Benvenuto in RaiPlay Radio. Questa la legenda per navigare tra i contenuti tramite tastiera. I link principali corrispondenti alle varie sezioni del giornale sono stati associati a tasti di scelta rapida da tastiera. Premere ALT + la lettera o il numero desiderat0 + INVIO: ALT + 1 = Vai al canale Rai Radio 1
ALT + 2 = Vai al canale Rai Radio 2
ALT + 3 = Vai al canale Rai Radio 3
ALT + 4 = Vai al canale Rai Radio Tutta Italiana
ALT + 5 = Vai al canale Rai Radio Classica
ALT + 6 = