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Tre soldi

Ragazze in onda a Giambellino

Ragazze in onda a Giambellino | di Anais Poirot Gorse, con Diana Wasef, Cristina Wasef, Safwa Mohed e Caterin Ghebreal - Quattro ragazze tra i 14 e i 18 anni tutte di origine egiziana e tutte nate in Italia vivono e si muovono a Milano nel quartiere Giambellino, alla periferia sud della città meneghina. Come molti quartieri popolari nelle grandi città anche Giambellino ha vissuto il cambiamento di tessuto sociale dovuto alle migrazioni degli ultimi anni. Accanto a botteghe di italiani sorgono adesso verdurai egiziani, kebabbari marocchini o ristoranti asiatici. Ed è qui che Diana, Cristina, Safwa e Caterin vivono la loro vita di giovani donne con un identità a metà strada tra Egitto e Italia. Per raccontarsi hanno scelto lo strumento radiofonico e creato la redazione di "Ladies radio in Giambellino" che nasce all'interno del centro di aggregazione giovanile I.R.D.A di Milano in collaborazione con l'Associazione Shareradio, nel cuore del quartiere milanese. Le loro voci raccontano da vicino e senza veli, un vissuto a cavallo tra due culture, una vita a metà tra l'Italia e l'Egitto: tra le tradizioni del paese di origine e le mode giovanili dei luoghi che frequentano, il confronto con i nonni durante le vacanze, le domande dei genitori anch'essi spesso divisi tra la ricerca di una piena integrazione in Italia e l'attaccamento al paese di provenienza. E poi l'hip hop che è diventato ormai uno degli strumenti di espressione tipici dei giovani di seconda generazione. Una delle ragazze, Diana Wasef, scrive e canta. Le sue canzoni prodotte dall'associazione Shareradio e realizzate in collaborazione con due rappers Cristina Felice in arte Sista IRA e Daniele Vitrone in arte Diamante, con le basi di Simone Ollearo aka Mr DATA, accompagnano ogni puntata.

Ragazze in onda a Giambellino

di Anais Poirot Gorse
Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia

"Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia" di Renato Rinaldi. Realizzato in collaborazione con ARLeF (Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane - Agenzia Regionale per la Lingua Friulana) e S.S.O. (Svet Slovenskih Organizacij - Confederazione Organizzazioni Slovene). Il 25 novembre 1999 con l'approvazione della legge n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche), la Repubblica Italiana riconosce dodici comunità linguistiche storiche parlanti idiomi diversi dall'italiano, che resta la lingua ufficiale dello stato. Di questi dodici gruppi linguistici ben tre sono presenti nel territorio del Friuli-Venezia Giulia: friulani, sloveni e germanici. Il territorio della regione Friuli-Venezia Giulia si presenta come un vero laboratorio per osservare i rapporti tra le varie minoranze linguistiche, non solo sono presenti tutte queste varianti, ma spesso si sovrappongono. Una regione che costituisce di per sé uno spazio linguistico-culturale complesso nel quale, accanto all'italiano e al friulano, convivono altri idiomi romanzi (dialetti veneti), slavi e germanici che fanno del territorio regionale un grande esempio di plurilinguismo. Inoltre ci sono situazioni particolari costituite da isole linguistiche inserite in un contesto a sua volta minoritario, nel caso dei dialetti germanici di Sauris e Timau all'interno dell'area del friulano, già minoritario rispetto all'italiano. Si può arrivare all'estremo di situazioni come quella del Tarvisiano, dove singole comunità germaniche, slovene e friulane si integrano in un quadro che vede l'utilizzo dell'italiano ufficiale come lingua franca. Nell'affrontare questa situazione complessa e delicata, assumono particolare importanza gli atteggiamenti identitari, il sentimento dei parlanti, e anche considerazioni più o meno velatamente ideologiche delle comunità coinvolte.

