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Diversità e normalità nelle fotografie di Diane Arbus

Quelli che nascono mostri sono l'aristocrazia del mondo dell'emarginazione... Quasi tutti attraversano la vita temendo le esperienze traumatiche. I mostri sono nati insieme al loro trauma. Hanno superato il loro esame nella vita, sono degli aristocratici. Io mi adatto alle cose malmesse. Non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io.
D. Arbus

Il 14 marzo del 1923 nasceva Diane Arbus, fotografa americana le cui immagini sono consegnate alla Storia della fotografia e sono tutte molto note tra chi ha amato questa artista newyorkese, morta suicida nel 1971 e che ha rivoluzionato la fotografia sia nella scelta dei contenuti che nel modo di vivere il rapporto con i suoi oggetti/soggetti fotografici: la fotografia e il ruolo del fotografo. Si potrebbe definire un’ antropologa dell’immagine Diane Arbus, attenta sia al mondo della marginalità, dei cosiddetti mostri, sia a quello della normalità quotidiana. E tra i due mondi non erge muri e confini definiti e definitivi, neanche con la propria interiorità. Diane Arbus ritrae infatti personaggi del circo, down, giganti, nani, travestiti; ma anche le famiglie americane in passeggiata, i bambini nei parchi e i gemelli la cui serie è sicuramente una delle più complete e famose che ci ha lasciato.

Con i suoi personaggi deformi e border line la Arbus ci offre l’altra faccia del sogno americano: il Paese dei miti kennediani, delle lotte per i diritti civili o contro la guerra del Vietnam, aveva un ventre molle o meglio deforme nel quale affonda la sua macchina fotografica.
R. Moliterni (‘’La Stampa’’, 2012) 

a cura di Francesca Vitale
 

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