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Tre soldi

Mi chiamo fuori

"Mi chiamo fuori - Il fenomeno Hikikomori e il ritiro sociale tra gli adolescenti", testi di Davide Tosco e Fabio Mancini, regia di Davide Tosco, musiche originali di Mario Conte | Mi chiamo fuori affronta il tema del ritiro sociale, fenomeno conosciuto anche come "hikikomori". Si tratta di adolescenti e giovani adulti che sviluppano una fobia nei confronti della scuola e a poco a poco smettono di frequentarla, rifiutando ogni altro contatto sociale, per ritirarsi nella propria stanza. In costante aumento in Italia, questa condizione coinvolge, secondo stime recenti, tra i 60.000 e i 100.000 casi. Spesso la reclusione domestica si accompagna all'utilizzo eccessivo di Internet e al tentativo di rifugiarsi nel mondo virtuale della rete, ma questa non è la causa semmai una conseguenza della volontà consapevole di rifiutare una società che non li rappresenta e da cui non si sentono accettati. Mi Chiamo Fuori racconta questo mondo dall'interno entrando nelle vite di giovani che vivono in completo isolamento per comprendere una realtà complessa, radicata nelle criticità del nostro tempo. Con un approccio non tipicamente giornalistico indaghiamo le dimensioni umane raccogliendo - grazie alla collaborazione dell'Associazione Hikikomori Italia, Fondazione Minotauro e l'Ospedale Regina Margherita di Torino - i diari di un gruppo di giovani hikikomori italiani. Sono loro a raccontarci la condizione del ritiro sociale, ragazzi che si chiamano fuori per scelta. Questo racconto corale alterna le singole storie personali con il parere di esperti (neuropsichiatri, sociologi, psicologi) e le esperienze dei genitori che vivono questa realtà quotidianamente cercando, spesso senza un supporto adeguato, di arginare una condizione che non sono in grado di comprendere e tanto meno di gestire. Mi chiamo Fuori è anche un documentario televisivo che sarà trasmesso da Rai 3 (all'interno del programma Doc 3) il 10 ottobre 2019 e accessibile su Rai Play con il titolo di Afraid of Failing.

Mi chiamo fuori

di Davide Tosco
New York orizzontale

Si dice che New York sia una città solo per i molto ricchi, o per i molto poveri. Quella dei molto ricchi ha a che fare con la verticalità: la carriera, i grattacieli, le penthouse, le feste esclusive sui rooftop, i tacchi di scarpe che non si sporcano. Quella dei molto poveri è una metropoli orizzontale. Si muove sui marciapiedi, nei sotterranei delle case, lungo le linee della metropolitana, impone l'uso di scarpe pesanti e comode. In queste cinque puntate esploriamo la New York di chi rivolge lo sguardo a terra: quella dei "canners", le persone che vivono raccogliendo bottiglie e lattine per strada per poi scambiarle per 5 centesimi a pezzo. A New York sono in migliaia, persone con origini e storie molto diverse. Solo in pochi vivono per strada, la maggioranza sono immigrati con una casa e una famiglia, ma in grande difficoltà. È facile riconoscerli: spingono carrelli da supermercato straripanti di sacchi colmi di contenitori vuoti. Alcuni ne raccolgono abbastanza per guadagnare 200 dollari al mese, altri anche 2000, dipende dalle ore di lavoro e dalle strategie adottate. Il "canning" è possibile grazie a una legge statale approvata nei primi anni ottanta conosciuta come Bottle Bill e inizialmente pensata come incentivo per la raccolta differenziata e il riciclo. Le storie raccontate in queste cinque puntate sono molto personali e sono il risultato di oltre un anno di lavoro sul campo in un redemption center di Brooklyn, Sure We Can. Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Brown Institute for Media Innovation alla Columbia University (più informazioni sul sito canners.nyc). Alcuni nomi sono stati cambiati per proteggere le identità dei canners più vulnerabili. Di Francesca Berardi.

New York orizzontale

di Francesca Berardi

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