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Ando Gilardi e la storia sociale della fotografia

L’ho conosciuto bene Ando Gilardi… mi è stato amico e maestro… ci siamo frequentati per quasi vent’anni… scambiati lettere, opi¬nioni, invettive sull’uso politico o poetico della fotografia… lo andavo a trovare una o due volte l’anno… lassù nei boschi dove aveva fatto il partigiano, in quella casa in fondo al paese… colorata delle sue opere sparse dappertutto… si mangiava qualcosa con Lucia¬na, sua moglie, e poi ci si rinchiudeva nella sua stanza/studio… fascinosa… piena di cose, libri, stampe digitali delle sue fotografie surreali… accendevo il registratore e fermavo nel tempo le nostre lunghe discussioni sulla politica, la fotografia, la Shoah, la resi¬stenza sociale… eretico dell’eresia, sosteneva, a ragione, che per chi scrive o fotografa a un certo grado di qualità è sempre aperto il reparto degli incurabili dell’utopia… quindi — “Meglio ladro che fotografo”, diceva.
dal sito del fotografo Pino Bertelli

Ando Gilardi, nato nel 1921 ad Arquata Scrivia in provincia di Alessandria, nato Aldo, poi ribattezzato Ando da partigiano, è stato fotografo, giornalista, storico e critico della fotografia, noto per la sua riflessione sulla valenza e sul potere dello scatto quale documento sociale.
Ando GIlardi fu tra l'altro tra i fotografi che seguirono De Martino nei suoi viaggi nel Sud Italia. Notissima la fotografia (che potete vedere come copertina della nostra galleria) dal titolo Lucania 1957: un uomo con la moglie su  di un asino, ancora e per tanti anni un mezzo di locomozione  importante delle regioni più remote del Sud Italia e di quelle montane del Nord. L’interesse di Ando Gilardi per la fotografia nasce nell’immediato dopoguerra quando, rientrato a Genova dopo aver passato con i partigiani il periodo del conflitto, fu assunto nel laboratorio di riproduzione fotografica dalla Commissione Interalleata per la Documentazione dei Crimini di Guerra a supporto del processo di Norimberga. Fu poi giornalista de L’Unità, Vie Nuove e anche del settimanale sindacale Lavoro. Proprio per Lavoro Gilardi iniziò a realizzare i servizi fotografici a supporto visivo per i suoi articoli di inviato in Italia, fra il 1950 e il 1962.
La sua Storia sociale della fotografia,uscita nel 1976, fu il primo tentativo,peraltro ben riuscito perché il libro venne ripubblicato più volte, di creare un testo di storia della fotografia che allora mancava in Italia, cui Gilardi aggiunse la parola sociale, come era  proprio allora di chi si occupava della fotografia come testimonianza storica e appunto sociale.

A cura di Francesca Vitale
 

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