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Gettoni di Letteratura

Giorgio Scerbanenco

Giorgio Scerbanenco 1 | Il ragazzo di Kiev

10/06/2019

"Scerbanenco siede davanti alla sua macchina per scrivere. L'ora in cui tanti operai, tanti impiegati iniziano il loro lavoro. Infila un foglio nel rullo della macchina. Poi guarda il foglio, la macchina, guarda il gatto che imperversa su poltrone e tappeti di casa: pensa. La trama di un suo romanzo sta tutta in una cartellina, al massimo due, si tratta di rapidi appunti sommari, appena un abbozzo di quello che dovrà accadere. Tutto il resto Scerbanenco ce l'ha in testa…. Prende a battere sui tasti con regolarità. Non ha più pentimenti o esitazioni. E così va avanti. Tre o quattro ore ogni mattina, tre o quattro cartelle all'ora"

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Giorgio Scerbanenco 2 | Mille identità

11/06/2019

«Mi chiamo Giorgio Scerbanenco. Vivo da 18 anni in Italia e sono italiano. Ho scritto novelle, un romanzo, una commedia per la radio. Ho ventisette anni. Ho molti difetti, ma nessuno li conosce meglio di me. Devo scrivere un romanzo intitolato Ruolino di Marcia: mille pagine, centinaia di personaggi, un capolavoro, ma morirò senza avere avuto il tempo di scriverlo». Così si descrive, lo scrittore, nel 1937.

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Giorgio Scerbanenco 3 | In esilio

12/06/2019

«Milano era bella per chi sapeva apprezzarla, bella nelle grandi vie nuove e nelle piccole, che rammentavano antichi comuni medievali, d'autunno quando un velo di fanghiglia ricopre le strade, svela il rosso cotto delle pietre delle strade; di primavera quando un cielo latteo azzurro sembra una bandiera di velo che pesa dall'alto, stesa ad asciugare. Al mattino quando passano i tranvai carichi di operai e impiegati; verso sera, quando corso Vittorio è affollato di gente che cammina piano e sfoggia le ultime giacche, le ultime pettinature».

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Giorgio Scerbanenco 4 | Venere privata

13/06/2019

«Arrivai a Milano senza un soldo e che sparacchiavano ancora, parlavano ancora di "far fuori". Ma questa volta avevo molti amici a Milano. Milano mi era già amica, non era come la prima volta che vi ero venuto da Roma. In poche settimane ebbi tutto, soldi e lavoro».

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Giorgio Scerbanenco 5 | Un paio di pernod 

14/06/2019

4 febbraio: Non mi sono forse mai odiato come questa sera. Odio veramente me stesso, la mia debolezza, soprattutto, l'incapacità psicologica, filosofica di strangolare un mio simile, ove questo occorra. Odio la mollezza intellettualistica che mi pervade, il vivere per concetti pensati, senza curarsi delle azioni vissute. Odio l'estrema volta economica della mia vita, per cui sono sempre schiavo di chi mi dà da vivere. E odio infine la capacità di vedere tutto questo. Almeno non lo vedessi...

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