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Perdita, distanza, memoria 

Perdita, distanza, memoria 
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Pagina 3 con Edoardo Camurri
Sguardi | “Bassa è sempre bassa…Lei sta rasa a terra per necessità e per modestia”. Marco Belpoliti nel suo libro Pianura, percorre la pianura padana nei suoi aspetti poetici, recuperando una sorta di geografia sentimentale. Vedere significa dimenticare, allontanarsi. Evoca le fotografie della memoria del grande Luigi Ghirri e richiama l’altro cantore di quella terra mobile senza struttura fissa: Gianni Celati, con la sua mente mai ferma che “continuamente corre verso qualcosa che cerca, pur tornando sempre al punto di partenza”. Esattamente come la pianura padana, dove tutto è allargamento dello sguardo senza tempo. Da Doppiozero.

Memoria /1 | Misurarsi con il passato della Shoah è difficile, eppure la sua memoria dovrebbe servire proprio a sentire quella storia come uno scomodo, doloroso e insopportabile portato che appartiene a tutti. Per proteggere la vulnerabilità della memoria, il rito del ricordo, che sistema la coscienza, non basta. Elena Loewenthal scrive: “bisognerebbe provare a fare qualcosa di diverso, farla diventare narrazione”, avvicinarsi nel percepire, “sentire” per ridurre o vincere ogni distanza, da La Stampa

Memoria /2 | Primo Levi, Nedo Fiano, Liliana Segre, Sami Modiano, Piero Terracina, Luciana Nissim, Shlomo Venezia e altri sopravvissuti ebbero bisogno di diversi anni prima di trovare la a forza di raccontare, prendere distanza da quegli eventi drastici per riuscire a “trasformare i fatti in ricordi”. Ora che i testimoni diretti dell’orrore stanno scomparendo, diventa sempre più centrale la questione della “postmemoria”, solo così facendo si eviterà il rischio che torni il silenzio. Francesco M. Cataluccio sul Foglio.

Atto d’accusa | Antonio Rezza, propone l’obiezione di coscienza del teatro, settore indennizzato ma anche eclissato dal Governo, considerato non esistente e in rapporto contraddittorio e sterile con i talenti più vivi di oggi. Pronostica il rientro ad un pessimo teatro provato in fretta e denuncia le responsabilità di un ambiente disunito per convenienza e imbavagliato con il denaro statale. Con sdegno ferocemente etico rifiuta i surrogati del video e della tv, che declassa la tecnica a ricreazione, per gente che appassisce nella propria abitazione. Ne scrive il critico teatrale Renato Palazzi su Domenica Sole24Ore.

Oltre la diretta 26/1/2021

Libri | Da qualche tempo si parla di Holocaust fatigue, di stanchezza verso i discorsi sull’Olocausto, percepiti come rituali e ripetitivi. Valentina Pisanty, semiologa e studiosa della Shoah, ha affondato le mani in questa materia delicata. Con il suo recente libro I Guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe , si rivolge ai “guardiani della memoria”: la sua tesi è che tra retorica sbagliata e il riemergere della xenofobia ci sia una stretta correlazione. Daniele Lo Vetere su La letteratura e noi

Precarietà | “Non c’è niente di più triste del funerale di un povero. Perché il povero comincia a essere sepolto in vita”. Giuseppe Rizzo utilizzando le citazioni tratte da “Le vite che nessuno vede” della giornalista brasiliana Eliane Brum ci fa vedere la morte a Roma e il funerale (organizzato dalla comunità di Sant’Egidio) di Mario, la cui famiglia era implosa e lui finito per strada dormiva in un androne dove una mattina è stato trovato senza vita. Morto di freddo. “La differenza maggiore è che il funerale del povero è triste più per la sua vita che per la sua morte”, da Internazionale.

Il brano che accompagna la puntata è “Artistry in Rhythm”, dal CD del 2003 “Standards of the Big Band era Chapter 2” nell’interpretazione del Franco D’Andrea Trio, con Franco D’Andrea al pianoforte, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Massimo Danzi alla batteria.
 

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