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Funivia del Mottarone, tre fermi

Funivia del Mottarone, tre fermi
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Con Francesca Sforza
Fermati Luigi Nerini, amministratore della società Ferrovie del Mottarone che gestisce la funivia, Gabriele Tadini, direttore del servizio ed Enrico Perocchio, capo operativo del servizio. La procuratrice Olimpia Bossi: sapevano che la cabina viaggiava senza freni dal 26 aprile, giorno della riapertura

Ci sono i primi indagati, e i primi fermi nell’inchiesta sulla tragedia della funivia del Mottarone.

Ad appena due giorni dall’incidente che è costato la vita a 14 persone e al termine di una giornata decisiva per una parte significativa dell’inchiesta, la Procura di Verbania — con una svolta rapida, e clamorosa — iscrive alcuni nomi nel registro degli indagati ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e disastro colposo.

E dispone il fermo per Luigi Nerini, amministratore della società Ferrovie del Mottarone che gestisce la funivia; Gabriele Tadini, direttore del servizio, ed Enrico Perocchio, capo operativo. Secondo le parole della procuratrice, Olimpia Bossi, sapevano che la cabina viaggiava senza freni. E lo sapevano dal 26 aprile. Secondo gli inquirenti, quindi non si è trattato di una fatalità. O almeno, non solo.


«Hanno ammesso, guasto ignorato per soldi»
La decisione è arrivata dopo la tornata di interrogatori, che si sono susseguiti fino alle prime ore del giorno nella caserma dei carabinieri di Stresa.

La procuratrice, alle 4.10 di mattina, ha spiegato che gli indagati erano «materialmente consapevoli» che la cabina viaggiava senza freni sin dal 26 aprile, giorno della riapertura. «Il freno non è stato attivato volontariamente? Sì sì, lo hanno ammesso», ha detto il tenente colonnello Alberto Cicognani, nella mattinata.

L’analisi dei reperti ha permesso agli inquirenti che indagano sull’incidente alla funivia del Mottarone di accertare che «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso».

E in particolare, ha permesso di accertare che è stato messo il «forchettone» — ovvero il dispositivo che consente di disattivare il freno: un divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainante — e non è stato rimosso.

Un gesto «materialmente consapevole» per «evitare disservizi e blocchi della funivia. Il sistema presentava delle anomalie e avrebbe necessitato un intervento più radicale con un blocco se non prolungato consistente».

Quegli interventi tecnici — ha spiegato la procuratrice — erano stati «richiesti ed effettuati», uno il 3 maggio, ma «non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare»: «nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale».

Quella che la procuratrice definisce una scelta «molto sconcertante» è stata portata avanti pur di evitare una riparazione adeguata del sistema frenante che probabilmente avrebbe portato a una lunga chiusura dell’impianto, le cui casse erano state messe già a dura prova dal lockdown.

L’ipotesi
A far spezzare la fune «traente» della funivia del Mottarone, a far correre senza freni la cabina per centinaia di metri a oltre 100 all’ora fino a precipitare nel vuoto per oltre 50 metri schiantandosi a terra è stata una concomitanza di più fattori, come sempre avviene negli incidenti.

Non è ancora chiaro perché la corda d’acciaio si sia rotta, ma se la cabina non si è fermata immediatamente come avrebbe dovuto è perché qualcuno ha disabilitato almeno uno dei due freni di emergenza bloccandolo (come dimostra una foto dei rottami, l’altropotrebbe essere saltato nel disastro) con un «forchettone». E questo può essere dovuto solo a un «errore umano».

Perché l’incidente si sia verificato proprio intorno alle 12 di domenica, quando la funivia aveva già fatto alcune corse tra Stresa e il Mottarone, saranno le consulenze che verranno disposte nelle prossime ore dal procuratore di Verbania Olimpia Bossi e dal pm Laura Carrera a spiegarlo, precisando se è intervenuto un fattore esterno o se il cavo era danneggiato.

Giuseppe Guastella - il Corriere della Sera 

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