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Letta: "Draghi sciolga Forza Nuova. E questa destra fa paura, non rompe con il fascismo"

Letta:
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Con Stefano Feltri

L’intervista al segretario del Partito democratico: «Meloni sulla matrice? Un gravissimo errore. Salvini cerca diversivi»

Non si capacita, Enrico Letta. Non capisce «perché Salvini e Meloni non riescano a condannare e basta» la violenza fascista «senza fare distinguo o dire “ma anche”». Il segretario del Partito democratico chiede al governo di «sciogliere Forza Nuova» e «unità in Parlamento per sostenere il governo in questa decisione». Nonostante i no dal centrodestra, auspica sia unitaria anche la manifestazione indetta dalla Cgil per sabato prossimo: «Nessuno la interpreta in chiave elettorale, sull’antifascismo non devono esserci divisioni politiche», dice. Intervistato dal direttore de La Stampa, Massimo Giannini, per la trasmissione «30 minuti al Massimo» (versione integrale su lastampa.it), Letta parla di una «evidente» carenza nella gestione dell’ordine pubblico, sabato scorso a Roma, blinda l’alleanza con il Movimento 5 stelle e si augura che «il governo vada avanti» oltre l’elezione del capo dello Stato.
Rigurgiti neofascisti, disagio sociale, caos Green Pass e ballottaggi: il direttore Giannini intervista Enrico Letta
Intanto siamo ancora qui a discutere di neofascismo, nel 2021. Possibile?
«Mi ha colpito molto il dibattito che è seguito ai fatti di sabato scorso, pieno di nodi non sciolti: il fatto che ancora oggi ci sia chi dice no alla violenza squadrista ma no anche a qualcos’altro, come se serva sempre aggiungere un altro concetto, per compensare. Vuol dire che un certo schema non è superato e questo mi suscita angoscia e tristezza».
Per Giorgia Meloni non si può nemmeno parlare di matrice fascista. Che significa?
«Una frase infelice, un gravissimo errore, che riporta indietro le lancette dell’orologio, anche rispetto a un percorso che stava cercando di fare. La matrice è chiarissima, questo è squadrismo fascista e il fatto di non riuscire a condannarlo e punto, senza tentennamenti, mi fa pensare. E aggiungo che questo non c’entra nulla con il Green Pass o con il malessere sociale, proprio nulla».
Vale per Meloni, ma anche per Salvini: dietro c’è un calcolo elettorale?
«Vuol dire che esiste un legame con una parte di elettorato che non considera il fascismo come il male assoluto. Non riesco a vederla in modo diverso. Ma per Meloni posso capire, c’è un legame diretto, c’è la fiamma nel loro simbolo, per la Lega no: ai tempi di Bossi tutto si poteva dire tranne che avessero connivenze di questo tipo. Mi chiedo francamente a cosa serva a Salvini questo tipo di atteggiamento».
Meloni e Fratelli d’Italia si sono messi fuori dall’arco costituzionale, come ha detto il suo vicesegretario Provenzano?
«Provenzano ha spiegato bene il senso delle sue parole. Ma penso che noi dobbiamo fare di tutto per evitare di dividerci dentro il Parlamento, dobbiamo essere inclusivi, siano gli altri a decidere se staccarsi: trasformare questa vicenda in una questione destra-sinistra sarebbe un errore. È evidente che, dopo il gesto criminoso compiuto dai capi di Forza Nuova, quell’organizzazione è fuori legge: quello che è successo è inequivocabile e deve portare allo scioglimento».
Chiedete a tutti i partiti di votare la mozione che il Pd ha depositato in Parlamento?
«Sì, lanciamo un appello a tutti i partiti, non abbiamo intenzione di trasformare questo atto parlamentare in un atto di parte, non lo facciano nemmeno gli altri. Non vogliamo essere solo noi i guardiani della Costituzione. Ma, se ci costringeranno, lo saremo».
In realtà, come spiegato anche dal costituzionalista Clementi sul nostro giornale, il governo può procedere subito allo scioglimento con un decreto…
«Sì, è quella la strada da seguire e chiediamo al presidente Draghi di farlo. Ma noi abbiamo presentato questa mozione perché penso sia importante per il governo avere un ampio sostegno parlamentare rispetto a questa decisione. Deve esserci e sarebbe incomprensibile se non ci fosse».
Il premier Mario Draghi è andato personalmente nella sede della Cgil a portare la solidarietà del governo: come valuta questa iniziativa?
«Credo sia una risposta a chi lo accusa di scarsa empatia o freddezza, sono contento anche per il modo con cui lo ha fatto, penso sia quello che dovrebbero fare tutti coloro che hanno un ruolo istituzionale. Guardi, potrei essere molto tentato di avere come controparte una destra ancorata al passato e al fascismo, ma sarebbe un errore per l’Italia, perché è giusto che ci siano due parti politiche che possano entrambe governare, senza che ci sia paura per la tenuta democratica del Paese».
C’è questa paura? Si pone un problema di credibilità del Paese, anche rispetto all’Europa?
«Prendiamo la Francia e la Spagna, dove l’estrema destra esiste e ha dei voti. A Parigi nessuno della destra repubblicana, che ha governato per 50 anni, si sognerebbe mai di fare alleanze con Le Pen o Zemmour. Stessa cosa in Spagna con Vox, al cui congresso era ospite Meloni: nessuno pensa possa essere forza di governo. Il mio timore, che è uno dei motivi che mi hanno spinto a tornare a marzo, è che il nostro Paese abbia a destra un modello come quello ungherese e polacco, con cui Salvini e Meloni non nascondono la relazione politica. Io lo considero la cosa peggiore che c’è oggi in Europa».
