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Prima Pagina - Il governo smantella Anpal, in stallo le misure per l'occupazione

Prima Pagina - Il governo smantella Anpal, in stallo le misure per l'occupazione
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con Stefano Zurlo
 L’Anpal si avvia ad essere una scatola vuota. Proprio nel momento in cui l’Agenzia nazionale per le politiche attive - nata il primo gennaio 2016 - servirebbe di più per rilanciare la formazione e l’occupabilità dei lavoratori, grazie anche al copioso supporto dei fondi Ue ordinari e straordinari come il Recovery. Il cambio di governance di Anpal deciso dal ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) - e destinato a vedere la luce nell’imminente decreto Sostegni bis - ne farà decadere cda, direttore generale e il discusso presidente Mimmo Parisi. Al loro posto un commissario straordinario, forse Raffaele Tangorra, segretario generale del ministero con il Conte II e ora con Draghi. Ma quale sarà l’effetto su 2,5 milioni di disoccupati, 14 milioni di inattivi, un milione di percettori del Reddito di cittadinanza in attesa delle tre proposte di lavoro e sugli esuberi che si materializzeranno dal primo luglio, quando le grandi imprese saranno di nuovo libere di licenziare?

Il rischio flop esiste. Un’Anpal ridotta ai minimi termini, svuotata del prestigioso Fondo sociale europeo - 27 miliardi nel 2021-2027 - trasferito armi e bagagli al ministero del Lavoro, di fatto serve a poco. Si torna indietro di sei anni, cancellando il Jobs Act di Renzi che nel 2015 creò l’Anpal convinto poi di vincere il referendum costituzionale e riportare la competenza sulle materie del lavoro dalle Regioni a Roma. E invece lì sono rimaste, con banche dati che non si interfacciano, centri per l’impiego in affanno, esempi virtuosi e disastri, navigator prima isolati e osteggiati, poi usati poco e male. Indietro tutta, dunque. Qualcuno nei corridoi romani di via Veneto - sede del ministero del Lavoro - già indovina come finirà: «Vedrete che tra un po’, forse in legge di Bilancio, Anpal sarà sciolta». Nessun problema per i 300 lavoratori: i ricercatori ex Isfol tornano a fare ricerca negli enti, gli altri sono ex dipendenti del ministero.

In casa Anpal c’è chi prepara le valigie. Di sicuro Mimmo Parisi, con biglietto business questa volta di sola andata per il Mississippi (gli hanno consigliato di dire: «Un bene che l’Anpal sia commissariata, tanto così non funzionava»). Ma anche un gruppo di dirigenti, fin qui impegnati sui fondi Ue, pronti a tradurre le indicazioni del ministro Orlando che scippa ad Anpal «promozione e coordinamento dei programmi cofinanziati dal Fondo sociale europeo», dice la bozza di norma. Se ne occuperà la rinata direzione generale delle politiche attive, spazzata via dal Jobs Act.

Lo spaesamento in Anpal è palpabile. Molti ricordano che l’operazione inversa a quella di oggi - devoluzione di poteri e risorse dal ministero all’Agenzia - durò un anno e mezzo. Ora però il momento è delicato. Anpal deve chiudere la programmazione dei fondi Ue 2014-2020, aprire quella 2021-2027, impostare il programma di Industry Academy (come lo chiamava l’ex ministra Catalfo) o Scuole di mestiere (ribattezzate da Orlando), ovvero patti territoriali per formare le professionalità cercate dalle aziende. La norma prevede poi tempi non immediati per il nuovo assetto di Anpal, quando invece serve correre: 45 giorni per riscrivere lo Statuto, 60 giorni per nominare il nuovo “direttore” al posto del presidente e il cda a tre membri, di cui uno espressione delle Regioni e tutti e tre senza compenso né gettoni, solo rimborso spese.

Ancora più bizzarra la fine di Anpal Servizi Spa, società in-house di Anpal. Anche qui un tuffo nel passato. Le sue azioni tornano al ministero dell’Economia, come quando si chiamava Italia Lavoro (erede della Gepi, ex partecipazioni industriali in anni ‘70-‘80), prima che il Jobs Act nel 2016 la portasse sotto Anpal. Non si capisce questa retromarcia, sebbene vigilanza e indirizzo spetteranno comunque al ministero del Lavoro. Un tassello però che corrobora l’ipotesi di una possibile implosione di Anpal per lasciare in piedi solo Anpal Servizi: 1.000 operatori che fanno da raccordo e cinghia tra ministero e Regioni con i centri per l’impiego e i navigator (di cui sono tutor). Funzione che potrebbe ancora far comodo.

Valentina Conte - La Repubblica

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