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Undici miliardi di euro per prendersi Tim. Il fondo Kkr pronto a scommettere sull'Ita

Undici miliardi di euro per prendersi Tim. Il fondo Kkr pronto a scommettere sull'Ita
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con Gad Lerner
Un'offerta da quasi 11 miliardi di euro in contanti su tutta Tim, con l'idea di portarla fuori da Piazza Affari. Questo, in sintesi, il contenuto della manifestazione di interesse recapitata da Kkr, gigante dei fondi americani, all'ex monopolista delle telecomunicazioni e analizzato, ieri in tutta fretta, dal consiglio di amministrazione della società che per ora – come succede quando gli avvenimenti sono concitati e il tempo è scarso – si limita a una presa d'atto. Il governo si spinge invece già un poco più in là. Anch'esso «prende atto dell'interesse per Tim manifestato da investitori istituzionali qualificati», si legge in una nota del ministero dell'Economia. Ma aggiunge che «l'interesse di questi investitori a fare investimenti in importanti aziende italiane è una notizia positiva per il Paese. Se questo dovesse concretizzarsi, sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto».

Ecco i numeri con cui il mercato si troverà a fare i conti: gli americani sono pronti a valorizzare il titolo Tim 50,5 centesimi per azione (tanto ordinaria che di risparmio). Significa dare un premio del 45,7% rispetto ai 34,65 centesimi cui aveva chiuso la seduta venerdì. E del 54% sull'ultimo mese. 11 miliardi in campo, una delle più grandi operazioni in Europa su una società telefonica. L'interesse, spiega una nota di Tim uscita in serata, per ora si basa unicamente su «informazioni di pubblico dominio». Parte da una serie di condizioni a cui legare la sua riuscita: la prima è quella di raggiungere per lo meno una soglia di adesione del 51% del capitale ordinario e di risparmio. Trattandosi poi, nelle intenzioni di Kkr, di una proposta amichevole – e a cui il governo per il momento non impone alcun altolà – questa «aspira ad ottenere il gradimento degli amministratori della società, ossia del cda di Tim, e il supporto del management, ossia dell'ad Luigi Gubitosi che da tempo è finito nel mirino dei francesi di Vivendi, rappresentati in cda da Arnaud de Puyfontaine e da Frank Cadoret, così come di alcuni consiglieri indipendenti.

Dunque l'offerta dovrà essere confermata anzitutto da una due diligence, un esame accurato dei conti «di durata stimata in quattro settimane», così come al gradimento del governo. Deve insomma passare l'esame del Golden Power, i poteri speciali di cui è dotato l'esecutivo e che possono fermare chiunque, soprattutto se extracomunitario (come nel caso degli investitori Usa), ambisca a superare il 10% di una società italiana considerata strategica. E Tim, con la sua rete, è tra di esse. Sebbene di Golden Power, per ora, non tiri aria.

Il valzer dei grandi fondi intorno a Tim, insomma, è cominciato. Tutto lo lasciava intendere ormai da tempo, da quando il titolo aveva inesorabilmente preso la strada della discesa fino a lambire i 30 centesimi per azione, dove è stato ricacciato dal venir meno della prospettiva di una rete unica sotto il controllo di Tim, da conti deludenti e da ben due allarmi lanciati dalla società sull'andamento futuro dei conti. Il prezzo di saldo cui si trova la società ha indotto non solo Kkr ad aprire il dossier. Ci sono almeno altri fondi in campo, a cominciare da Cvc e Advent che – supportati da Nomura, di cui è senior advisor una vecchia conoscenza di Telecom, l'ex ad Marco Patuano – stanno studiando il da farsi. L'ufficiale discesa in campo di Kkr, ne ha però rallentato le mosse.

I due fondi anglosassoni «si dicono aperti al dialogo con tutti gli stakeholders per identificare in modo trasparente una soluzione di sistema per il rafforzamento industriale di Tim» dichiara un portavoce che parallelamente smentisce che ci siano stati contatti con Vivendi per una eventuale controfferta. Vivendi, il primo socio francese di Tim col 23,8%, aveva già smentito l'ipotesi in mattinata. Invece Vivendi, per il momento, ribadisce la sua posizione di restare azionisti e lavorare «al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine» di Tim. Su cui però rischia di perdere definitivamente la presa.

Franecsco Spini - La Stampa

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