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Maturadio

Storia

Ascolta 01 L'unità d'Italia e l'unificazione della Germania

01 L'unità d'Italia e l'unificazione della Germania

02/06/2020

Nella seconda metà dell'Ottocento, nel giro di un decennio – tra il 1861 e il 1871 - le due unificazioni nazionali che avvengono in Italia e in Germania danno inizio ad una nuova epoca della storia europea, facendo tramontare definitivamente i rapporti di forza tra gli Stati stabilito nel 1815 al Congresso di Vienna.

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Ascolta 02 Le sfide del Regno d'Italia

02 Le sfide del Regno d'Italia

02/06/2020

Il Regno d'Italia dal 1861 in poi deve affrontare tante questioni urgenti: l'arretratezza economica, lo squilibrio tra le regioni del Nord e del Sud, la mancanza di infrastrutture, l'analfabetismo di gran parte della popolazione. "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani" bisogna cioè creare una comunità di cittadini che si riconoscano in una lingua comune e in un sentimento d'identità nazionale. Tra il 1861 e il 1876 governa la Destra storica che reprime con la forza il fenomeno del brigantaggio nel meridione e in politica estera, grazie all'alleanza con la Prussia contro l'Austria e contro la Francia di Napoleone III, completa l'unità d'Italia con l'acquisizione del Veneto (1866) e l'occupazione di Roma, che diventa capitale del Regno d'Italia nel 1870. Nel 1892 nasce il Partito Socialista italiano. Dal 1876 il governo italiano passa nelle mani della Sinistra storica di Agostino De Pretis e Francesco Crispi. Il tentativo di conquistare l'Etiopia per farne una colonia italiana, fallisce nel 1896 con una sonora sconfitta ad Adua.

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Ascolta 03 La seconda rivoluzione industriale e la società di massa

03 La seconda rivoluzione industriale e la società di massa

02/06/2020

Negli ultimi anni dell'Ottocento, inizia un periodo di grande incremento ed espansione della produzione globale, favorito da nuove scoperte scientifiche e tecnologiche: la seconda rivoluzione industriale. La crescita economica della produzione e dei consumi favorisce un profondo cambiamento anche nella struttura sociale: si afferma la società di massa, nascono i partiti socialisti che rappresentano la voce e i diritti delle classi lavoratrici e si avvia un processo di democratizzazione dei sistemi politici europei.

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Ascolta 04 L'Europa, l'imperialismo e le nuove potenze

04 L'Europa, l'imperialismo e le nuove potenze

02/06/2020

All'inizio del Novecento, l'assetto geopolitico dell'Europa è dominato da quattro imperi - austro-ungarico, ottomano, russo e tedesco - e dalle due principali potenze coloniali, Francia e Gran Bretagna. In questo periodo tutte le potenze europee, anche quelle con una minore rilevanza politica - l'Italia, il Belgio, la Spagna - attuano una politica coloniale e imperialistica spartendosi anche con Stati Uniti e Giappone, il controllo di gran parte del mondo.

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Ascolta 05 L'Italia giolittiana

05 L'Italia giolittiana

02/06/2020

Giovanni Giolitti domina la scena politica italiana del primo quindicennio del Novecento. Durante i suoi governi, basati su un programma di compromesso sociale tra borghesia liberale, ceti produttivi e socialisti riformisti, si verifica la modernizzazione politica e sociale dell'Italia. Giolitti affronta il risanamento del bilancio, investendo nelle infrastrutture e modernizzando l'agricoltura, punta a migliorare le condizioni di vita della popolazione avviando la riforma scolastica e limitando le ore di lavoro e concede il diritto di voto a tutti i maschi maggiorenni anche se analfabeti (suffragio universale maschile). IL sistema politico giolittiano tramonta all'inizio del 1914 quando, ormai alla vigilia dello scoppio della grande guerra, esplodono i nazionalismi, le rivendicazioni sindacali e le lotte sociali legate al sempre più profondo divario tra Nord e Sud del paese.

