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Qui comincia

2019

John Williams. Music for Films, Television, and the Concert Stage

20/07/2019

Solo alcuni anni fa la musica di Williams ha iniziato ad essere presa sul serio, per gli studiosi dei dipartimenti di musica e film, documenti per conferenze e tesi di dottorato. Il presente volume cerca di costruire, integrare e rivedere ciò che è stato scritto finora su Williams. Questo volume è una vasta esplorazione dell'output di Williams, che mira a mostrare la gamma della sua produzione (non solo focalizzandosi sul film) e ad analizzare la profondità della sua drammaturgia e le sue capacità compositive con casi di studio selezionati. Per realizzare questa esplorazione - che non ha la pretesa di esaustività ma di essere un'indagine accurata che possiede sia la latitudine che la profondità - è stata riunita una grande squadra di studiosi internazionali da tutto il mondo. I contributori provengono da film, media e dipartimenti musicali - per fornire una varietà di prospettive disciplinari sul lavoro di Williams.

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In viaggio di Piero Chiara

19/07/2019

Piero Chiara amava viaggiare e viaggiò molto. Lo faceva per divertimento, o per incontrare gli amici, o per il suo lavoro di scrittore, o perché attratto da un richiamo del passato, quando città antiche lo invitavano a scoprire che "la realtà era superiore ai suoi sogni". Qualunque fosse la ragione, la spinta a partire era la curiosità che lo animava di vedere nuovi paesi, gustare dal vero la bellezza di opere d'arte di cui aveva letto nei libri, capire popoli diversi. Così fu per la Spagna, il Paese che più amava («una terra dove si incontrano tutte le civiltà, dove le pietre romane fanno da base agli archi moreschi»), gli Stati Uniti (dove fu più volte, dal 1966 al 1970), la Cecoslovacchia (sulle tracce di Casanova) e naturalmente le città italiane, che rivide più volte, sempre con occhi differenti. Luoghi di cui Chiara ci ha lasciato memoria nelle cronache che soprattutto fra gli anni '50 e '60, prima del grande successo letterario, inviò ai giornali coi quali collaborava: L'Italia, Giornale del Popolo, La Prealpina, Gazzetta Ticinese. Articoli scritti per il piacere di raccontare, di descrivere città e paesi, di far rivivere personaggi storici e evocare i valori culturali delle epoche passate, ma che pure sono vere e proprie opere narrative.

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Non siamo mai stati moderni di Bruno Latour

18/07/2019

Per Latour hanno ragione i pellerossa dei western: è proprio vero che il Viso Pallido parla con lingua biforcuta. Quella scienza, quella tecnica, quella democrazia di cui andiamo tanto orgogliosi, al punto da imporle agli altri, sono state infatti costruite separando i rapporti di forza politici da quelli scientifici, ma fondando sempre la forza sulla ragione e la ragione sulla forza. Prefazione di Giulio Giorello Embrioni congelati, virus dell'aids, buco dell'ozono… questi «oggetti» rientrano nel campo della natura o della cultura? Una volta le cose erano più semplici: le scienze naturali si occupavano della natura e le discipline sociali della società. Ma questa tradizionale divisione non riesce più a rendere conto dell'attuale proliferazione di ibridi. Ne deriva un senso di angoscia che i filosofi, postmoderni, moderni o anti-moderni che siano, non riescono a placare. E se avessimo sbagliato strada? In effetti, la società «moderna» non ha mai funzionato in modo coerente con la grande scissura su cui si fonda il suo sistema di rappresentazione del mondo, che oppone radicalmente natura e cultura. I cosiddetti «moderni» non hanno mai smesso di creare ibridi e tuttavia si rifiutano di prenderli in considerazione in quanto tali. Non siamo mai stati davvero moderni, dunque, ed è proprio quel paradigma fondatore che va rimesso in discussione per capire il nostro mondo.

