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Carramba che Italia! Gli Azzurri volano in finale

Carramba che Italia! Gli Azzurri volano in finale
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Con Carlo Bonini
La Nazionale conquista la finale degli Europei battendo la Spagna 5-3 ai rigori dopo 120 minuti di sofferenza e l’illusione del vantaggio di Chiesa nella ripresa. Morata pareggia e poi sbaglia dal dischetto prima dell’urlo liberatorio di Jorginho. Mancini ci riporta a Wembley per sfidare la vincente di Inghilterra-Danimarca
DALL’INVIATO A LONDRA. Come agli Europei di tredici anni fa. Solo che questa volta al cielo arriva l’urlo dell’Italia. Battiamo la Spagna ai rigori, il risultato dice 5-3, ma traduce solo in parte la sofferenza che diventa estasi quando Jorginho, il fedelissimo di Mancini, manda in buca il tiro che ci porta in finale domenica sera a Wembley (la quarta europea dopo 1968, 2000 e 2012) contro la vincente di Inghilterra-Danimarca. Un’impresa ed è giusto chiamarla così, il percorso di espiazione dopo il fallimento mondiale è ora giunto al termine a prescindere da come andrà a finire questa magnifica avventura. Roberto Mancini salta sotto la curva («Ma non è ancora finita»), Vialli lo segue: quanta strada hanno fatto questi due amici e quanta ne ha fatta questa squadra che sembra non finire mai, che non perde da 33 partite e che nella notte più difficile ha sofferto, remato controcorrente davanti a una Spagna che ha il futuro in mano, ma quanto al presente deve mettersi in coda.
l buco con la menta intorno. Ricorda quella vecchia pubblicità lo schieramento di Luis Enrique: il buco con la Spagna intorno. Visto il poco combinato da Lukaku contro gli azzurri, il ct decide di lasciare in panchina Morata e di sostituirlo con il marchio di fabbrica, il falso nueve così da non dare a Chiellini e Bonucci punti di riferimento. Come ormai ci ha abituato l’Italia parte piano, ma stavolta non sceglie, è obbligata. La Roja fa quello che le riesce meglio, gestire il pallone. Gli azzurri sbandano, le difficoltà di Jorginho e Verratti sono quelle di tutta la squadra. Mancini chiede di accorciare le distanze tra i reparti, in effetti la Spagna domina in lungo e soprattutto in largo. Pedri spedisce cartoline, ma non sempre chi le riceve sa che farsene. Primo tiro della Spagna dopo 15 minuti e il 78% di possesso palla; secondo tiro e qui ci vuole tutta la bravura di Donnarumma per sventare il destro di Olmo. Se Chiesa gira come una trottola senza costrutto, almeno sulla fascia sinistra Emerson Palmieri e Insigne punzecchiano la difesa spagnola. Il problema resta in mezzo al campo dove i due registi hanno perduto il copione: Pedri si appiccica a Jorginho come una maglietta bagnata e Verratti più che spazi trova uno spartitraffico come Busquets. Chiudiamo con un solo tiro in porta in 45’ e non è neanche male, traversa scheggiata da Emerson.
Primo tempo di sofferenza ma in fondo senza troppi guai e pure la ripresa comincia allo stesso modo. Busquets sbaglia dalla lunetta, ed è qui che l’Italia arpiona il vantaggio. La Spagna è sbilanciata, Chiesa, fino a qui in difficoltà, da un rimpallo millesima un destro a giro che Unai Simon vede solo quando è in rete. Wembley esplode, Luis Enrique inserisce un centravanti, Morata, e Mancini lo toglie, fuori Immobile e dentro Berardi con Insigne che si mette nello spazio centrale. Il gol azzurro è più di un petardo, la Spagna pare tramortita, ma la combinazione Olmo-Morata affetta la nostra difesa. Minuto 81, a nove dalla finale. Parità griffata Juventus. Fuori Insigne, dentro Belotti: dobbiamo ricominciare. L’Italia sembra più stanca e i supplementari sono il miglior approdo possibile. La Spagna non rinuncia a giocare, ma è più “sporca” di prima. Logico. Un paio di mischie da paura in zona Donnarumma, la Roja che ci domina e anche adesso ci toglie quella poca aria che ci è rimasta. Il secondo supplementare è un lungo e stretto corridoio che porta alla gloria. Locatelli e Olmo sbagliano il primo rigore, Belotti, Bonucci e Bernardeschi sono infallibili, Morata no. La firma è di Jorginho, uno per tutti, tutti per l’Italia.

Paolo Brusorio – la Stampa
 

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