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Gettoni di Letteratura

Grazia Deledda 3 | Cenere

Grazia Deledda 3 | Cenere
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«Cadeva la notte di san Giovanni. Olì uscì dalla cantoniera biancheggiante sull'orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada, e s'avviò pei campi. Era una ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po' obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliegie. Dalla cuffietta rossa, legata sotto il mento sporgente, uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie: questa acconciatura ed il costume pittoresco, dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve, davano alla fanciulla una grazia orientale. Fra le dita cerchiate di anellini di metallo, Olì recava strisce di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare i fiori di san Giovanni, cioè i cespugli di verbasco, di timo e d'asfodelo da cogliere l'indomani all'alba per farne medicinali ed amuleti». 
Questo è l'incipit del romanzo Cenere, di Grazia Deledda, pubblicato prima a puntate, nel 1903, sulla rivista Nuova Antologia. E poi, l'anno successivo, in volume unico e di recente ripubblicato dalla casa editrice Utopia, dove inaugura un progetto dedicato alle opere della Deledda. Qualche anno dopo la prima edizione, nel 1917, del romanzo viene fatta una trasposizione cinematografica, si tratta di una pellicola muta, vista l'epoca, e rappresenta l’unica interpretazione di Eleonora Duse per il cinema. Di questo suo libro la Deledda stessa dice: «L’argomento del romanzo è interessante: si svolge parte in Sardegna e parte a Roma. Il redattore capo della «Nuova Antologia» e il direttore dicono che Cenere è il migliore dei miei romanzi e mi assicurano un grande successo». Cenere è ambientato in parte a Fonni, in Sardegna, dove il protagonista Anania trascorre l’infanzia prima di andare a vivere a Nuoro, e poi a Roma. Grazia Deledda gli fa attraversare le strade che anche lei sta percorrendo, in quei primi anni del Novecento. Questo romanzo Grazia lo scrive a Roma, nella sua casa di via Modena, proprio vicina a via Nazionale e alla Banca d'Italia. A Roma la Deledda arriva nell’aprile del 1900, insieme a suo marito Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero delle finanze, che poi diventerà il suo agente, e vanno ad abitare vicinissimo a via Nazionale, dove c'è la sede del ministero, e si trasferiscono in via Modena n. 50. Quando arrivano lei aspetta un bambino che nasce nel dicembre del 1900 e viene battezzato col nome di Angelo Sardus. Di lì a qualche anno avranno un secondo figlio, Franz. Ecco come la Deledda descrive la sua quotidianità: «La vita di Roma è molteplice e intensa, e la si afferra dal lato che si vuole: il bel cielo e i solenni orizzonti romani sono pieni di immagini luminose, di sogni di lavoro, di gloria, di gioia, di vita. Noi facciamo vita modesta, ma siamo felici e tranquilli. E poi abbiamo un bellissimo bambino, intorno alla cui testina si intesse il sogno di un novello Sardus Pater che redima la nostra terra. Sono superba. Non è vero? Non mi sgridi, scusando la mia vanità al pensiero che sono animata da tanta buona volontà, se non altro di fare e di far fare cose utili e buone al mio figliuolo». E questo dice di sé in una lettera: «Io sono una personcina modesta, che vive ritirata in un piccolo appartamento di Roma, fra i suoi lavori e la cura della sua famigliuola. Però amo immensamente la mia arte, e solo per essa desidero che i miei lavori vengano conosciuti». 

Bibliografia
Grazia Deledda. I luoghi gli amori le opere, di Rossana Dedola (Avagliano editore).
Cenere, di Grazia Deledda, introduzione di Michela Murgia (Utopia editore)
In Sardegna con Grazia Deledda, di Rossana Dedola (Giulio Perrone editore)

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