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Prima Pagina del 30 ottobre 2020

Prima Pagina del 30 ottobre 2020
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Con Piero Ignazi

Nizza, chi è l’attentatore Brahim Aoussaoui: il viaggio sul barchino e la fuga. «Era sempre al telefono»

 

ROMA Chi è stato con lui a bordo della nave Rhapsody, durante i giorni della quarantena sanitaria, racconta che Brahim Aoussaouitrascorreva gran parte del tempo al telefonino, e diceva di voler andare in Francia dove aveva dei parenti. Ma è ciò che intendevano fare — e probabilmente hanno fatto — la maggior parte delle centinaia di tunisini che il 9 ottobre scorso sono scesi dall’imbarcazione della flotta Gnv affittata dal governo italiano per raccogliere i migranti dagli hotspot di Agrigento e Lampedusa e portarli sul continente. Un piccolo esercito di circa 800 persone, approdate a Bari il giorno prima, giovedì 8 ottobre, raccolte in mare o arrivate in Sicilia con piccoli natanti che sfuggono ai controlli. Sono i cosiddetti «barchini», con dieci o al massimo venti passeggeri a bordo che continuano ad arrivare a migliaia ogni anno sulle coste meridionali, «porti chiusi» o «aperti» che siano.

l 20 settembre scorso, quando Aoussaoui è giunto a Lampedusa su uno di questi mezzi, ne sono arrivati ventotto. Che hanno scaricato almeno trecento migranti, quasi tutti tunisini partiti dal loro Paese. L’attentatore di Nizza era nascosto tra loro, quasi certamente già radicalizzato all’islamismo più estremo e violento, poiché è difficile immaginare che si sia convertito al punto di entrare in azione e uccidere tre persone in poco più di un mese; o addirittura in meno di tre settimane, nell’ipotesi che la conversione all’estremismo sia avvenuta in Francia. Ma nonostante l’altissima probabilità che abbia lasciato la Tunisia con le peggiori intenzioni, per le autorità locali e i canali di intelligence quel ragazzo di appena 21 anni era uno sconosciuto. Nessuna segnalazione a suo carico, e nessun avviso all’Italia sulla sua potenziale pericolosità.

Anche per questo a Lampedusa le procedure di fotosegnalamento di Brahim Aoussaoui sono filate via lisce. Nome, cognome, nazionalità, data di nascita, impronte digitali, scatti di fronte e di profilo, denuncia penale per «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato» (un reato per il quale quasi mai si arriva alla condanna e all’esecuzione della pena: ammenda da 5.000 a 10.000 euro), iscrizione sul registro degli indagati della Procura di Agrigento. Terminate queste operazioni, Brahim è stato accompagnato nell’hotspot dell’isola, per essere poi trasferito — il 25 settembre insieme ad altri 50 migranti — sulla Rhapsody, che aveva già preso a bordo altre 330 persone a Porto Empedocle.

Sulla motonave il tunisino ha trascorso le due settimane di quarantena imposte dall’emergenza Covid. Chi l’ha conosciuto in quei giorni ed è ancora reperibile, nei centri per i rimpatri o a qualche altro indirizzo noto, ha riferito ieri agli investigatori dell’anti-terrorismo che parlava spesso al telefono, ed era intenzionato a raggiungere la Francia. Se sia vero che lì avesse dei parenti, come dice, è da verificare. Così come è da chiarire con chi parlava: persone che si trovavano già Oltralpe, probabilmente, ma forse anche conoscenti o appoggi in Italia.

Alla fine del «confinamento» a bordo, l’8 ottobre, la Rhapsody è entrata nel porto di Bari, banchina 12, per le operazioni di sbarco. Ancora fotosegnalamenti e verifica dello status, tra aspiranti profughi richiedenti asilo e immigrati irregolari da rimpatriare. Ma gli accordi per la restituzione ai Paesi d’origine, Tunisia compresa, prevedono una procedura complessa, che in tempo di coronavirus è ancor più rallentata. Così il giorno dopo dalla nave sono scesi 405 migranti per i quali s’erano concluse queste operazioni: due arrestati finiti in carcere; 104 destinati a vari centri per il rimpatrio (quelli individuati come pericolosi, con precedenti o che destavano sospetti); 177 , di cui quasi la metà minorenni, nelle case di accoglienza; 122 con in tasca il decreto di respingimento dal territorio nazionale firmato dal questore. Da eseguire entro una settimana, ma nel frattempo in stato di libertà. Brahim Aoussaoui era tra questi. Oltre all’ordine di allontanamento aveva con sé un attestato della Croce Rossa per l’assistenza e i controlli ricevuti a bordo. Poi se ne sono perse le tracce. Indistinguibile nella diaspora degli espulsi rimessi in circolazione.

È ricomparso ieri nella chiesa di Notre-Dame a Nizza, con un coltello in mano, al grido «Allah è grande». Le indagini già avviate tra Francia, Italia e Tunisia cercheranno di ricostruire — a partire dal telefonino — il percorso e la rete dei contatti. Com’è avvenuto per altri terroristi omicidi sbarcati sulle coste siciliane: da Anis Amri (Berlino, 16 novembre 2016, 12 morti) ai fratelli Hanachi (Marsiglia, 1 ottobre 2017, due morti).

 

                                                                                            Giovanni Bianconi – il Corriere della Sera

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