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I traditori dell'ambiente

I traditori dell'ambiente
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Con Luca Mastrantonio
Non stiamo mantenendo gli obiettivi climatici della conferenza di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Invece di contenere l'aumento della temperatura a 1,5 gradi, rischiamo di sfiorare i tre gradi di riscaldamento globale. Le conseguenze saranno catastrofiche e colpiranno soprattutto le popolazioni già più vulnerabili. Occorre fare molto di più, e in fretta. L'allarme viene da Mario Draghi, che insieme al presidente americano Joe Biden rilancia la questione climatica al termine di un'estate che ha visto tutti i continenti funestati da incendi, inondazioni e catastrofi ecologiche.

Per questo l'Europa e gli Stati Uniti, per una volta in piena sintonia, vanno alla guerra del metano. In vista della riunione del COP26 sul clima di fine ottobre a Glasgow, copresieduta da Gran Bretagna e Italia, Washington e Bruxelles si sono impegnate a ridurre di un terzo le emissioni del gas entro il 2030. Secondo gli studiosi, il metano è responsabile del trenta per cento dell'effetto serra, che aumenta la temperatura terrestre con conseguenze disastrose per il clima. Adesso americani ed europei vorrebbero che a Glasgow il loro obiettivo venisse condiviso anche dagli altri grandi inquinatori del Pianeta, visto che il deterioramento climatico appare fuori controllo, come ha avvertito ieri anche il Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres: "Il mondo è su un percorso catastrofico verso 2,7 gradi di riscaldamento globale. L'accordo di Parigi, sei anni fa, puntava su un obiettivo a +1,5 gradi. Il mancato raggiungimento di questo obiettivo - ha spiegato - sarà misurato nella massiccia perdita di vite umane e mezzi di sussistenza".

L'occasione per questo nuovo pressing è arrivata ieri dal Forum delle maggiori economie su energia e clima: un vertice in teleconferenza organizzato dal presidente americano Biden. Reduce dal disastro politico dell'Afghanistan e alle prese con la nuova tensione che l'accordo sui sottomarini per l'Australia, soffiato alla Francia, ha creato con gli alleati europei, il presidente americano ha approfittato del summit sul clima per cercare di ristabilire un terreno comune sul quale, come egli stesso ha ribadito ieri, Europa e Stati Uniti lavorano fianco a fianco. Tuttavia la ridotta partecipazione alla teleconferenza, rispetto a quella di aprile scorso, sembra misurare il momento di difficoltà che sta attraversando la leadership americana. Al vertice non hanno preso parte né Putin, né il cinese Xi, né molti leader europei che erano stati tutti presenti ad aprile.

Al telesummmit ha comunque partecipato con un videomessaggio il presidente del Consiglio Mario Draghi, visto che l'Italia è direttamente impegnata come presidente del G20 nella preparazione della riunione di Glasgow. E ha espresso il pieno appoggio del governo agli obiettivi di riduzione delle emissioni di metano, che implicano una riforma delle politiche agricole e anche dei modelli nutrizionali nel senso appena definito al G20 dei ministri dell'agricoltura, visto che gli allevamenti intensivi sono tra le principali cause delle emissioni di metano nell'atmosfera.

Anche i vertici europei, da von der Leyen a Charles Michel, hanno partecipato alla teleconferenza ed espresso pieno consenso per il nuovo obiettivo di taglio del metano. Ma basterà questo per spingere i grandi inquinatori, dalla Cina all'India, dal Brasile alla Russia, a condividere un inasprimento degli sforzi per mantenere gli obiettivi che si erano fissati a Parigi? L'epidemia di Covid, nonostante il brusco calo globale della produzione industriale, non ha portato ad una significativa riduzione delle emissioni. In compenso ha aumentato la pressione economica sui Paesi meno ricchi per evitare di sobbarcarsi ulteriori oneri che rallentino la ripresa post-epidemia. La Ue è determinata a conservare il ruolo di leadership sul fronte ambientale che si era conquistato durante l'era Trump, quando gli Usa avevano abbandonato gli impegni per il clima. Biden è ansioso di dimostrare che la sua America vuol tornare ad essere protagonista in questo campo, dove può costruire consenso ammorbidendo le molte tensioni della politica estera americana. Tuttavia il mondo che si riunirà a Glasgow tra poco più di un mese appare sempre più malato, ma sempre meno desideroso di guarire.

Andrea Bonanni - la Repubblica

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