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Qui comincia

2019

Jazz Area di Roberto Masotti

25/05/2019

Miles Davis, Keith Jarrett, Archie Shepp, Carla Bley, Sam Rivers, Cecil Taylor, Charles Mingus, Ornette... Questi sono solo alcuni dei protagonisti che Roberto Masotti nella sua carriera ha fotografato giungendo a realizzare questa opera editoriale insieme e con la casa editrice Seipersei. "Jazz area" racchiude in se quasi 50 anni di storia di musica jazz internazionale. "Jazz area" si basa su una particolare e necessaria prospettiva autobiografica. "Jazz area" parla della vita in musica attraverso i tanti incontri diretti e le infinite occasioni di musica dal vivo. "Jazz area" analizza ed esprime l'idea stessa d'improvvisazione nel suo tipico esprimersi afro-americano e nelle sue trasformazioni europee. "Jazz area" è la lente attraverso la quale Roberto Masotti ci parla della sua lunga storia con il jazz.

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La controfigura di Luigi Lollini

24/05/2019

Rózsa. È il cognome di Eduardo, non ancora trentenne dirigente del Partito socialista operaio magiaro, o meglio, della sua organizzazione giovanile. È l'anno 1988, l'Europa è alla vigilia di sconvolgimenti epocali, ma pochi guardano l'orizzonte e capiscono. Eduardo forse è tra questi. Lo incontriamo a Bologna, dove si celebra in pompa magna il IX centenario dell'università. Rappresenta l'Ungheria a un meeting di giovani di mezzo mondo. Padre magiaro e madre boliviana, Eduardo Rózsa Flores non è il tipico burocrate d'oltrecortina: spigliato poliglotta, anticonformista, recita poesie e canta a piena voce, ammalia gli interlocutori, li attira, li trascina con sé nel suo slancio vitale, nel fervore per questi tempi che stanno per cambiare. La caduta del Muro di Berlino è vicina, la fine dell'Urss dietro l'angolo. Che farà questo giovane comunista, nell'epoca che viene? Alberto, studente dell'Alma Mater e alter ego dell'autore, trascorre con Rózsa una serata fatidica, che ricorderà per tutta la vita. «Take me / to the magic of the moment on a glory night», dirà la canzone che accompagnerà la svolta.

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Dialogo del Cappone e della Pollastra

23/05/2019

Tratto da La cena del conte de Boulainvilliers, questo dialogo tra un cappone e una pollastra è singolare. Innanzitutto si tratta di un dialogo filosofico, anche se i protagonisti non sono filosofi, ma due pennuti che stanno per essere sgozzati. Lo scenario è un pollaio. Nonostante la concitazione del momento che precede la fine della loro avventura terrena – sta per arrivare il garzone di cucina con il suo coltellaccio – riflettono sul loro destino e parlano da filosofi, passando in rassegna le teorie più accreditate sulla natura animale, riprendendo le formule delle scuole e riscrivendo una storia della filosofia alternativa, dalla parte degli animali, in cui campeggiano, come eroi del pensiero, Pitagora e Porfirio. Si tratta di un dialogo importante per vari motivi, che ci restituisce l'insuperabile capacità di Voltaire di fare della conversazione un'arte brillante e polemica.

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Non mi ricordo più Tanto Bene di Gerard Watkins

22/05/2019

Antoine D ha 96 anni e non si ricorda più il suo cognome. Sa che è uno storico. Ricorda tutti gli eventi della storia con la S maiuscola ma poco o niente ormai della sua. Si ritrova in pigiama, in uno spazio indefinito. Con lui, Didier Forbach e Céline Brest, che tra una domanda e l'altra, con grande attenzione, provano a scavare nel passato del loro ospite. Un dubbio s'insinua sulle loro identità e intenzioni reciproche. Sono medici, poliziotti, ricercatori, analisti? Vogliono aiutarlo a recuperare la memoria o a cancellarla, per alleggerire il suo spirito? E lui, Antoine, fa finta? E fra tutte, una domanda s'impone con più forza. Chi sono veramente l'uno per l'altro?

