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«Un'organizzazione militare Così i 'no vax' fanno adepti»

«Un'organizzazione militare Così i 'no vax' fanno adepti»
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con Norma Rangeri
Allora, professore, partiamo dagli ufo, da Bill Gates, dal 5G o dalla teoria dell’annientamento della popolazione perché su questo pianeta iniziamo ad essere tanti?
«Ci vada piano con l’ironia, c’è gente che crede in modo irriducibile a tutto questo», ammette Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina e Bioetica, all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e associato al Centro etica e integrità nella ricerca del Cnr.

Ecco, appunto, ma quanti sono? Chi non ha fiducia nei vaccini e perché?
Ci sono due categorie: gli 'esitanti' che, in periodo non pandemico, sono il 10-15% della popolazione e oggi il 20-30%, non si immunizzano ma sono aperti al dialogo; e poi i no vax che in periodo non pandemico si stimano nel 3-5% e oggi sono tra il 7 e il 10%: sono inconvincibili, fanno dell’antivaccinismo una marca identitaria.

Pochi ma si fanno sentire.
Sono in grado di attirare l’attenzione e di sedurre gli esitanti molto più della grande maggioranza di chi crede nella scienza.

Un pilastro dell’antiscienza riguarda i tempi ristretti con cui sono stati prodotti e autorizzati i vaccini. Che ci dice a riguardo?
Per i vaccini questa critica è sempre stata sollevata, anche dopo sperimentazioni standard. In questo caso, invece degli abituali 3-5.000 volontari ne sono stati utilizzati almeno tre volte di più. E quando ormai siamo a milioni di dosi somministrate i riscontri sono positivi.

D’accordo. Ma chi non ha fiducia nei vaccini insiste sul fatto che i veri problemi si verificheranno in futuro.
Il meccanismo psicologico dei no vax è sempre quello: non potendo dimostrare effetti avversi nel presente rimandano al futuro, cioè ad un tempo indimostrabile. Questo è un classico delle bufale no vax.

Ammetterà però che effetti avversi ci sono stati...
Certo. Ma anche l’acqua può essere letale.

Prego?
Se un tizio ne beve in eccesso dopo una maratona può morire. Ma vengo alla domanda. L’Aspirina ha un numero di reazione avverse superiore di 2.500 volte rispetto al vaccino. Mangiare uova è più rischioso. Noccioline, arachidi, latte hanno provocato conseguenze peggiori. I farmaci hanno rischi. Ma in medicina occorre pesare il rischio con il beneficio. Almeno sulla carta.

Sulla carta?
Il nostro cervello ha grande difficoltà a pesare i rischi con i benefici, è 'disadatto'. Per questo tanti genitori, messi di fronte alla scelta di vaccinare o meno i figli, decidono di non decidere, cioè non scelgono.

Un altro tema no vax: i vaccini incidono sul Dna. Lo avrà sentito?
Anche questo non è vero. Nessuno dei vaccini in circolazione interagisce con il nucleo della cellula dove risiede il Dna, di conseguenza non c’è possibilità di modificazione del codice genetico. È un’altra bufala. Tuttavia, quando abbiamo letto che i vaccini – sia quelli a vettore virale, sia quelli a Rna – erano stati definiti 'genetici', siamo tutti saltati sulla sedia. Quando si usa la parola 'genetica' si va incontro ad un’ondata di rifiuto, come nel caso, anche questo errato, degli Ogm. Perché l’idea che il nostro organismo possa essere modificato è la paura di Frankenstein, è la paura della scoperta che sfugge di mano, altera il destino umano e finisce per sottometterlo o deviarlo. È una paura ritornante che toglie lucidità rispetto alla falsità di cui si parla.

Quali altre bufale l’hanno colpita?
Bella la battuta di chi si fa fotografare poco dopo la puntura e dice: 'Ora il mio cellulare prende meglio', alludendo al fatto che il vaccino contenga un nanochip 5G, che sarà in grado di controllarci. Ma, come le dicevo, anche le battute possono far breccia negli sprovveduti e diventare 'realtà'. Pure quest’idea è ciclica, penso alle critiche della vaccinazione antivaiolosa nell’Inghilterra dell’’800 dove ci si scagliava contro lo Stato che inoculava qualcosa di sconosciuto nel corpo dei cittadini. Oggi questa idea viene integrata dalle teorie complottiste e cospirative attraverso i social.

I no vax sembrano sfruttare la rete a meraviglia.
Si comportano come un esercito. Promuovono le fake news e specifici sottogruppi le rilanciano in modo marziale. Sono gerarchici, si distribuiscono a grappolo. La loro è una comunicazione internazionale pervasiva ed efficiente.

Quante vite salveranno i vaccini dal Covid-19?
Posto l’indice di letalità tra il 2,5 e il 3%, in modo brutale si potrebbe rispondere che questa percentuale di popolazione sarebbe mancata senza vaccini. Ma la questione è più complicata perché tra 0 e 30 anni il rischio è quasi inesistente, poi cresce fino ad attestarsi tra il 12 e il 15% negli 80enni con patologie concomitanti. Nelle fasce fragili avremmo perso una generazione intera. Sarebbe stata un’ecatombe. Inoltre, senza vaccini e quindi senza immunità di gregge, questo virus avrebbe potuto restare 'cattivo' anche per 4-5 anni prima di esaurirsi. Dopo la Spagnola che provocò tra i 70 e i 100 milioni di morti (1918-1920), lo stesso ceppo di virus, l’H1N1, è tornato molte volte nei decenni successivi, seppur meno virulento, proprio perché c’è stata una immunità naturale della popolazione e non una ottenuta con i vaccini.

Che succederà in autunno?
Il rischio zero non esiste. E, come afferma lo psicologo cognitivo Gerd Gigerenzer, la società occidentale è analfabeta riguardo al rischio. Le epidemie non si spengono con l’interruttore. Una coda di letalità, anche se ridotta, ci sarà. Dobbiamo stabilire qual è la soglia entro la quale una società può convivere col virus. Se, poniamo, per 20 o 25 decessi chiudiamo il Paese, non va bene. Come ci poniamo con i 30 milioni di morti da Hiv, con quelli da cancro, malattie cardiovascolari o influenze stagionali? Dobbiamo contemperare il rispetto per ogni decesso con quello per il 99% della società che non è colpita e che ha bisogno di futuro. I media ci aiutino: se ossessivamente leggiamo solo di decessi e contagi, ripartire sarà complesso.

intervista con Andrea Grignolio di Vito Salinaro - Avvenire

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