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Draghi ferma il Pd sulla dote ai 18enni

Draghi ferma il Pd sulla dote ai 18enni
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Con Federico Fubini
Anche il ministro del Lavoro Orlando difende la proposta: «È un grande tema di democrazia». I Dem avviano anche una battaglia contro gli stage non retribuiti e lanciano un nuovo contratto di apprendistato

Poche ore prima dell’evento La precarietà non è destino. Una riforma per il lavoro dei giovani, organizzato dal Partito democratico, il segretario Enrico Letta ha fatto una proposta che ha monopolizzato il dibattito politico: una tassa di successione progressiva per i patrimoni che superano un milione di euro con la quale finanziare una dote economica per i 18enni. Nel centrodestra, sia di governo che di opposizione, si sono sollevate le barricate. Ma è lo stesso Mario Draghi ad aver cassato in partenza la proposta dei Dem: «Non ne abbiamo mai parlato, non l’abbiamo mai guardata, ma non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli».
Anche nello stesso Pd si sono sollevate delle resistenze nei confronti della proposta arrivata dalla segreteria: l’ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci ha scritto su Twitter di condividere la risposta del presidente del Consiglio. Ad ogni modo, il tema è stato al centro del dibattito sulla precarietà dei giovani, trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Pd, e al quale hanno partecipato, tra gli altri, Letta e il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Il segretario ha esordito dicendo che, con questa proposta, «noi mettiamo i giovani al centro della nostra azione, sono loro la parte più colpita dalla pandemia: quei giovani delusi e in difficoltà. Per questo abbiamo messo in campo la nostra proposta della dote ai 18enni, non da finanziare con il debito, che ripagherebbero loro, ma con una richiesta all’1% più ricco attraverso la tassa di successione».
Letta ha sottolineato anche la necessità di investire sui contratti di apprendistato: «Basta allo stravolgimento dell’uso degli stage. Se sono un falso modo di assumere le persone, non vanno bene per niente – aggiungendo che -quello del Pd è un impegno complessivo per i giovani». I Dem vogliono proporre di bloccare gli stage non retribuiti, gli stage non collegati alla scuola o all’università frequentata, sostituendoli con l’apprendistato. Ma, soprattutto, la riforma imbastita dal Pd prevede l’introduzione di una nuova retribuzione minima crescente – in deroga al ccnl di settore -, con scatti precisi per gli aumenti. Ancora; un innalzamento e un’espansione degli obblighi di conversione dell’apprendistato a tempo indeterminato e la decontribuzione totale per l’apprendistato. Infine, l’introduzione di due ulteriori finestre per la chiusura del contratto.
«Un fisco che sposta il peso dal lavoro alla rendita e al patrimonio è più favorevole alle nuove generazioni, per ragioni intuitive – ha detto il ministro Orlando a proposito dell’idea della dote ai 18enni lanciata da Letta -. Quello che ha proposto Letta è un punto di partenza importante per una riflessione più complessiva su questo: a favore di chi andranno le ricadute degli investimenti dei prossimi anni? È un grande tema di democrazia: se i giovani hanno avuto di meno è evidente qualcuno ha avuto di più». Orlando ha anche ribadito il suo impegno per correggere lo sfruttamento e il lavoro precario: «Siamo contro ogni forma di sfruttamento del lavoro e del caporalato che ha dispiegato una sua pervasività anche nell’ambito del lavoro intellettuale. Come rimmaginiamo il giorno dopo la pandemia? Siamo tutti d’accordo che non debba essere come prima, dobbiamo evitare che non sia peggio».

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