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Tifa Fiorentina, adora LeBron e Tarantino, voleva fare il biologo: il Berrettini privato

Tifa Fiorentina, adora LeBron e Tarantino, voleva fare il biologo: il Berrettini privato
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Con Carlo Bonini
Il papà di Matteo insegnava tennis in un villaggio in Sicilia assieme a Fiorello. Alla fidanzata Tomljanovic ha insegnato a cucinare la pasta cacio e pepe. Gli piace la letteratura americana: ecco chi è il primo finalista italiano di Wimbledon

Una domenica per due. Prima Matteo, poi Roberto e i suoi ragazzi. Berrettini a Wimbledon, gli azzurri a Wembley. Un’ora e un quarto di Tube, la metropolitana londinese, meno di 20 km. Ma se la Nazionale la conoscono tutti, magari Matthew, all’inglese per una volta giusto per geolocalizzarlo, un po’ meno. E allora scopriamolo, o riscopriamolo.

PAPÀ
Buon sangue non mente. Papà Luca infatti faceva il maestro di tennis nei villaggi vacanze, insieme a Fiorello. E proprio un’estate a Brucoli, in Sicilia, ha conosciuto Claudia, la mamma di Matteo. Che è poi stato spinto a giocare dal fratello minore, Jacopo, anche lui tennista. Proprio grazie ai suoi consigli Matteo è entrato nel Circolo della Corte dei Conti, guidato da Raoul Pietrangeli, e poi nel Circolo Canottieri Aniene, sotto l’egida di Vincenzo Santopadre che è tuttora il suo coach. Lui e Jacopo si allenano insieme (hanno debuttato in doppio ad aprile 2021, al Sardegna Open) e sono molto legati. Matteo è inoltre tifoso della Fiorentina, passione ereditata dal nonno paterno. Nonna brasiliana e di Firenze, ma accento e cuore romanissimi. Ha frequentato il liceo a Montesacro. La città preferita quindi: “Ovvio, la mia Roma” ha raccontato Matteo.

PASSIONI
Ama la letteratura americana: Bukowski, Bunker, Hemingway, e poi anche il cinema, soprattutto Tarantino. Django Unchained è uno dei suoi preferiti. Dopo il regista di Kill Bill, è passato ai maestri: Kubrick, Sergio Leone, Sorrentino, con “L’uomo in più” e poi ovviamente la “Grande Bellezza”. Infine Nanni Moretti, che non conosceva. Cinema non solo come passatempo, ma come approccio al tennis. Il desiderio di conoscenza lo fa ragionare, impara, si sente arricchito.E ama anche leggere: “Il libro preferito? Per chi suona la campana di Hemingway”. E la musica: “Ascolto un po’ di tutto”. Si è definito un curioso, ma “troppo perfezionista”. Delle donne ammira la purezza, tra gli altri sport gli piace il basket, soprattutto la Nba, e tifa “per la squadra dove gioca LeBron James”. Tra gli italiani invece punta su Gigi Datome. A scuola gli piaceva la storia ma non la chimica. Da piccolo voleva fare il biologo.
La finale a Wimbledon è il naturale passo in avanti che ricalca le orme di quello precedente, la semifinale agli Us Open 2019, quando dovette inchinarsi a Rafa Nadal. Il ragazzo impara in fretta dai propri errori. Lavora su di se da quando era un ragazzino, aveva 16 anni. “Merito di una intuizione di Santopadre, che mi conosceva e che ha voluto per Matteo un percorso diverso — ha spiegato in passato il mental coach Stefano Massari —. Vincenzo ha puntato sulla crescita personale del ragazzo oltre che su quella tecnica”. Santopadre aveva capito che per Matteo, che seguiva da quando aveva 13 anni, ci voleva qualcosa di straordinario, proprio come il suo giocatore: “È sempre stato curiosissimo – ha spiegato il coach —. È un ragazzo che ascolta, elabora, e poi mette in pratica con una velocità impressionante”.

RAGAZZA
Tornando alle donne, attualmente sta con una collega, Ajla Tomljanovic. Hanno passato il periodo di pandemia insieme, a Boca Raton, in Florida. Lui le ha insegnato a cucinare, trasmettendole la passione per il cibo italiano, in particolare per i suoi piatti preferiti, la pasta cacio e pepe e aglio, olio e peperoncino. Senza dimenticare l’amatriciana. Tra di loro parlano in inglese, come hanno detto in un’intervista a Sky Sport: “Ma quando litighiamo io parlo in italiano. Lei dice che quando parlo inglese in una scala da 1 a 10 sono da 8, quando parlo italiano sono da 10”. “Ecco perché sto cercando di imparare l’italiano”, ha detto sorridendo la croata naturalizzata australiana. Domenica naturalmente sarà in tribuna. A soffrire. E a tifare. Probabilmente in italiano, sicuramente le imprecazioni. Sperando non ce ne sia bisogno.

Massimo Oriani – la Gazzetta dello Sport
 

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