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Qui comincia

2019

Effetto ARAKI

16/07/2019

L'esposizione seleziona opere appartenenti a oltre venti serie prodotte dal fotografo giapponese dai primi anni sessanta ad oggi. Araki ha voluto celebrare gli oltre 50 anni di attività (è del 1965 la sua prima mostra) con una selezione di 2200 opere che ripercorre la sua lunga carriera artistica offrendo un panorama pressoché completo sulla sua sterminata produzione, assai complessa e articolata, ben oltre le immagini di bondage che l'hanno reso celebre in tutto il mondo. Molte serie –Satchin and his brother Mabo, Sentimental night in Kyoto, August, Tokyo Autumn e altre ancora - vengono presentate per la prima volta in Italia; alcune sono inedite in Europa - come Anniversary of Hokusai's Death e Gloves. La raccolta Araki's Paradise - fotografie che Araki scatta utilizzando la sua casa come un palcoscenico - è stata appositamente realizzata per Siena: un Araki dunque originale, riflessivo e emozionante che sembra voler riassumere in questa mostra la sua intera vicenda artistica e umana.

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La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci

15/07/2019

È una sequenza strepitosa di capolavori, a partire da ben 4 opere di Leonardo, quella che offre la Galleria Nazionale di Parma con la mostra "La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci". Accanto a quelle di Leonardo, il pubblico vi potrà ammirare opere di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco…, tutte riunite intorno alla affascinante Scapiliata, patrimonio del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. La mostra, organizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta e Fondazione Cariparma presso la Galleria Nazionale di Parma rientra tra quelle ufficiali del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena. Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La Scapiliata di Leonardo è forza, libertà, femminilità. In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.

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L'arte di fare il cattivo di C. Lapucci

14/07/2019

Ognuno di noi almeno una volta ha ascoltato, da bambino, fiabe che parlassero dell'Orco e qualche volta addirittura la minaccia che costui fosse pronto a venirci a prendere, se non facevamo i bravi. Ognuno se lo è dipinto a immagine delle proprie paure, attingendo però, senza rendersene conto, a quello che è un bagaglio di cultura popolare profondo e antichissimo: dai miti greci del mondo degli inferi, al folklore contadino ricco di personificazioni della natura (il vento, la tempesta, il terremoto) ed elementi magici e pagani, la figura di questo personaggio dalla gran bocca cannibale e dal fiuto sopraffino ha attraversato molte varianti di forma e di nome, delle quali l'autore ci dà conto in modo esaustivo e piacevole in questo piccolo saggio.

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Flavia Arlotta, donna e pittrice del '900

13/07/2019

Il volume riproduce ventisei dipinti e due ritratti della Arlotta eseguiti rispettivamente da Onofrio Martinelli, suo maestro e amico, e Giovanni Colacicchi, suo marito e compagno di vita. Proprio il rapporto affettivo tra Giovanni e Flavia è il filo conduttore di un'indagine che si snoda attraverso testi critici e schede illustrative. "E il 'tempo'", scrive Mario Ruffini, "che divide i loro mondi pittorici, e con esso la 'luce' e la 'musica': Giovanni avanza di getto, rapido, e con un pensiero geometrico e razionale che organizza la sua tela; Flavia invece lavora lentamente. Il suo pensiero vuole sedimentarsi come il suo colore vuole asciugarsi. I contorni sono sempre indecisi, sfumati da vedersi nella distanza, materia meno nitida che solo da lontano mostra la vera forma. Nelle opere di Flavia la luce è diffusa, morbida, conseguenza di una pittura che nasce appunto con tempi lunghi, una pittura interiore, intima". Dipinge ritratti, nature morte e paesaggi ed espone in tre mostre personali a Firenze, nel 1979, 1984 e 1998. Oltre alla pittura Flavia si dedica alla salvaguardia dell'ambiente di Firenze e dintorni. . Le sue carte sono state depositate, insieme a quelle di Giovanni Colacicchi, all'Archivio Contemporaneo "A. Bonsanti" del Gabinetto Viessieux di Firenze.

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Il Tango di Jorge Luis Borges

12/07/2019

Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell'ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all'origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi niños bien, da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l'anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l'allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.

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Sette modi di dimenticare di Aleida Assman

11/07/2019

La memoria, quella degli individui come quella delle società, è fatta non solo da quanto si ricorda ma anche e indissolubilmente da ciò che si dimentica. Ma perché e come si dimentica? Nelle sette forme elencate da Aleida Assmann l'oblio gioca un ruolo che può essere volta a volta positivo o negativo, ma sempre comunque fondamentale per organizzare il passato in memoria attiva e vivente di una collettività. Aleida Assmann, professore emerito di Letteratura inglese e Teoria generale della letteratura nell'Università di Costanza, con il Mulino ha pubblicato «Ricordare. Forme e mutamenti della memoria culturale» (nuova ed. 2015). Nel 2017 a lei e al marito Jan è stato attribuito il premio Balzan per gli studi sulla memoria collettiva.

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Atlante 1783 di Maria Giovanna Cicciari

10/07/2019

Alla fine del Settecento il territorio calabrese venne colpito da un devastante terremoto. La memoria di questo evento lontano è tuttora presente in forma di segni materici, come le ferite bianche sui crinali delle montagne e i resti di un centro abitato che nei secoli ha guadagnato una nuova vita, ma anche in immagini storiche e presenze invisibili che sotto varie forme tornano, si intrecciano e si manifestano. Presentato alla 73 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2016) ed al 47 Rotterdam film Festival. Film Riconosciuto d'interesse culturale con contributo economico del ministero dei beni e delle attività culturalii e del turismo.

