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Chi ha ucciso Malcom X? Due uomini accusati dell'assassinio saranno scagionati dopo 55 anni

Chi ha ucciso Malcom X? Due uomini accusati dell'assassinio saranno scagionati dopo 55 anni
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Con Tonia Mastrobuoni
Lo scoop del New York Times: le condanne dei due — Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson — saranno cancellate dopo che un’indagine durata quasi due anni ha trovato enormi falle e coperture nell’inchiesta originale. Gettando nuovi dubbi intorno alla domanda su chi, e perché, abbia ucciso Malcom X

Chi ha ucciso Malcom X ? La domanda torna improvvisamente attuale dopo che il New York Times ha rivelato che due degli uomini condannati per il suo omicidio stanno per essere scagionati, 55 anni dopo l’assassinio.
I due — Muhammad A. Aziz e Khalil Islam, noti come Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson — erano stati riconosciuti colpevoli sulla base di diverse testimonianze oculari (tra loro contraddittorie) e senza alcuna prova fattuale. Aziz, che oggi ha 83 anni, era uscito di prigione nel 1985. Islam, che era stato rilasciato nel 1987, è morto nel 2009, e non vedrà il giorno della cancellazione della sua condanna.
Un’indagine, durata quasi due anni e guidata congiuntamente dalla Procura di Manhattan e dai legali dei due, ha riscritto uno degli episodi più clamorosi della storia recente degli Stati Uniti, mettendo in mostra numerosissime falle nell’inchiesta originaria, inclusi dettagli che l’Fbi e la Polizia di New York decisero di nascondere e che avrebbero probabilmente condotto all’assoluzione dei due.
Tra questi: il fatto che vi fossero agenti in incognito nel luogo dove Malcom X venne ucciso, al momento dell’assassinio; il fatto che l’alibi di Aziz sia stato confermato da un testimone ancora vivente; e il fatto che un reporter del New York Daily News avesse ricevuto una chiamata la mattina dell’omicidio nel quale gli era stato rivelato che quel giorno Malcom X sarebbe stato ucciso.
Malcom X venne ucciso il 21 febbraio 1965 con 16 colpi di pistola sparati da tre persone all’Audubon Ballroom di Manhattan. L’omicidio avvenne davanti alla moglie, incinta, e a tre delle sue figlie. La nuova inchiesta — nata dopo la pubblicazione del documentario Who Killed Malcolm X? su Netflix e di una nuova biografia di uno dei più noti, e discussi, leader della lotta per i diritti degli afroamericani — non rivela chi potrebbero essere i colpevoli della morte di Malcom X; chi venne implicato, senza conseguenze penali, nell’inchiesta originaria è oggi morto. L’inchiesta inoltre non conclude che ci sia stata un’operazione politica di insabbiamento, o un complotto governativo, per uccidere il leader afroamericano. Ma lascia aperte numerose domande — tra cui come, e perché, la polizia e il governo federale non riuscirono a impedire l’assassinio.
Come rivelato lo scorso febbraio da tre delle figlie di Malcom X, un agente della polizia di New York, Raymond Wood, in punto di morte, aveva accusato Fbi e NYPD di essere dietro l’assassinio del leader nero. «Rimpiangendo di aver “partecipato ad azioni deplorevoli e dannose per l’avanzamento dei neri” (come lui)», scriveva Viviana Mazza qui, «Wood spiega di aver ricevuto pressioni dai suoi capi del NYPD affinché spingesse due membri della sicurezza di Malcolm X a commettere dei reati pochi giorni prima di quel 21 febbraio. Reati che avrebbero allontanato i due dalla gestione della sicurezza, facilitando la realizzazione del complotto della polizia e dell’Fbi per ucciderlo».
Per l’omicidio furono condannati tre membri del Nation of Islam: oltre a Butler e Johnson, anche Talmadge Hayer. Butler e Johnson furono arrestati 5 e 10 giorni dopo l’assassinio e si sono sempre dichiarati innocenti.
Malcolm X — all’anagrafe, Malcom Little — era nato a Omaha, in Nebraska, in una famiglia povera politicamente attiva. Proprio l’attivismo potrebbe aver causato la morte di suo padre, finito sotto un tram quando Malcom aveva solo 6 anni: dietro l’incidente si sospetta possa esserci il Ku Klux Klan.
Dopo una gioventù passata tra droghe e truffe finì in cercere, a 20 anni: e si convertì alla Nation of Islam, la setta di Elijah Muhammad che propugnava una versione particolare dell’islam, secondo la quale i bianchi erano demoni, geneticamente plasmati, mentre i neri americani appartenevano all’antica tribù asiatica degli Shabazz ridotta in schiavitù. La Nation of Islam chiedeva ai convertiti di ripudiare il cognome «da schiavi» sostituendolo con una X; predicava la separazione tra bianchi e neri; vietava di partecipare al processo politico.
Malcom, dopo aver risalito i ranghi dell’organizzazione, la abbandonò nel 1964, abbracciando l’islam sunnita ed entrando più direttamente nel campo della politica. Non rinunciò a fare dichiarazioni incendiarie nei confronti di quello che considerava essere un «sistema razzista», e non ripudiò la violenza («L’estremismo nella difesa della libertà non è un vizio, la moderazione nella ricerca della giustizia non è una virtù», disse a Oxford nel 1964, come ricordato in questo webreportage di Viviana Mazza). Per questo viene spesso contrapposto a Martin Luther King, che predicava integrazione e nonviolenza, pur lottando per i diritti degli afroamericani. Come King, anche Malcom X venne ucciso a 39 anni. La domanda su chi siano i colpevoli, 55 anni dopo, resta ancora senza risposta.

Massimo Gaggi - il Corriere della Sera 

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