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Prima Pagina - Europa e Italia dicano no all'«apartheid dei vaccini»

Prima Pagina - Europa e Italia dicano no all'«apartheid dei vaccini»
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Con Federico Fubini
Caro direttore,
apartheid significa «qualsiasi tipo di emarginazione attuato nei confronti di persone o gruppi considerati diversi o inferiori». Non è un caso che il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), abbia detto che il mondo ha raggiunto una situazione di «apartheid dei vaccini», aggiungendo che siamo passati dal nazionalismo dei vaccini alla segregazione. Molte speranze aveva creato l’annuncio della Casa Bianca di sostenere la sospensione dei brevetti per i vaccini contro il Covid-19, di fatto andando incontro alle speranze dei Paesi in via di sviluppo, che capitanati da India e Sudafrica, l’ottobre scorso avevano avanzato una proposta ufficiale in tal senso presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), al fine di poter aumentare la produzione mondiale dei vaccini. Annunci a parte, da allora poco o niente è stato fatto e molte altre vite sono andate perse.
Per uscire dalla pandemia, la sospensione dei brevetti sui vaccini è condizione necessaria, ma non sufficiente. Occorre infatti che sia estesa a macchinari, materie prime e medicinali necessari alla produzione di vaccini e farmaci per la cura del virus. Inoltre, se davvero stimiamo la salute come un diritto umano fondamentale e un bene comune, non sono rinviabili investimenti massicci nella sanità pubblica per sconfiggere il virus e prevenire future pandemie.
Big Pharma sostiene che la sospensione dei brevetti inficerebbe la spinta delle aziende alla ricerca e innovazione. La realtà è che la ricerca sui vaccini è stata largamente finanziata con risorse pubbliche (9 miliardi di dollari dal Governo Federale Usa a Pfizer, addirittura il 97% da Ue e Stati a Oxford/AstraZeneca). Ciò rende ancora più iniquo che, negli ultimi 12 mesi, AstraZeneca, Pfizer e Johnson & Johnson assieme abbiano distribuito 26 miliardi di dollari in dividendi e riacquisto delle proprie azioni. Tanto quanto sarebbe costato vaccinare 1,3 miliardi di persone, ovvero tutta la popolazione africana.
Perciò sconcerta che i leader delle più grandi economie mondiali parlino di «licenza volontaria » dei brevetti, indebolendo di fatto la proposta di Stati Uniti, Sud Africa, India e molti altri paesi. La licenza volontaria è già utilizzata (Russia, Cina, ma anche AstraZeneca) e oramai sappiamo che non basta. Se è vero che si esce dalla pandemia solo tutti insieme, è urgente mettere in atto una strategia di condivisione dei saperi scientifici, delle tecniche di produzione e una cooperazione internazionale per prevenire, contenere e sconfiggere il Covid-19.
Oggi l’Italia, presidente di turno del G20, ospiterà a Roma il Vertice mondiale sulla salute, coorganizzato con la Commissione europea. Obiettivo del Summit è l’adozione della 'Dichiarazione di Roma' e la proposta di un Trattato per la prevenzione di future pandemie. Se la messa in comune di saperi e risorse non sarà alla base dell’impegno per rafforzare la cooperazione multilaterale, il G20 avrà perso un’altra occasione di mostrare una vera leadership. L’Unione Europea nove anni fa ricevette il premio Nobel per la pace con la motivazione di «aver contribuito a trasformare la maggior parte dell’Europa da un continente di guerra in un continente di pace». La 'Dichiarazione di Roma' rappresenta l’occasione per dimostrare che l’Europa è veramente un continente di pace, capace di trasmettere valori di solidarietà durante la crisi più grave che il mondo sta attraversando dal 1945. A nome di milioni di lavoratori del settore salute nel mondo che ho l’onore di rappresentare, chiedo che i princìpi fondanti dell’Europa siano riflessi nella Dichiarazione, che si investa nella salute pubblica, che i brevetti sui vaccini e su altre medicine essenziali alla lotta al Covid siano sospesi. Meglio di me, papa Francesco ha detto: «Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!». L’Europa, e con essa l’Italia, ricordi i suoi valori e non sia complice dell’apartheid dei vaccini.
Segretaria generale Public Services International (Psi)

Rosa Pavanelli - Avvenire
 

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