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A sud dell'Alameda. Diario di un'occupazione

17/07/2019

Nella zona sud di Santiago, oltre l'Alameda, la grande avenida che in modo emblematico taglia in due la città, gli studenti di un piccolo istituto privato hanno deciso di entrare in occupazione per unirsi al movimento di protesta che sta infiammando il Cile. Chiedono una scuola più giusta e democratica, dove il diritto allo studio sia alla portata di tutti. Nel giro di pochi giorni la loro vita cambia radicalmente: di fronte alle nuove responsabilità crescono gli attriti tra i compagni, il cibo scarseggia e l'organizzazione interna si fa sempre più rigida e diffidente. Tra loro c'è Nicolas, il miglior portiere della scuola. La politica non lo interessa, le lunghe assemblee lo annoiano ed è rimasto solo per Paula, o almeno crede che sia così. Mentre la scuola è in fermento e i carabinieri rispondono con la violenza alle contestazioni, dalla finestra di una casa vicina c'è qualcuno che osserva. Osserva e ricorda… Intrecciando gli stili del diario e della graphic novel, A sud dell'Alameda racconta la Rivoluzione dei Pinguini, il movimento studentesco che ha scosso la coscienza del Cile nel 2006 e nel 2011, arrivando ad occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, e che - tra partecipazione e contagioso senso civico - ha dato vita a una nuova ed emozionante pagina della storia delle rivoluzioni.

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Effetto ARAKI

16/07/2019

L'esposizione seleziona opere appartenenti a oltre venti serie prodotte dal fotografo giapponese dai primi anni sessanta ad oggi. Araki ha voluto celebrare gli oltre 50 anni di attività (è del 1965 la sua prima mostra) con una selezione di 2200 opere che ripercorre la sua lunga carriera artistica offrendo un panorama pressoché completo sulla sua sterminata produzione, assai complessa e articolata, ben oltre le immagini di bondage che l'hanno reso celebre in tutto il mondo. Molte serie –Satchin and his brother Mabo, Sentimental night in Kyoto, August, Tokyo Autumn e altre ancora - vengono presentate per la prima volta in Italia; alcune sono inedite in Europa - come Anniversary of Hokusai's Death e Gloves. La raccolta Araki's Paradise - fotografie che Araki scatta utilizzando la sua casa come un palcoscenico - è stata appositamente realizzata per Siena: un Araki dunque originale, riflessivo e emozionante che sembra voler riassumere in questa mostra la sua intera vicenda artistica e umana.

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La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci

15/07/2019

È una sequenza strepitosa di capolavori, a partire da ben 4 opere di Leonardo, quella che offre la Galleria Nazionale di Parma con la mostra "La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci". Accanto a quelle di Leonardo, il pubblico vi potrà ammirare opere di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco…, tutte riunite intorno alla affascinante Scapiliata, patrimonio del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. La mostra, organizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta e Fondazione Cariparma presso la Galleria Nazionale di Parma rientra tra quelle ufficiali del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena. Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La Scapiliata di Leonardo è forza, libertà, femminilità. In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.

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L'arte di fare il cattivo di C. Lapucci

14/07/2019

Ognuno di noi almeno una volta ha ascoltato, da bambino, fiabe che parlassero dell'Orco e qualche volta addirittura la minaccia che costui fosse pronto a venirci a prendere, se non facevamo i bravi. Ognuno se lo è dipinto a immagine delle proprie paure, attingendo però, senza rendersene conto, a quello che è un bagaglio di cultura popolare profondo e antichissimo: dai miti greci del mondo degli inferi, al folklore contadino ricco di personificazioni della natura (il vento, la tempesta, il terremoto) ed elementi magici e pagani, la figura di questo personaggio dalla gran bocca cannibale e dal fiuto sopraffino ha attraversato molte varianti di forma e di nome, delle quali l'autore ci dà conto in modo esaustivo e piacevole in questo piccolo saggio.

