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Grazia Deledda 5 | Premio Nobel

Grazia Deledda 5 | Premio Nobel
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L'ordigno piantato sulle grosse zampe del cavalletto, con quell'occhione sornione fisso sulla soglia della sua casa come a violarne il segreto, da principio l'ha spaventata: «Anche questo mi tocca fare?». Ma poi s'è rassegnata. E con quella sua cara semplicità e sicurezza di donna che sa sempre il fatto suo, s'è mossa per il vialetto del suo giardino fiorito di crisantemi, verso la macchina come verso un nemico che non si può evitare. Chi non ha sentito ragioni è stata la cornacchia, la ladruncola e affezionata compagna della scrittrice. Uccello sfuggente e dispettoso, a farlo posare davanti all'obiettivo non sono valsi né i richiami della Deledda né la terribile minaccia della scopa. È il solo abitante di questa casa che non sia stato toccato dall'affare del premio Nobel.
Così scrive il giornalista che va a intervistare e fotografare Grazia Deledda. Insieme alla gatta Nerina, la cornacchia sta sempre sulla sua scrivania mentre lavora. Grazia Deledda riceve l’annuncio ufficiale di aver ricevuto il premio Nobel il 10 novembre 1927. Ci sono molti aneddoti su questo momento: pare che un addetto dell’ambasciata svedese abbia suonato al campanello del villino e la scrittrice, sorpresa dalla notizia, abbia risposto: la signora non è in casa. Un altro dice che, quando le viene annunciata la notizia, lei risponda semplicemente «Di già?». In realtà la Deledda attende questo premio da tempo, è dal 1912 che, ogni anno, viene proposta, ma arriva nella terna finale senza vincere. Non tutti sono contenti di questo premio, soprattutto Ada Negri e Matilde Serao. Grazia e Palmiro, lasciandosi alle spalle invidia e rancore, arrivano a Stoccolma il pomeriggio di venerdì 8 dicembre con il treno, mentre c'è un’eclisse totale di luna. Hanno viaggiato per tre giorni in uno scompartimento di seconda classe senza cuccetta, ammirando dal finestrino le grandi fattorie svedesi. Quando viene premiata ha pubblicato ventisette romanzi, sedici raccolte di racconti, poesie, drammi teatrali e ha tradotto anche dal francese delle opere di Honoré de Balzac. Grazia è stata la prima donna italiana e la seconda donna in assoluto, dopo la svedese Selma Lagerlöf, a ricevere questo riconoscimento. Questa la motivazione che fu data: «per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano». Nel suo brevissimo discorso Grazia Deledda ringrazia solo il Re senza mai nemmeno menzionare Mussolini, in spregio del fascismo. Questo è il discorso che Grazia Deledda fa davanti ai sovrani di Svezia, e a tutto il mondo: «Sono nata in Sardegna. La mia famiglia, composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca. Ma quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei.Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se va per la terza volta, lascialo in pace perché è un poeta. Senza vanità anche a me è capitato così. Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruì una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani. Ho vissuto coi venti, coi boschi, colle montagne. Ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo. Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente. Ho visto l’alba e il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne, ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo. E così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo».

Bibliografia
Grazia Deledda. I luoghi gli amori le opere, di Rossana Dedola (Avagliano editore).
Cenere, di Grazia Deledda, introduzione di Michela Murgia (Utopia editore)
In Sardegna con Grazia Deledda, di Rossana Dedola (Giulio Perrone editore)

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