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Prima Pagina del 29 settembre 2020

Prima Pagina del 29 settembre 2020
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con Stefano Feltri

Perché gli italiani non vanno via da casa prima dei 30 anni e gli svedesi a 17 e mezzo 

Italiani mammoni? Forse, ma non solo. A determinare il divario, infatti, sono soprattutto le politiche di welfare per i giovani e le opportunità offerte dal mercato del lavoro. 
Gli Stati in cui i giovani lasciano la casa dei genitori intorno ai 20 anni - se non prima come nel caso dei Paesi scandinavi - sono caratterizzati da quella che Maurizio Ferrera definisce come una politica familiare «capacitante», vale a dire una politica che aiuta i giovani a partecipare al mercato del lavoro, ad avere un reddito adeguato che consenta loro di mantenersi e crearsi una famiglia. Tra questi paesi rientrano Francia e Germania, dove i giovani si svincolano dai genitori intorno ai 23 anni e mezzo. 
L’età dell’addio al nucleo familiare d’origine (e quindi dell’«indipendenza», almeno abitativa) non è più alta solo in Italia, ma in tutta L’Europa meridionale, dove i giovani si trasferiscono in una loro casa intorno ai 30 anni: a Malta (29,9 anni), in Spagna a 29,5 anni, in Portogallo a 29 e in Grecia a 28,9 anni. 

Per i giovani italiani uno dei maggiori problemi è proprio inserirsi nel mercato del lavoro, come suggerisce l’ultimo rapporto Istat sui i giovani che non studiano e non lavorano. I cosiddetti Neet in Italia sono circa 2 milioni, pari al 22,2% dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni. Nella categoria rientrano sia il neolaureato «con alte potenzialità e motivazioni», che sta cercando un lavoro in linea con le proprie aspettative, sia il giovane che ha abbandonato presto gli studi, «con basso capitale sociale e forte esposizione alla demotivazione». La parola Neet spesso, infatti, non dà conto delle diverse situazioni che portano un giovane a essere disoccupato, alla ricerca di un lavoro o peggio rassegnato.
Tra il 2006 e il 2019 in 12 Stati membri dell'Ue l'età media è diminuita, in altri tra cui l’Italia è aumentata ed è rimasta invariata in due Paesi (qui i dati complessivi dell’analisi pubblicati da Eurostat). Il calo maggiore si riscontra in Lussemburgo (-6,1 anni), seguito da Estonia (-3,1 anni), Lituania (-2,8 anni) e Slovenia (-2,0 anni). L’aumento maggiore è invece stato osservato in Irlanda (+1,5 anni), seguita da Croazia (+1,3 anni), Bulgaria (+1,1 anni) e Slovacchia (+1,0 anni). In Italia, nel 2006, era di poco al di sotto dei 30 anni. In Austria e Romania, l'età media rimane invariata tra il 2006 e il 2019 (25,4 anni per l'Austria e 28,1 anni per la Romania).

In quasi tutti i Paesi europei le donne tendono a lasciare la casa dei genitori prima degli uomini. Nei paesi in cui i giovani lasciano la casa dei genitori in età più avanzata, la differenza di genere è più marcata. Ciò vale in particolare per la Bulgaria che ha una differenza di genere di 4,5 anni. Al contrario, nei Paesi in cui i giovani escono di casa prima, la differenza di genere è generalmente più attenuata. Svezia, Lussemburgo e Danimarca, a esempio, hanno registrato differenze di genere pari o inferiori a sei mesi (rispettivamente 0,4 anni, 0,3 anni e 0,5 anni). Il Lussemburgo è anche l’unico Paese in controtendenza. Sono, infatti, i ragazzi a lasciare per primi la casa paterna. 

Valentina Iorio - Corriere della Sera
 

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