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"Fate delle sciocchezze, ma fatele con entusiasmo"

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"Fate delle sciocchezze, ma fatele con entusiasmo"

“Fate delle sciocchezze, ma fatele con entusiasmo” (Colette)

Torna a trovarci la pianista Ingrid Carbone per presentarci Il nuovo lavoro discografico intitolato L’Enchantement Retrouvé, inciso su un gran coda Bechstein modello D della Collezione Fabbrini, contenente i quattro Improvvisi op. 90 e i sei Momenti Musicali op. 94 di Franz Schubert, uscito all’inizio del 2020 con l’etichetta Da Vinci Publishing, Japan, ha ricevuto un prestigioso Global Music Awards 2020 (bronze medal). Nel 2018 Ingrid Carbone ha fondato l’Associazione Musicale “Clara Schumann”, di cui è Presidente, che per il 2020 ha organizzato il Calabria International Piano Festival, annullato per la pandemia covid-19. Personalità eclettica, tra le sue passioni la matematica, che l’ha portata a laurearsi a soli 21 anni con il massimo dei voti e la lode all’Università della Calabria. A 27 anni ha vinto il concorso da ricercatore all’Università di Bari. Autrice di diversi articoli scientifici, ha tenuto comunicazioni e conferenze su invito in Europa e al Fields Institute for Research in Mathematical Sciences in Toronto (Canada). Attualmente insegna Analisi Matematica all’Università della Calabria, dove ha anche ricoperto l’incarico di Presidente della Biblioteca Scientifica per diversi anni.

 “Provengo da quella che di solito si chiama una famiglia musicale: il mio nonno materno era violoncellista alla Scala, la nonna era insegnante di pianoforte; mio padre, quando mi vedeva trafficare con il suo registratore a nastro (intorno al 1960) mi raccontava delle sue conversazioni con Toscanini (all’inizio degli anni Trenta) a proposito del registratore a nastro d’acciaio (il Marconi-Stille), nelle quali il Maestro sosteneva che la registrazione e il montaggio avrebbero influenzato il futuro della musica. E mia madre era quella che, come ho raccontato altre volte, andava a disturbare Luigi Nono e Marino Zuccheri per far realizzare nello Studio di Fonologia della Rai di Milano effetti speciali per versioni radiofoniche di testi di Palazzeschi. Ho studiato chitarra classica, musica elettronica e composizione (con Luca Lombardi, al Conservatorio di Milano). Ho frequentato concerti e musicisti (anche come amici o collaboratori); certo, sono l’autore di quei libri sulla popular music, nonché uno dei componenti per lunghissimi anni – di un gruppo rock noto, gli Stormy Six, ma non ho mai lavorato per una delle grandi istituzioni della musica commerciale: per la Scala o i Pomeriggi Musicali, come membro del Consiglio di Amministrazione, si.” Oggi è con infinito piacere che avremo ospite Franco Fabbri per presentare il suo ultimo libro Non è musica leggera. Quella di definire una musica «al contrario» è una pratica più comune di quanto non sembri. Nell’Ottocento si dovette trovare un nome per la musica che non era d’arte né folk, e nacquero i concetti di popular music, di musica leggera, di musique de variétés. Ancora quarant’anni fa qualcuno la chiamava musica extracolta. E allora perché non definire la musica colta come quella musica «che non è leggera»? Spesso un cambiamento di prospettiva fa vedere le cose sotto un’altra luce. La prima parte di questo libro (con un’unica eccezione) contiene saggi su musiche nate fra l’inizio del Novecento e i primi anni Duemila, da Mahler a Donatoni, Sciarrino e Francesconi, passando per Ives, Bartók, Weill, Šostakovič, Schönberg, Bernstein, Glass, Zappa (lo Zappa «colto», naturalmente) e altri. La seconda parte contiene saggi teorici su musica e musicologia, che affrontano la musica eurocolta come una delle culture musicali del pianeta, non la sola. Non è musica leggera, appunto.

Marco Fumo è considerato uno dei migliori interpreti del repertorio pianistico Africano-Americano. Dopo una prima parte di carriera nella musica classica, dove ha raccolto anche molte soddisfazioni,  ha cominciato ad occuparsi di Ragtime agli inizi degli anni ottanta per poi analizzare attentamente  le origini di questo genere pianistico e le influenze che ha avuto sul periodo successivo, realizzando  così un repertorio che abbraccia circa un secolo di letteratura: dalle Danze Cubane di Saumell, Gottschalk e Cervantes no a Gershwin e Duke Ellington, attraverso vari compositori di Ragtime e di Stride Piano quali Joplin, Scott, Lamb, Matthews, Morton, Waller, Johnson, Jackson, Smith e tanti altri. Oggi ci presenta il duo ultimo lavoro discografico Reflections un percorso di oltre tre secoli con una parabola che parte da Domenico Scarlatti e arriva alla musica contemporanea di Francis Poulenc, Aaron Copland e Darius Milhaud dopo aver attraversato il primo Novecento di Igor Stravinski e Claude Debussy, il Brasile di Ernesto Nazareth, l'Argentina di Anibal Troilo e Eduardo Arolas, il jazz di Duke Ellington e Fats Waller e quella che potremmo definire la sua "comfort zone", vale a dire il territorio della musica colta afro-americana, popolato da personaggi come Scott Joplin, James P. Johnson, James Scott e Jelly Roll Morton. Un progetto pensato per mettere a confronto la musica di questi compositori attraverso un meccanismo particolare: presentare i diciotto brani come nove piccole suite composte da due movimenti.

Luca Mosso nell’approfondimento dedicato al cinema.

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