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Ascolta 06 La Belle Époque e il fragile equilibrio europeo

06 La Belle Époque e il fragile equilibrio europeo

02/06/2020

Con il termine Belle époque si definisce il periodo che va dall'ultimo decennio dell'Ottocento alla vigilia della Prima guerra mondiale, scoppiata nel 1914. L'espressione epoca bella descrive bene i due decenni, precedenti alla deflagrazione mondiale, come un'età dell'oro caratterizzata dalla crescita economica, dal progresso, dall'ottimismo e dalla pace. In realtà furono anni anche pieni di contraddizioni, con luci e ombre. La nascita della società di massa favorì anche l'esplosione di conflitti sociali e la crisi dei modelli tradizionali. Il sistema politico liberale fu messo a dura prova da nazionalismo e imperialismo che influenzarono tutte le potenze europee e prepararono il terreno per la catastrofe della grande guerra.

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Ascolta 07 La prima guerra mondiale

07 La prima guerra mondiale

02/06/2020

Il 28 giugno 1914, l'assassinio a Sarajevo dell'Arciduca Francesco Ferdinano, erede dell'impero austriaco, è la scintilla che innesca lo scoppio della grande guerra. Inizialmente si fronteggiano due schieramenti: le potenze dell'Intesa – Francia, Gran Bretagna e Russia – e quelle degli Imperi centrali – Germania e Austria Ungheria. Il conflitto si trasforma presto in una guerra di trincea sia lungo il fronte occidentale, sia lungo quello orientale. Il 24 maggio 1915, dopo un cambio di alleanze, anche l'Italia entra in guerra a fianco dell'Intesa dopo un acceso dibattito tra neutralisti e interventisti. Il fronte italiano si attesta tra Trentino e Friuli. Il 1917 è l'anno di svolta: la Russia, dove nel frattempo scoppia la rivoluzione bolscevica, si ritira e firma la pace separata di Brest-Litovsk ma a fianco delle potenze dell'Intesa, entrano in guerra gli Stati Uniti. Nel 1918 la Germania sconfitta firma la pace e l'Impero austroungarico di dissolve. L'Italia dopo la disfatta di Caporetto nel novembre 1917, vince la battaglia finale di Vittorio Veneto. Anche l'Impero ottomano si disintegra. A Versailles nel 1919 i vincitori dettano le loro condizioni di pace ai vinti.

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Ascolta 08 La Rivoluzione Russa

08 La Rivoluzione Russa

02/06/2020

1917: Il crollo del regime autocratico degli Zar, l'assalto al Palazzo d'Inverno di Pietrogrado e la presa del potere dei bolscevichi guidati da Lenin.

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Ascolta 09 Le conseguenze della prima guerra mondiale

09 Le conseguenze della prima guerra mondiale

02/06/2020

Finita la grande guerra l'Europa è ferita, distrutta e sfiancata anche dalla pandemia influenzale della spagnola che contagia un terzo della popolazione mondiale uccidendo, tra il 1918 e il 1920, da 20 a 50 milioni di persone. Il 18 gennaio 1919 si apre a Versailles la Conferenza di Pace di Parigi alla quale partecipano tutti i rappresentanti dei paesi vincitori: Francia, Regno Unito, Italia, Stati Uniti e Giappone. Il presidente degli Usa, Woodrow Wilson presenta il suo programma di pace e di nuovo ordine mondiale riassunto in quattordici punti tra i quali spicca il principio di autodeterminazione dei popoli e del rispetto del principio di nazionalità come base per i futuri assetti europei. La Germania, che in quanto sconfitta non partecipa all'incontro di Versailles, viene considerata come la principale responsabile della guerra ed è costretta a subire condizioni punitive particolarmente umilianti: cessione di territori, smilitarizzazione e pagamento di esorbitanti riparazioni di guerra. A Versailles, la trattativa di pace, è molto complessa: risolve molte questioni ma alimenta anche futuri conflitti e nazionalismi. In Italia, che pure ha ottenuto il Trentino, l'Alto Adige, Istria e Trieste c'è delusione per non aver ricevuto anche la Dalmazia e Fiume. Si diffonde il mito della vittoria mutilata, cavalcato dal poeta Gabriele D'Annunzio che da vita all'impresa di Fiume. Rancori e conflitti nazionalistici preparano il terreno all'ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania.