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Verso il Centenario. Federico Fellini, 1920-2020

09/07/2019

Federico Fellini è una delle personalità più brillanti e significative del cinema non solo italiano: ha lasciato un segno nella cultura contemporanea, rivelando un'immaginazione che ha generato una straordinaria ricchezza visiva e narrativa. In preparazione al centenario della nascita di Federico Fellini, che ricorrerà nel 2020, una grande mostra internazionale curata da Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia con Francesca Fabbri Fellini e con la partecipazione di Simonetta Tavanti, nipote di Giulietta Masina, ripercorre le opere del grande maestro, rivivendo i testi, le scene, i personaggi dei suoi film e quindi la sua storia personale. Nelle sale dei Musei Civici verranno esposti disegni originali, costumi tra i quali quelli dei film Roma, Casanova e Amarcord, centinaia di fotografie, installazioni filmiche, testimonianze, documenti originali, manifesti dei suoi film e molti manufatti esposti per la prima volta.

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LUCIO FONTANA La sua ombra lunga, quelle tracce non cancellate

08/07/2019

L'esposizione si propone di evidenziare, in un periodo compreso tra la fine degli anni quaranta e il 1968, quelle tematiche che più hanno rappresentato un nuovo modo di concepire l'arte di Lucio Fontana partendo da un corpus rilevante di circa trenta opere dell'artista, tra tele, ceramiche e carte. Nei celebri Concetti spaziali di Lucio Fontana, in cui materia, dinamismo e artificio si coniugano alla fede nelle nuove scoperte della scienza e della tecnica, prende forma lo Spazialismo, in grado di coinvolgere e influenzare generazioni di artisti. Tra questi anche alcuni futuri maestri, capaci di approfondire e innovare le sue intuizioni nella creazione di nuovi linguaggi. La ricerca del Maestro rappresenta, per molti aspetti, un vero e proprio incipit dell'arte contemporanea, un luogo imprescindibile che, secondo molteplici declinazioni, ha ispirato alcuni tra i linguaggi artistici più importanti che dagli anni cinquanta del secolo scorso giungono sino a oggi. Tema centrale della mostra è quindi l'indagine di alcune tra le più rilevanti poetiche che, partendo da Fontana, possono rappresentarne una continuità di ricerca. La "sua lunga ombra" può così divenire uno strumento per comprendere alcuni aspetti fondamentali dell'arte e indicare una linea di studi aperta sul futuro

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Armida da Tasso A Rossini di Domenico Chiodo

07/07/2019

Il manuale intitolato Il materiale e l'immaginario: se lo si consulta alle pagine dedicate alla Gerusalemme liberata si può leggere che del poema «l'argomento è la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati nel 1099» e che «Tasso scelse un argomento con caratteri non eruditi ma di attualità e a forte carica ideologica. Lo scontro fra l'Occidente cristiano e l'Islam - il tema della crociata - si rinnovava infatti per la minaccia dell'espansionismo turco in Europa e nel Mediterraneo». Tale immagine del poema consegnata alle attuali generazioni può conservarsi soltanto a patto, come di fatto è, che non ne sia proprio prevista la lettura e viene da chiedersi che cosa avrebbero pensato di tali affermazioni gli europei dei secoli XVII e XVIII, ovvero dei secoli in cui la Liberata era lettura immancabile per qualunque europeo mediamente colto. Fino a che lo si è letto il poema tassiano era considerato il poema dell'amore di Olindo per Sofronia, degli incanti della selva di Saron, del triangolo amoroso Erminia Tancredi Clorinda, ma soprattutto il poema dell'amore tra Rinaldo e Armida, non certo il poema della crociata.

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Non mi puoi cancellare dalla tua memoria

06/07/2019

L'incontro tra Stefan Zweig (Vienna 1881-Petropolis 1942) e Benno Geiger (Rodaun 1882-Venezia 1965) avviene appena varcata la soglia del '900, secolo di cui i due amici nelle lettere che si scambiano nell'arco di 35 anni si fanno rappresentanti sintomatici, ambasciatori presaghi del finire di un'era. Tra la Vienna degli ultimi valzer imperiali e la Venezia degli ultimi carnevali, tra la Berlino di Borgese e la chiassosa Parigi dei flâneur urbani, tra la Salisburgo del festival e della musica e la piccola Rodaun di Hofmannsthal si snodano le pagine di un dialogo talvolta esaltato, talvolta esacerbato, esasperato proprio perché collocato sull'estremo bordo di un mondo che va disgregandosi. Una corrispondenza poco conosciuta che riflette una realtà complessa, eterogenea e mutevole, vicina all'essenza della letteratura stessa.

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La pace degli alveari di Alice Rivaz

05/07/2019

"Credo di non amare più mio marito". Così si apre il diario segreto di Jeanne Bornand, moglie e lavoratrice, donna che è stata amante e amata e che si ritrova, ancora giovane ma vicina a non esserlo più, faccia a faccia con la sua estraneità alla vita cui le sue scelte l'hanno condotta. A finire implacabilmente sotto accusa è il matrimonio, nella sua prosaicità, nel suo insanabile scollamento dall'amore, ma una volta cominciato sembra che Jeanne non riesca più a fermarsi. L'intera società degli uomini, di cui le donne sono al tempo stesso vittime e complici, finisce sotto la sua critica spietata, tanto più feroce perché tinta della più lucida ironia. Quello che non si è perdonato a questo romanzo, uscito due anni prima deIl secondo sesso, è probabilmente la sua efficacia nel ridicolizzare i miti, i rituali e le manifestazioni esteriori del sistema di valori maschile, mentre lo attacca dalle fondamenta. Con una prosa leggera e appuntita come una freccia, Alice Rivaz getta l'intera storia dell'umanità sotto una luce diversa partendo da piccoli fatti quotidiani, apparentemente irrilevanti, come l'acquisto di un cappello nuovo.

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