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Green pass, obbligo sul lavoro dal 15 ottobre: regole e multe del nuovo decreto

Green pass, obbligo sul lavoro dal 15 ottobre: regole e multe del nuovo decreto
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Con Luca Mastrantonio
Dal 15 ottobre il certificato servirà a tutti i dipendenti pubblici e privati. Il premier vuole più vaccinati per mettere l’Italia «in uno stato di sicurezza». Fino a mille euro per punire la violazione

La svolta dell’estensione generalizzata è stata pensata per incrementare il più possibile le vaccinazioni, prima che arrivi il freddo e la pandemia rialzi la testa. L’obiettivo di Draghi, che non ha paura di fare «anche più del necessario», è raggiungere in tre, massimo quattro settimane un numero di persone immunizzate così alto da consentire al nostro Paese di entrare «in una zona di sicurezza». Se non l’immunità di gregge, espressione che a Palazzo Chigi piace poco, una «immunità sociale» fondata sui numeri del commissario Figliuolo: 44 milioni di italiani vaccinati sui 54 vaccinabili, quindi cinque in più dei 39 milioni che hanno già avuto la seconda dose. Nelle prossime settimane il governo continuerà a monitorare la curva del Covid. E se con l’arrivo dell’inverno i dati dovessero peggiorare nonostante l’imposizione del pass a milioni di lavoratori, si prenderà in considerazione una stretta ulteriore. Il vaccino obbligatorio per tutti.

Ai sindacati il premier ha spiegato la filosofia di fondo: «Dobbiamo tornare alla normalità, con la ripresa delle attività in presenza. Abbiamo deciso di estendere il green pass perché è uno strumento che funziona, accettato dalle persone e monitorato». Una soluzione «accomodante rispetto all’obbligo», che è più divisivo e dirompente. Stamattina alle 10.30 il capo dell’esecutivo riunirà a Palazzo Chigi la cabina di regia con i capi delegazione dei partiti, a seguire la ministra Mariastella Gelmini ascolterà i presidenti delle Regioni e alle 16 si terrà il Consiglio dei ministri per il via libera al nuovo decreto.

Ci sono volute settimane di trattative con le forze sociali, le imprese, i partiti. I sindacati hanno preteso (e ottenuto) che il green pass non sia un mezzo per licenziare. Matteo Salvini si è opposto fino all’ultimo, ma si è ritrovato isolato e ha dovuto incamminarsi sulla via di Palazzo Chigi e del ministero della Salute, che è poi quella di larga parte della base leghista e dei governatori del Nord. Raccontano che ieri, al tavolo con i vertici di Cgil, Cisl e Uil, Giancarlo Giorgetti sia stato «perfettamente in linea con Draghi e gli altri ministri presenti», Speranza, Orlando e Brunetta. Il responsabile della Pubblica amministrazione, che da giorni si batteva per un decreto unico con dentro tutto il mondo del lavoro, ha insistito nel dire che bisogna «fare presto, bene e con intelligenza». E più tardi, da fuori, il segretario del Pd Enrico Letta ha lodato Giorgetti per «il modo corretto di stare dentro il governo in una fase complessa per il Paese».
Nel decreto sarà scritto che i lavoratori senza green pass saranno sanzionati anche severamente, ma non licenziati. Sui tamponi però è scontro. Pierpaolo Bombardieri, Maurizio Landini e Angelo Colombini hanno chiesto che siano a carico dello Stato fino al 31 dicembre e quando Draghi ha detto che non se ne parla perché «si ridurrebbe la propensione degli italiani al vaccino», Maurizio Landini ha alzato la voce. Il leader della Cgil ha invocato l’obbligo vaccinale, «altrimenti si scarica tutto il peso sul mondo del lavoro» e ha insistito nel chiedere che sia lo Stato a pagare i test. Niente da fare. Il premier ha risposto che «gli oneri dei tamponi saranno a carico di chi non vuole vaccinarsi, non certo della collettività». Speranza ha aggiunto un’altra motivazione, cioè che «l’incentivo a immunizzarsi serve ora, perché a dicembre rischia di essere tardi».

Il governo ha bocciato anche la richiesta di azzerare il costo dei test almeno per alcuni giorni, ma ha promesso che verranno incoraggiate a calmierare i prezzi le farmacie che non lo hanno già fatto. Una possibile via di uscita l’ha proposta Brunetta, in asse con la Cisl: «Per superare l’impasse della gratuità dei tamponi si potrebbe usare lo strumento degli enti bilaterali». Affidare cioè la soluzione del rebus alla collaborazione tra datori e lavoratori.

Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini - il Corriere della Sera 

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