Rapporto di minoranza. Le lingue del Friuli-Venezia Giulia

di Renato Rinaldi
Rotta per la Galite, l'altra Ponza

"Rotta per la Galite, l'altra Ponza" di Francesca Bellino | La Galite è la principale isola dell'arcipelago tunisino che si trova a 64 km a nord di Tabarka, nel cuore del Mediterraneo. Qui, tra fine '800 e inizio '900, ha vissuto una piccola comunità italiana proveniente da Ponza. Il primo ponzese a mettere piede sull'isola nel 1843 fu Antonio D'Arco a seguito di un naufragio. Ci rimase sei anni prima di essere portato in salvo da una barca siciliana e ci tornò nel 1872 insieme alla moglie e ai figli. Negli anni successivi altre famiglie seguirono il suo esempio attratti dai fondali pescosi e una vita in libertà. Nel 1903 vivevano alla Galite 103 persone e nel 1936 ben 250, una comunità che serviva anche da assistenza ai pescatori stagionali che da Ponza partivano per la pesca delle aragoste. La Galite, chiamata Yalta dai tunisini, era considerata da chi viveva di pesca un'America nel Mediterraneo per la ricchezza dei fondali. La maggior parte della comunità ponzese ha vissuto su quest'isola fino il 1956, anno della conquista dell'indipendenza dai francesi da parte dei tunisini. Alcuni negli anni Sessanta sono tornati a Ponza, mentre moli altri, avendo la nazionalità francese, hanno scelto di trasferirsi in Costa Azzurra dove oggi ancora vivono molti discendenti dei ponzo-galitani. Per tutti la Galite rimane nella memoria come una terra speculare a Ponza, una terra sorella, a tratti gemella: l'altra Ponza. È ancora molto forte nei discendenti dei vecchi abitanti della Galite il desiderio di mantenere un legame con l'isola e tenere viva la memoria di questa bella storia di migrazione italiana in Tunisia.

Rotta per la Galite, l'altra Ponza

di Francesca Bellino
Salto nel buio

"Salto nel buio" di Valentina Lo Surdo, l'imprevedibile esperienza di un gruppo in cammino, quando tra i suoi partecipanti c'è una ragazza non vedente, cinque puntate per Tre Soldi in occasione del Centenario dell'UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) | Cinque donne e un uomo in cammino sulla Via degli Dei: siamo Alessandra, Valentina D., Marcella, Camilla, Valentina L. S. e Simone. Veniamo tutti da città diverse, abbiamo età e un bagaglio di esperienze differenti. Il percorso che affronteremo è la via transappenninica che unisce Bologna a Firenze e noi la compiremo all'inverso, da Piazza della Signoria a Piazza Maggiore. Alessandra, Valentina D. e Camilla sono alla loro prima volta su un cammino a tappe, ci vorranno cinque giorni per raggiungere la meta, e per Camilla il salto nel buio è doppio: già perché lei è una ragazza non vedente. Siamo arrivati alla partenza preparandoci al meglio per affrontare la sfida di "essere gli occhi" di Camilla nei boschi e sui sentieri, in salita e negli arrivi a fondo valle, per guadare fiumi e scavalcare sassi. Abbiamo portato con noi cordini e bastoncini, abbiamo studiato le possibili tecniche per aiutarla. Ma quello che accadrà nel corso del cammino sarà un salto nel buio per ognuno di noi, a confronto con emozioni imprevedibili, difficoltà impreviste, sconfitte e vittorie che ci insegneranno molto. Una testimonianza forte, a contatto con la fatica reale, fatica del gruppo e individuale, con il desiderio di farcela e di mollare, con lo slancio di offrire un contributo e l'esigenza personale di pensare a sé. Un percorso di ascolto in cui imparare a vedere con le orecchie, il naso, i piedi che dedichiamo alla ricorrenza del centenario dalla fondazione dell'UICI.

Salto nel buio

di Valentina Lo Surdo

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