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Ascolta 10 L'Europa tra le due guerre mondiali

10 L'Europa tra le due guerre mondiali

02/06/2020

Il periodo tra le due guerre mondiali, poco più che un ventennio, fu in Europa una stagione attraversata da nuovi fermenti culturali in tutte le arti: letteratura, arti figurative, musica e cinema. All'abisso della morte vissuto nella grande guerra, molti artisti risposero creando un nuovo linguaggio che rompeva con le convenzioni culturali tradizionali. Dalla realtà vista con gli occhi dei surrealisti francesi o dello spagnolo Pablo Picasso alla riflessione sulla crisi del soggetto e della frammentazione dell'identità individuale nelle opere di James Joyce, Marcel Proust, Franz Kafka. Dall'esplorazione dell'inconscio di Sigmund Freud che fonda a Vienna la psicoanalisi all'impegno politico e rivoluzionario del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, che scrive opere per teatri non ufficiali ed è un militante comunista. C'è ovunque un desiderio di rottura con il passato e l'aspirazione a rinnovare il mondo dando il proprio contributo artistico. Dal punto di vista politico, mentre in Francia e in Inghilterra si stabilizzano pur tra mille difficoltà i sistemi democratici, e in Italia si afferma il fascismo di Mussolini, in Germania nasce la Repubblica di Weimar, la cui esperienza sarà tormentata da un'instabilità politica ed economica tale da consentire l'ascesa al potere di Adolf Hitler.

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Ascolta 11 L'avvento del fascismo in Italia

11 L'avvento del fascismo in Italia

02/06/2020

Nel dopoguerra l'Italia si trovò in una crisi profonda, lacerata da tensioni sociali, politiche ed economiche. Tra l'esasperazione dl nazionalismo provocata dal mito della vittoria mutilata e la crescita notevole dei partiti di massa, come il partito socialista e il partito popolare, nacque nel 1919 a Milano un nuovo movimento politico fondato da Benito Mussolini: i Fasci italiani di combattimento. Attraverso l'uso sistematico della violenza squadrista che colpiva i lavoratori - operai e contadini -, i Fasci – dal 1921 divenuti Partito nazionale fascista (PNF) - riuscirono a interpretare la reazione conservatrice delle classi dirigenti italiane preoccupate esclusivamente di arginare lo spettro della rivoluzione socialista. In nome dell'ordine sociale, nel 1921 Mussolini entrò in Parlamento con il PNF e nell'ottobre del 1922 diede vita alla Marcia su Roma, un vero e proprio colpo di Stato, legittimato dal Re Vittorio Emanuele III che affidò proprio a Mussolini l'incarico di formare un nuovo governo di coalizione a guida fascista. Tra il 1922 e 1924, Mussolini fece approvare una nuova legge elettorale maggioritaria che gli consentì nel 1924, in un clima crescente di violenze, intimidazioni e brogli, di vincere le elezioni. Il socialista Giacomo Matteotti denunciò pubblicamente i brogli elettorali e fu rapito e ucciso dai fascisti. Con il discorso alla Camera del 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse la responsabilità morale dell'assassinio di Matteotti e con le leggi fascistissime che impose subito dopo, inaugurò la sua dittatura.

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Ascolta 12 L'Italia fascista

12 L'Italia fascista

02/06/2020

Subito dopo il discorso alla Camera del 3 gennaio 1925, Mussolini cominciò a costruire le basi della sua dittatura attraverso le leggi fascistissime, norme repressive che sospendevano le libertà costituzionali, scioglievano i sindacati e tutti i partiti d'opposizione, proibivano gli scioperi e la libertà di stampa e istituivano un vero e proprio stato di polizia. La dittatura fascista si rafforzò attuando una politica economica protezionistica, risolvendo la controversia tra Stato e Chiesa con i Patti Lateranensi del 1929 e dedicandosi all'organizzazione del consenso fascistizzando la società. In politica estera, Mussolini impresse una svolta imperialista, conquistando l'Etiopia nel 1935. Per questo l'Italia subì sanzioni internazionali e si avvicinò sempre più alla Germania di Hitler. Nel frattempo, nel novembre del 1938 furono approvate in Italia le leggi razziali antiebraiche che, anche grazie a un retroterra culturale non estraneo all'antigiudaismo cattolico, furono applicate con grande solerzia escludendo da un giorno all'altro, dalla vita civile e politica del paese, oltre 50 mila ebrei italiani. Le leggi razziali contribuirono a rafforzare il carattere totalitario del regime e a legarlo sempre di più alla Germania nazista, con cui l'Italia firmò il Patto d'Acciaio nel 1939.

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