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Gkn, prima notte di occupazione: «Stiamo qui la fabbrica è nostra»

Gkn, prima notte di occupazione: «Stiamo qui la fabbrica è nostra»
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con Carlo Bonini
Ore 1.30. Beppe è stanco. Per allontanare il sonno mangia un salatino. Ha i pantaloni corti strappati, una maglietta blu, le infradito ai piedi. È seduto dentro la portineria dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio, quella dove fino a poche ore prima c’era la vigilanza aziendale e dove adesso ci sono gli operai licenziati che stanno occupando la fabbrica. Adesso è lui che controlla i monitor di sorveglianza. È lui che apre e chiude i cancelli. È lui che decide chi far entrare in azienda e quali prodotti far uscire. E anche lui, come tutti gli altri operai, lo ribadisce: «Da qui non uscirà nemmeno uno spillo. L’azienda è nostra».

Beppe, come tutti i 422 lavoratori della multinazionale di proprietà del fondo inglese Melrose Industries, ha scoperto di essere stato licenziato, venerdì mattina, leggendo la chat degli operai. Una doppia beffa per lui, perché proprio ieri avrebbe festeggiato i 25 anni di lavoro dentro Gkn. «Ricordo ancora quel 9 luglio del 1996, avevo appena smesso di fare il fornaio, mandai il curriculum alla Gkn e fui preso. Ero un ragazzino, ricordo la prima volta che entrai nel gigantesco capannone, ebbi quasi paura, mi trovai di fronte una broccia (un macchinario per la lavorazione, ndr) enorme, pensai che sarebbe stato meglio scappare». Invece quel lavoro è diventato rapidamente la sua vita. E adesso Beppe è qui, insieme a tutti gli altri, a passare la notte dentro la fabbrica, per aggrapparsi all’ultimo residuo di speranza. Da operaio a occupante. La prima notte nell’azienda sotto sfratto comincia con un’assemblea pubblica ai cancelli. A prendere la parola il lavoratore e sindacalista Dario Salvetti. Ha una maglietta con su scritto «Collettivo di fabbrica — Lavoratori Gkn Firenze». Sale su una sedia come se fosse su un palco: «Portiamo le nostre famiglie a vedere le celle dove lavoravamo, spieghiamo loro quanto siamo affezionati a questi luoghi». E poi: «Questa vertenza non deve restare isolata perché tanta gente in questi giorni sta perdendo il lavoro».
(...)

Jacopo Storni - Corriere della Sera

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