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Gettoni di Letteratura

Cesare Pavese 3 | Al confino

Cesare Pavese 3 | Al confino
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«Arrivato Brancaleone. Albergo Roma. Spedite soldi spese impianto. Segue espresso. Cesare»
Il 5 agosto del 1935 Pavese invia questo telegramma alla sorella Maria. È appena arrivato a Brancaleone Calabro, dove viene mandato al confino per tre anni. Anche se in seguito, per una richiesta di grazia fatta a suo nome, gli ultimi due anni gli verranno condonati. L'accusa è quella di antifascismo, accusa a cui segue il carcere, prima a Torino e poi a Roma, e la condanna. In quegli anni Pavese intrattiene rapporti con i militanti del gruppo Giustizia e Libertà, è amico di Leone Ginzburg e di altri intellettuali antifascisti, mentre le retate, a Torino, si moltiplicano. Ma soprattutto è coinvolto nelle attività clandestine del Partito comunista dalla giovane Tina Pizzardo, una matematica che lui chiama “la donna dalla voce rauca” e di cui è innamorato. La donna, che era stata la compagna di Altiero Spinelli, gli aveva chiesto di poter usare il suo indirizzo per ricevere la corrispondenza di alcuni esponenti dell'antifascismo. Lei era sotto sorveglianza, perché era stata arrestata anni prima. La mattina del 13 maggio a casa di Pavese piomba la polizia, perquisiscono ogni angolo, trovano una delle lettere incriminate. Una volta scoperti dalla polizia fascista, la cosa costa allo scrittore il carcere prima e il confino poi. «Stefano seduto davanti al sole della soglia ascoltava la sua libertà, parendogli di uscire ogni mattina dal carcere», scrive così Pavese nel romanzo breve di ispirazione autobiografica intitolato Il carcere. Di tutte le lettere che scrive dal confino, vengono conservate le minute, rilegate in un quaderno con la copertina nera. Ma quando riceve la grazia e sa che può tornare a Torino resta in silenzio, non commenta, non riesce a esultare. Mentre scende dal treno porta con sé due valigie piene di appunti, su cui ha lavorato al confino. Il suo amico più caro, Sturani, lo va a prendere, Pavese gli chiede dove sia la donna dalla voce rauca e apprende che lei non l'ha aspettato, si è sposata. Lo scrittore si trincera dietro un silenzio ancora più denso, che dura diversi giorni. Si chiude nel suo studio in via Lamarmora 35, non tocca cibo, cercando di elaborare la sua forte delusione, il suo ennesimo dolore. Da quando è tornato a Torino, è uno dei principali collaboratori della casa editrice Einaudi. Con il suo libro d'esordio, Paesi tuoi, inaugura una delle più importanti collane einaudiane dal titolo “i Narratori contemporanei”, e di Einaudi è anche direttore, durante gli anni della guerra. Non volle, per molti anni, sottomettersi a un orario d’ufficio, accettare una professione definita; ma quando acconsentì a sedere a un tavolo d’ufficio, divenne un impiegato meticoloso e un lavoratore infaticabile: pur serbandosi un ampio margine d’ozio; consumava i suoi pasti velocissimo, mangiava poco e non dormiva mai, dice di lui Natalia Ginzburg, che lavora con lui, come anche Elio Vittorini; è Pavese a scoprire Italo Calvino, che lo considererà per sempre il suo maestro. Durante l'occupazione tedesca si rifugia in un paese del Monferrato, da sua sorella, ma subito dopo la Liberazione torna a Torino, si iscrive al partito Comunista e comincia a collaborare all'Unità. In quegli anni scrive e pubblica le sue opere di maggior successo. Ces o Pav, come lo chiamavano gli amici, e come firma le lettere, aveva ricevuto proprio durante il confino la notizia della pubblicazione di Lavorare stanca. La prima edizione della sua maggiore opera poetica, nel 1936, conteneva quarantacinque poesie ed era stata sottoposta a provvedimenti da parte della censura fascista, anche se non aveva riferimenti politici espliciti. Pavese arricchisce il corpus, lo modifica, e viene pubblicato, completo, da Einaudi nel 1943. Ecco l'incipit della poesia che dà il nome alla raccolta: «Traversare una strada per scappare di casa/ lo fa solo un ragazzo, ma quest'uomo che gira/ tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo/ e non scappa di casa. / Ci sono d’estate /pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese / sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge / per un viale d’inutili piante, si ferma. / Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?».

Bibliografia essenziale
Davide Lajolo, Il «vizio assurdo». Storia di Cesare Pavese (minimum fax)
Cesare Pavese, La scoperta dell'America (Nutrimenti)
Cesare Pavese, Lavorare stanca (Einaudi)
 

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26/07/2021

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