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Gettoni di Letteratura

Grazia Deledda 1 | Cosima

Grazia Deledda 1 | Cosima
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«Piccola di statura, con la testa piuttosto grossa, mani e piedi minuscoli (con tutte le caratteristiche fisiche sedentarie delle donne della sua razza, forse d'origine libica, con lo stesso profilo un po' camuso), i denti selvaggi e il labbro superiore molto allungato); aveva (però) una carnagione bianca e vellutata, bellissimi capelli neri lievemente ondulati e gli occhi grandi, a mandorla, di un nero dorato e a volte verdognolo, con la grande pupilla appunto delle donne di razza camitica, che un poeta latino chiamò "doppia pupilla", di un fascino passionale, irresistibile».
Così si descrive in un suo testo Grazia Deledda, nata a Nuoro il 27 settembre del 1871 con il nome di Grazia Maria Cosima Damiana Deledda. La “bambina nuova” è venuta al mondo il giorno in cui si santifcano i martiri Cosma e Damiano e il padre, la mattina successiva, giorno del suo battesimo, porta la neonata per le strade della città, com'è d'uso, coperta di scialli e con un drappo di broccato verde, in processione. Il nome Cosima le resta molto caro, e diventerà il titolo della sua autobiografia incompiuta. La sua biografa, Rossana Dedola, in un accurato libro pubblicato dall'editore Avagliano, racconta che il testo di Cosima fu trovato dopo la sua morte in un cassetto, protetto da una copertina di carta azzurra. La casa dei Deledda, nel quartiere di San Pietro di Nuoro, è semplice, e amatissima: quattro grandi camere imbiancate con la calce, che divide con i genitori e altri sei tra fratelli e sorelle. I soffitti in legno. Il portoncino solido, con un battente che picchia come un martello. Una serratura con la chiave grande come quella di un castello. Grazia è la più brava della classe e occupa un banco accanto alla finestra. Ai giocattoli preferisce i libri e per lei la lavagna è una «finestra aperta sull’azzurro scuro di una notte stellata», dice lei stessa. Lungo la strada tra casa e scuola c'è la sua bottega preferita, quella del signor Carletto, che vende quaderni, inchiostro e pennini. «Avevo undici anni e ripetevo la quarta elementare: non perché fossi stata bocciata, ma perché nella mia allora piccola città di Nuoro, non c’erano altre classi di scuole femminili. Finito di ripetere la quarta elementare, finiti i miei studi; e forse anche la carriera di scrittrice. Ma ecco in ottobre arriva un nuovo professore d’italiano del Ginnasio; arriva con un baule di libri, e va ad abitare in casa di mia zia Paulina, dirimpetto a casa nostra» E mentre decide di ripetere l'ultimo anno pur di non lasciare troppo presto gli studi, il professore che arriva da sua zia dice che quello che la bambina scrive potrebbe essere pubblicato, alimentando così il suo sogno di diventare una scrittrice. Il professore sparisce nel nulla poco tempo dopo, ma lascia un vero e proprio tesoro: quel baule zeppo di libri, che la piccola Grazia comincia a leggere avidamente. Questa cosa non piace a sua madre, donna troppo rigorosa, per lei leggere è un peccato grande. È ritenuta strana Grazia, perché ama scrivere, perché fissa le cose e le persone, non ha le paure che hanno le sue sorelle. E ha strani sintomi di ribellione. Oltre alla vocazione alla scrittura che ha sin da piccola, custodisce il dono della visione, come sua nonna Nicolosa, una piccolissima donna fragile, quasi nana, con mani e piedi da bambina, dice di lei, e suo nonno Andrea, che chissà che cosa vedeva lui negli occhi dei gatti selvatici, lui che conosceva altre terre e altri mari. Deledda dice che «provava uno strano senso di sogno quando vedeva la nonna comparire all’improvviso». Una lieve vertigine che a volte le regala un rapporto magico con il mondo. Grazia Deledda scrive: «Poi tacque anche l’albero; ma quando Cosima aprì la finestruola vide uno spettacolo indimenticabile: centinaia di uccelli svolazzavano sui rami battuti dal sole, e parevano d’oro e d’argento; ogni loro batter d’ali faceva cadere gocce simili a scintille; e ad ogni ago delle foglie era infilata una perla dai colori dell’iride. Pareva un albero magico, fatto di uccelli, di rubini, smeraldi e diamanti». 

Bibliografia
Grazia Deledda. I luoghi gli amori le opere, di Rossana Dedola (Avagliano editore).
Cenere, di Grazia Deledda, introduzione di Michela Murgia (Utopia editore)
In Sardegna con Grazia Deledda, di Rossana Dedola (Giulio Perrone editore)
 

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