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Roberto Saviano, In mare non esistono Taxi

21/05/2019

Nel primo libro in cui l'autore dialoga con la fotografia come testimonianza della realtà, Roberto Saviano sceglie e commenta le immagini, intervista quattro grandi fotografi, analizza il loro lavoro, quello degli operatori e di tutti gli attori nel campo. Saviano analizza anche in dettaglio i casi più significativi che sono stati pubblicati sulla stampa. Da Alan a Josefa, passando per il racconto del caso Diciotti. Da dove partono i migranti? Perché sono costretti a fuggire da alcune regioni dell'Africa passando per la Libia, dove vengono trattenuti a forza nei centri di detenzione, e costretti a pagare cifre vertiginose per potersi imbarcare alla volta dei paesi europei?. Un ruolo fondamentale dal punto di vista umanitario è svolto proprio dalle ONG, definite colpevolmente "taxi del mare" e allontanate dal mare dove la loro presenza era un soccorso fondamentale, unico. Saviano dà spazio anche ai volti degli operatori di Medici Senza Frontiere che salvano le persone in mare, con i loro ritratti sul campo. Così nel libro troviamo anche una conversazione con Irene Paola Martino, infermiera della nave Bourbon Argos. "In mare aperto basta lo schiaffo di un'onda per ribaltare un'imbarcazione. In mare aperto non c'è nessuno e non c'è nessun taxi da chiamare. Raccontare tutto questo è difficile, smontare le menzogne è difficile, ma contro la bugia non c'è altra pratica che la testimonianza" scrive Saviano

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La stanza di Filippo De Pisis.

20/05/2019

"Roma, 1944. Una stanza ricca di arredi e oggetti preziosi, con quadri alle pareti, quasi tutti di un unico pittore: questa è la stanza di Filippo de Pisis. La collezione è il frutto di un sodalizio virtuoso tra pittori che dipingono e scrivono, letterati appassionati di immagini e musica, cultori delle arti e bibliofili: Luigi Vittorio Fossati Bellani ne è l'animatore" (R. Dulio). La mostra riunisce per la prima volta la collezione di opere, alcune mai esposte al pubblico, che Fossati Bellani aveva raccolto e allestito nella sua casa di Roma. L'esposizione, organizzata dal FAI a Villa Necchi Campiglio è un omaggio al collezionista e alla sua passione per l'opera di Filippo de Pisis, che amava affiancare alle raffinate tele di Antonio Antony de Witt, Ottone Rosai, Alberto Savinio. Grazie ai materiali d'archivio, alla esaustiva documentazione fotografica dell'appartamento realizzata negli anni Sessanta, prima della dispersione della collezione e all'attenta e paziente ricerca delle opere disperse, è oggi possibile apprezzare i dipinti e i disegni nel dispiegarsi della loro collocazione originaria: l'impressione è quella di entrare per la prima volta nella stanza di de Pisis.

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Musica e identità nel Novecento italiano

19/05/2019

Il caso di Gavino Gabriel (1881-1980) offre l'occasione per riconsiderare uno dei nodi più problematici ma anche più fecondi del primo Novecento musicale italiano, legato al difficile rapporto di convivenza tra la retorica del nazionalismo e una rinnovata coscienza dei valori culturali locali. Apprezzato cantore e interprete delle musiche tradizionali della sua terra d'origine, la Sardegna, Gabriel fu anche un compositore, un etnografo ante litteram e un pionieristico promotore delle tecnologie di riproduzione del suono per la documentazione scientifica e per la didattica dell'educazione musicale. Dopo un'assidua frequentazione dei cenacoli artistici e intellettuali legati alla rivista «La Voce», Gabriel avviò rapporti di collaborazione con Giuseppe Prezzolini, Gabriele d'Annunzio, Ildebrando Pizzetti, Umberto Giordano e Giovanni Gentile; partecipò al dibattito sulla costruzione dell'identità nazionale rivendicando la centralità della musica e dei patrimoni culturali, e nel 1932 divenne il primo direttore della Discoteca di Stato.