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Flavia Arlotta, donna e pittrice del '900

13/07/2019

Il volume riproduce ventisei dipinti e due ritratti della Arlotta eseguiti rispettivamente da Onofrio Martinelli, suo maestro e amico, e Giovanni Colacicchi, suo marito e compagno di vita. Proprio il rapporto affettivo tra Giovanni e Flavia è il filo conduttore di un'indagine che si snoda attraverso testi critici e schede illustrative. "E il 'tempo'", scrive Mario Ruffini, "che divide i loro mondi pittorici, e con esso la 'luce' e la 'musica': Giovanni avanza di getto, rapido, e con un pensiero geometrico e razionale che organizza la sua tela; Flavia invece lavora lentamente. Il suo pensiero vuole sedimentarsi come il suo colore vuole asciugarsi. I contorni sono sempre indecisi, sfumati da vedersi nella distanza, materia meno nitida che solo da lontano mostra la vera forma. Nelle opere di Flavia la luce è diffusa, morbida, conseguenza di una pittura che nasce appunto con tempi lunghi, una pittura interiore, intima". Dipinge ritratti, nature morte e paesaggi ed espone in tre mostre personali a Firenze, nel 1979, 1984 e 1998. Oltre alla pittura Flavia si dedica alla salvaguardia dell'ambiente di Firenze e dintorni. . Le sue carte sono state depositate, insieme a quelle di Giovanni Colacicchi, all'Archivio Contemporaneo "A. Bonsanti" del Gabinetto Viessieux di Firenze.

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Il Tango di Jorge Luis Borges

12/07/2019

Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell'ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all'origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi niños bien, da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l'anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l'allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.

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Sette modi di dimenticare di Aleida Assman

11/07/2019

La memoria, quella degli individui come quella delle società, è fatta non solo da quanto si ricorda ma anche e indissolubilmente da ciò che si dimentica. Ma perché e come si dimentica? Nelle sette forme elencate da Aleida Assmann l'oblio gioca un ruolo che può essere volta a volta positivo o negativo, ma sempre comunque fondamentale per organizzare il passato in memoria attiva e vivente di una collettività. Aleida Assmann, professore emerito di Letteratura inglese e Teoria generale della letteratura nell'Università di Costanza, con il Mulino ha pubblicato «Ricordare. Forme e mutamenti della memoria culturale» (nuova ed. 2015). Nel 2017 a lei e al marito Jan è stato attribuito il premio Balzan per gli studi sulla memoria collettiva.

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Atlante 1783 di Maria Giovanna Cicciari

10/07/2019

Alla fine del Settecento il territorio calabrese venne colpito da un devastante terremoto. La memoria di questo evento lontano è tuttora presente in forma di segni materici, come le ferite bianche sui crinali delle montagne e i resti di un centro abitato che nei secoli ha guadagnato una nuova vita, ma anche in immagini storiche e presenze invisibili che sotto varie forme tornano, si intrecciano e si manifestano. Presentato alla 73 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2016) ed al 47 Rotterdam film Festival. Film Riconosciuto d'interesse culturale con contributo economico del ministero dei beni e delle attività culturalii e del turismo.

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Verso il Centenario. Federico Fellini, 1920-2020

09/07/2019

Federico Fellini è una delle personalità più brillanti e significative del cinema non solo italiano: ha lasciato un segno nella cultura contemporanea, rivelando un'immaginazione che ha generato una straordinaria ricchezza visiva e narrativa. In preparazione al centenario della nascita di Federico Fellini, che ricorrerà nel 2020, una grande mostra internazionale curata da Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia con Francesca Fabbri Fellini e con la partecipazione di Simonetta Tavanti, nipote di Giulietta Masina, ripercorre le opere del grande maestro, rivivendo i testi, le scene, i personaggi dei suoi film e quindi la sua storia personale. Nelle sale dei Musei Civici verranno esposti disegni originali, costumi tra i quali quelli dei film Roma, Casanova e Amarcord, centinaia di fotografie, installazioni filmiche, testimonianze, documenti originali, manifesti dei suoi film e molti manufatti esposti per la prima volta.

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