Tornando all’appello all’unità, Salvini ha contro proposto di fare una manifestazione insieme il giorno dopo le amministrative e dal centrodestra si dicono pronti a votare una mozione contro tutte le realtà eversive. Che ne pensa?
«Penso sia solo un diversivo, un modo per buttare la palla in tribuna, perché sono in evidente difficoltà. È scontato che siamo contro tutti gli estremismi, ma qui è stato attaccato un sindacato dai fascisti, quindi bisogna condannare e prendere un’iniziativa su questo».
Quindi sarete in piazza sabato con la Cgil?
«Sì e nessuno di noi interpreta la manifestazione in chiave elettorale. Chi dice questo di fatto assume che la divisione tra fascisti e antifascisti sia presente anche tra le attuali forze politiche, mentre l’antifascismo dovrebbe unirci tutti».
Prima diceva che bisogna distinguere i fascisti dai “no Green Pass”, ma, al di là delle strumentalizzazioni politiche, resta il disagio sociale, o no?
«Innanzitutto, l’80% degli italiani si è vaccinato ed è una larghissima maggioranza del Paese, questo è oggettivamente un successo. Quella piazza, però, esiste ed esistono minoranze, di questo si tratta. A mio avviso, bisogna avere atteggiamenti inclusivi, di tolleranza nei confronti di coloro che faticano a stare dentro questo quadro di regole. Nei primi giorni dopo il 15 ottobre la parola chiave deve essere buon senso».
Non serve anche prima, il buon senso? Le imprese sono preoccupate di non riuscire a gestire la situazione: il governo non dovrebbe prendere provvedimenti?
«Credo sia importante applicare queste regole con un atteggiamento di buon senso e spiegarle bene. Sta al governo diramare nei prossimi giorni tutte le circolari applicative, le domande/risposte, ma soprattutto evitare di imporre le norme in modo troppo formalistico».
Se non dovesse funzionare, il passaggio successivo sarà l’obbligo vaccinale?
«È l’extrema ratio, io sono ancora per dare una chance. Poi, se nelle prossime settimane le cose continueranno a essere complesse, con un impatto pesante dal punto di vista dell’ordine pubblico e della ripresa economica, non credo possiamo pagare un prezzo elevato per una cattiva gestione di questa ripartenza».
A proposito di ordine pubblico, sabato scorso c’è stata una cattiva gestione?
«Mi sembra talmente evidente, non c’è molto da dire…»
Rispetto al disagio sociale, ci sono vostre proposte, come la modifica della tassa di successione o il salario minimo, su cui Draghi vi ascolta poco, perché?
«Sono temi che vanno portati avanti e ho intenzione di farlo, ma questo è un governo particolare, con una maggioranza particolare, e le condizioni sono queste. Ma ricordo che questo governo sta facendo la riforma degli ammortizzatori sociali e che nel Pnrr c’è la clausola di premialità per l’occupazione giovanile e femminile, la riforma dell’autosufficienza, un grande investimento sugli asili nido. Ora è importante dare un segnale al mondo del lavoro, con l’intervento sulle delocalizzazioni delle imprese, su cui stanno lavorando i ministri Orlando e Giorgetti».
Sinceramente, per voi sarebbe meglio se Lega uscisse dalla maggioranza?
«Certo non si può stare con un piede dentro e uno fuori, ma non voglio minimamente apparire come quello che vuole sabotare il governo. Il messaggio che ribadisco è che il Pd vuole aiutare a fare il bene degli italiani, senza perdersi in una rissa continua tra i politici, mentre i tecnici lavorano».
Ora ci sono i ballottaggi per le amministrative, che impatto avrà quello che è successo lo scorso weekend?
«Non un grande impatto, ogni cittadino sceglie il suo sindaco sulla base dei due nomi che trova sulla scheda. Sono molto fiducioso sia per Roma che per Torino. È tutta un’altra partita, in cui devi appellarti agli elettori che non ti hanno votato al primo turno, nel nostro caso in particolare ai 5 stelle».
L’accordo con i 5 stelle, a livello locale e nazionale, non è in discussione?
«Queste elezioni e anche i fatti delle ultime ore hanno dimostrato che andiamo d’accordo e procediamo verso un’alleanza stretta e organica. Siamo diversi, certo, se no non sarebbe successo quello che è successo a Torino e a Roma».
Ma Conte resta un “punto di riferimento per i progressisti”, come disse Zingaretti?
«Conte è per noi un alleato assolutamente imprescindibile».
Si andrà verso uno schema bipolare?
«Vedremo, certo queste elezioni hanno rappresentato l’ingresso dentro un nuovo bipolarismo: o di qua o di là, noi stiamo costruendo il campo di qua».
Questo significa che prima o poi bisognerà mettere mano alla legge elettorale? Si andrà verso un maggioritario più compiuto?
«Ne discuteremo, ma il problema è che siamo entrati nella fase finale della legislatura e non sarà semplice con le tensioni che ci sono. C’è un appuntamento importante per l’elezione capo dello Stato e i tempi per un cambiamento sono stretti, le condizioni per farcela ridotte».
Draghi andrà al Quirinale?
«Di Quirinale parlo da gennaio in poi, comunque mi sembra che questo governo stia lavorando molto bene e io sono perché continui. Ho sempre pensato che questo risultato elettorale lo avrebbe rafforzato e vedrà che, dopo i ballottaggi, sarà sempre di più così». 

Niccolò Carratelli – la Stampa 
 

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