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Prima pagina

Prima Pagina - Quando mio marito mi diede il primo schiaffo

Prima Pagina - Quando mio marito mi diede il primo schiaffo
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con Gad Lerner
La prima volta che il mio ex-marito mi ha dato uno schiaffo, non ho reagito. Non me l’aspettavo, eravamo in strada, cosa avrei potuto dire o fare? Che cosa avrebbero pensato i passanti? Tanto più che alcune ore dopo, quando lui mi ha spiegato che il modo in cui avevo sorriso all’impiegato della banca era stato inopportuno, sfacciato e allusivo, gli ho dato ragione: dovevo fare attenzione a come mi comportavo con gli altri uomini, era una questione di rispetto nei suoi confronti. Come ho potuto non capire che era solo l’inizio di una storia impastata di violenza? Quando mi sono trasferita in Francia e ho iniziato a lavorare, ho detto al mio ex-marito che volevo aprire un conto corrente a mio nome. Lui mi ha spiegato che era assurdo, eravamo una famiglia, che bisogno c’era di intestarmi un conto? Ho insistito, e lui mi ha strattonato, facendomi cadere a terra. Ma poi, ancora una volta, ho pensato che avesse ragione lui: quello che è mio è tuo, eravamo una carne sola, che mi era venuto in mente? Aveva ragione lui: ero troppo indipendente, troppo sfacciata, troppo individualista. Mi aveva portato a Parigi e accolto a casa sua, come potevo essere così ingrata? Anche se, la sera, lui beveva troppo, gridava che ero una puttana, cos’è questa storia che vuoi andare a cena fuori con una tua amica?

All’epoca, non stavo bene. Avevo interrotto la psicoterapia che stavo seguendo in Italia, ma il mio sintomo non era affatto scomparso: controllavo il cibo, quando mangiavo vomitavo, mi sentivo sempre in colpa; inadatta, incapace, indecisa, inutile. Avevo vinto un concorso in università, ma non valevo nulla. Era questo che pensavo.

Michela Marzano - La Stampa

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