse il suo vero nome. L'unica cosa di cui ero al corrente è che aveva trascorso quasi un anno in custodia cautelare nel carcere romano di Regina Coeli, per poi, cinque anni dopo, essere riconosciuto innocente. Bruno è stato ingiustamente incarcerato come sospetto membro di una banda criminale inesistente, in una caso che i media hanno raccontato con toni da gangster story. La voce di Bruno potrebbe essere quella di migliaia di persone che ogni anno in Italia vengono trattenute in carcere in attesa di un giudizio. Secondo i dati pubblicati dall'organizzazione Antigone alla fine del 2018 in Italia i detenuti in custodia cautelare erano 19.565, il 32,8% della popolazione carceraria. Un numero superiore alla media europea, che colloca l'Italia al quinto posto tra i paesi dell'UE per tasso di presunti innocenti in prigione. A finire in carcere in attesa di una sentenza sono per lo più persone economicamente o socialmente svantaggiate. Persone che una volta tornate in libertà, si trovano a dover affrontare una condizione che Bruno definisce "una prigione permanente". Questa storia fa parte di una serie di radio documentari sul tema "colpa e perdono" realizzati da autori di diverse nazionalità europee, resa possibile grazie al sostegno di Reporters in the Field, un programma della Robert Bosch Foundation. La serie sarà interamente pubblicata online nel febbraio 2020, nelle lingue originali con traduzione inglese.

Bruno, storia di una custodia cautelare

di Francesca Berardi

"Mi chiamo fuori - Il fenomeno Hikikomori e il ritiro sociale tra gli adolescenti", testi di Davide Tosco e Fabio Mancini, regia di Davide Tosco, musiche originali di Mario Conte | Mi chiamo fuori affronta il tema del ritiro sociale, fenomeno conosciuto anche come "hikikomori". Si tratta di adolescenti e giovani adulti che sviluppano una fobia nei confronti della scuola e a poco a poco smettono di frequentarla, rifiutando ogni altro contatto sociale, per ritirarsi nella propria stanza. In costante aumento in Italia, questa condizione coinvolge, secondo stime recenti, tra i 60.000 e i 100.000 casi. Spesso la reclusione domestica si accompagna all'utilizzo eccessivo di Internet e al tentativo di rifugiarsi nel mondo virtuale della rete, ma questa non è la causa semmai una conseguenza della volontà consapevole di rifiutare una società che non li rappresenta e da cui non si sentono accettati. Mi Chiamo Fuori racconta questo mondo dall'interno entrando nelle vite di giovani che vivono in completo isolamento per comprendere una realtà complessa, radicata nelle criticità del nostro tempo. Con un approccio non tipicamente giornalistico indaghiamo le dimensioni umane raccogliendo - grazie alla collaborazione dell'Associazione Hikikomori Italia, Fondazione Minotauro e l'Ospedale Regina Margherita di Torino - i diari di un gruppo di giovani hikikomori italiani. Sono loro a raccontarci la condizione del ritiro sociale, ragazzi che si chiamano fuori per scelta. Questo racconto corale alterna le singole storie personali con il parere di esperti (neuropsichiatri, sociologi, psicologi) e le esperienze dei genitori che vivono questa realtà quotidianamente cercando, spesso senza un supporto adeguato, di arginare una condizione che non sono in grado di comprendere e tanto meno di gestire. Mi chiamo Fuori è anche un documentario televisivo che sarà trasmesso da Rai 3 (all'interno del programma Doc 3) il 10 ottobre 2019 e accessibile su Rai Play con il titolo di Afraid of Failing.

Mi chiamo fuori

di Davide Tosco

"Ventimila chilometri di radici: gli emigrati lucani in Australia" di Valentina Lo Surdo | È uno spunto di cronaca che dà avvio al viaggio sulle tracce dell'emigrazione lucana in Australia: a Five Dock, sobborgo di Sydney, abitano oltre tremila sanfelesi, originari di un paesino in provincia di Potenza, San Fele appunto, che di abitanti ne conta ormai duecento in meno. Per trarre le fila dell'enorme movimento migratorio che dalla Basilicata ha portato a trasferirsi senza biglietto di ritorno decine di migliaia di persone a ventimila chilometri di distanza, si è reso necessario ricucire in una rotta traversale le lontanissime coste ovest ed est dell'Australia, con un passaggio centrale nel suo cuore aborigeno. Dalla costa ovest a Fremantle alla foresta pluviale della Daintree Forest, da Brisbane alla Sunshine Coast, dove un aborigeno noto per le sue battaglie sociali, Alan Parsons, ci ha spiegato il rapporto degli "indigeni" con la loro terra. Da Uluru a Sidney e poi a Melbourne per andare a trovare Magica Fossati, la speaker radiofonica che parla agli immigrati italiani dagli studi della SBS. Infine l'approdo a Five-Dock, a casa di Dona Di Giacomo è il primo finale di una storia che si conclude davvero proprio nel ritorno a San Fele. Il paesino da cui proviene Joe, il marito di Dona, che è pronto ad accoglierci nel giorno della festa più sentita della popolazione: San Giustino, il 30 luglio.

Ventimila chilometri di radici: gli emigrati lucani in Australia

di Valentina Lo Surdo

Caricamento...

Ascolta le dirette

Rai Radio 1

Rai Radio 2

Rai Radio 3

Rai Radio Tutta Italiana

Rai Radio Classica

Rai Radio Techetè

Rai Radio Live

Rai Radio Kids

Rai Isoradio

Rai Radio GR Parlamento

Rai Radio 1 Sport

Rai Radio 2 Indie

Canali Overview

Nessun risultato per