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Il Montenegro senza Djukanovic

Il Montenegro senza Djukanovic
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Con 41 voti su 81 il Parlamento montenegrino ha votato la fiducia al nuovo governo guidato da Zdravko Krivokapic. Il Montenegro senza Djukanovic, e poi Israele, l'accordo con il Marocco e il rischio di nuove elezioni.

Con 41 voti su 81 il Parlamento montenegrino ha votato la fiducia al nuovo governo guidato da Zdravko Krivokapic, a 4 mesi dalle elezioni legislative che hanno portato a una sconfitta storica i socialdemocratici (Dps) di Milo Djukanovic, al potere da quasi trent’anni. Il sostegno arriva da una coalizione eterogenea che riunisce diversi partiti filo-serbi di cui il principale è il Fronte democratico. Le priorità del nuovo governo sono riforme, sviluppo economico e stato di diritto mentre il nuovo premier ha confermato la continuità in politica estera riguardo al processo dell’adesione all’UE e alla permanenza del paese nella NATO. Krivokapic ha promesso che avrebbe modificato la controversa legge sulla libertà religiosa voluta da Djukanovic, che poi si è trasformata in un boomerang per l’ex premier. Non sono mancate le critiche: l’opposizione sottolinea la presenza di ministri legati alla Chiesa ortodossa. Fra i nomi più discussi quello di Jelena Borovinic Bojovic, ministra della Salute, che ha partecipato ai funerali del metropolita Amfilohije, trasformatisi in un grande focolaio, senza rispettare le misure di contenimento del covid. 

Venerdì 11 dicembre alle 11.00 Roberto Zichittella ne parla con Francesco Martino, Corrispondente di Osservatorio Balcani e Caucauso dai Balcani. 

Inoltre: In Israele rischia di cadere il governo, l'attuale coalizione non tiene più, e il Parlamento ha approvato una mozione preliminare per nuove elezioni. Intanto l'Accordo di Abramo gonfia le vele a nuovi legami commerciali, turistici, tecnologici e diplomatici tra due antichi nemici, gli Emirati Arabi Uniti e Israele. La chiamano già Dubai Fever e sta portando le migliori imprese israeliane nella capitale emiratina.

Ne parliamo con Ariel David, giornalista, collaboratore del quotidiano Haaretz in collegamento da Tel Aviv.

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