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Il Guercino. Opere da quadrerie e collezioni del Seicento

18/05/2019

L'esposizione al Forte di Bard di Aosta, attraverso una prestigiosa selezione di 50 opere, dà conto della grandezza di questo artista, tra i più rappresentativi della fase matura del Barocco. Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino (Cento 1591 – Bologna 1666), dopo aver rivolto la sua attenzione alla pittura di Dosso Dossi e dello Scarsellino, appresa la lezione cromatica di Tiziano e dei veneti, si accosta all'arte di Ludovico Carracci, derivandone uno spiccato interesse per gli effetti di luce e la resa atmosferica e sviluppando una tecnica pittorica aggiornata, senza tuttavia cancellare l'ispirazione comunque naturalistica che resta alla base della sua creazione. Il risultato delle diverse suggestioni acquisiste è uno stile unico, riconoscibile e in costante evoluzione.

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L'insonnia dello spirito

17/05/2019

Bucarest, inizio anni '30: è qui, nella "piccola Parigi" dei Balcani, che il destino di Emil Cioran interseca quello di Petre Țuțea, dando vita a un sodalizio che avrebbe sfidato il corso degli eventi e le alterne vicissitudini personali. Esponenti di spicco della "Generazione Criterion", i due pensatori romeni frequentano caffè e circoli letterari, impressionando per la loro vivacità intellettuale e la loro verve oratoria. Stesso clima di complicità a Berlino: insieme discutono del futuro della Romania. Poi però spietata interviene la Storia. Nel 1937 Cioran parte per Parigi e assiste all'Occupazione tedesca della capitale francese; Țuțea resta in patria dove subirà il calvario della persecuzione comunista.

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In Principio era l'immagine di Andrea Emo

16/05/2019

"Un filosofo deve pensare con giusto orgoglio alle reazioni (più che alle azioni) che il suo pensiero susciterà. Le reazioni a lui ignote che il suo pensiero susciterà sono la miglior parte della sua opera". Così si esprimeva Andrea Emo in una delle centinaia di pagine scritte di nascosto, al riparo da quella che lui stesso definiva la sua radicale "inettitudine" alla vita. Il suo è stato definito un "nichilismo radicale". Eppure la figura di questo pensatore troppo spesso è rimasta in ombra nel panorama dei liberi pensatori di inizio Novecento. Questa raccolta di pensieri e appunti, commentata da studiosi, intende rompere il silenzio e l'oblio attraverso i suoi pensieri più densi e fortunati sul ruolo dell'arte, sulla bellezza e sulla potenza dell'immagine nella nostra società contemporanea.

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La Cavalcata Anonima di Louis Mercier Vega

15/05/2019

Tra romanzo e realtà storica, questo racconto in gran parte autobiografico parla delle migliaia di antifascisti - italiani, spagnoli e tedeschi, ma anche ucraini, cechi e ben presto francesi - che allo scoppio della seconda guerra mondiale cercano disperatamente un modo per sfuggire a quella trappola mortale che sta diventando l'Europa. Braccati dalle dittature che hanno trionfato in patria, scoprono di doversi difendere anche da quelle democrazie liberali che pur proclamandosi antifasciste a questi rifugiati senza documenti e senza diritti riservano solo il campo d'internamento o l'espulsione. Ma anche se la situazione appare disperata, questi uomini - e queste donne - che non si arrendono agli incubi del presente sanno bene che la loro cavalcata anonima, nonostante le sconfitte, non si fermerà. Queste sono le loro storie, storie di solidarietà e fratellanza, narrate da chi era con loro e ne ha condiviso le paure e le speranze, la rabbia e la determinazione.

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Franco Fontana, Sintesi

14/05/2019

La mostra, dal titolo Sintesi, ripercorre oltre sessant'anni di carriera dell'artista modenese e traccia i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli autori della fotografia del Novecento. Le sue fotografie sono state spesso associate alla pittura astratta modernista, per la quale il colore è un elemento centrale, mentre le linee geometriche delle forme dissimulano la rappresentazione della realtà. Questo suo innovativo approccio si è imposto, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, come una carica innovatrice nel campo della fotografia creativa a colori.

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