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Gettoni di Letteratura

Grazia Deledda 2 | La prima volta che ho visto il mare

Grazia Deledda 2 | La prima volta che ho visto il mare
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«Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere. Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio, e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio. E da un castello di macigni sopra i quali volteggiavano i falchi che parevano attirati dal sole come le farfalle notturne dalle lampade, vide una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera, come in segno che l'isola era stata tagliata dal continente e tale doveva restare per l'eternità. Era il mare che Cosima vedeva per la prima volta»
Grazia Deledda, da ragazzina, va a cavallo insieme a suo fratello Andrea fino all’ovile di uno dei terreni del padre, a raccontarcelo è la sua biografa, Rossana Dedola, nel libro In Sardegna con Grazia Deledda, edito da Giulio Perrone, e da lì, da sopra la montagna, scopre per la prima volta il mare. Andrea è l'unico che sostiene la passione di sua sorella per la scrittura e la lettura, e cerca di aiutarla, le paga anche delle lezioni di italiano perché lei scrive soprattutto in dialetto, le compra le riviste illustrate di moda che, a soli dieci centesimi a copia, tra un modellino o un articolo sulle nuove tendenze, presenta anche racconti e romanzi a puntate. Grazia pubblica la sua prima novella a quindici anni, su un giornale locale. Poi a 17, nel 1888, fa il salto sul nazionale: la rivista “L'ultima moda” pubblica “Sangue sardo”, un suo racconto su gelosia femminile e omicidio. Ma la reazione della sua famiglia la turba, e commenta così: «Avevo pubblicato i miei primi lavori, i miei primi bozzetti, a quindici anni: prima di vedere il mio nome stampato, fulgidi sogni, larve dai mantelli di raso, incoronate di fiori, avevano popolato la mia mente: erano i fantasmi della Gloria! Figuratevi dunque il mio dolore, la mia rabbia, la mia delusione quando, nella mia città natia, i miei lavori furono accolti in una scoraggiante guisa e mi valsero le risa, la maldicenza, la censura di tutti e specialmente delle donne». Soprattuto le zie anziane infatti la contrastano, bruciano le pagine di quelle riviste ritenute peccaminose. Ma Grazia continua a scrivere e a pubblicare. A un certo punto le chiedono delle sue foto per corredare le pubblicazioni e Grazia si accorge di aver bisogno di soldi per sostenere la sua passione: allora comincia a fare la cresta sulla vendita dell'olio di famiglia, lei che è sempre stata irreprensibile e obbediente, compie piccoli furti intestini per poter spedire manoscritti, comprare francobolli, rispedire bozze da correggere. E come funziona la correzione delle bozze, in particolare, Grazia lo apprende suo malgrado troppo tardi: lei non aveva mai visto delle bozze in vita sua e non aveva capito, visto che l'editore lo dava per scontato, che quei testi che le rispedivano doveva rileggerli e correggere o spiegare i punti sottolineati dai redattori. Quando capisce di doverlo fare corregge tutto, di corsa, affannata, ma segna ogni appunto nel corpo del testo, senza segnalare all'esterno... e quindi le sue prime novelle escono, come dice lei stessa «con tutti gli errori di stampa, errori che mi procurarono l'incancellabile fama della più sgrammaticata delle scrittrici europee». Eppure la Deledda di sé scrive: «Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombre dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza. Avrò tra poco vent'anni, a trenta voglio avere raggiunto il mio sogno radioso quale è quello di creare da me sola una letteratura completamente ed esclusivamente sarda. Sono piccina piccina, sono piccola anche in confronto delle donne sarde che sono piccolissime, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante e non temo le battaglie intellettuali».

Bibliografia
Grazia Deledda. I luoghi gli amori le opere, di Rossana Dedola (Avagliano editore).
Cenere, di Grazia Deledda, introduzione di Michela Murgia (Utopia editore)
In Sardegna con Grazia Deledda, di Rossana Dedola (Giulio Perrone editore)

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«Tra gli altri edifici pubblici di una certa cittadina che, per svariati motivi, sarà prudente astenersi dal nominare e alla quale non attribuirò alcun nome immaginario, ve n'è uno che si trova in quasi tutti i centri abitati, grandi o piccoli, vale a dire l'ospizio per i poveri; e in quest'ospizio nacque un giorno di un anno che non starò a precisare, in quanto, almeno per il momento, la cosa non può rivestire la benché minima importanza per il lettore, quell'appartenente al genere umano il cui nome figura nell'intestazione del presente capitolo».

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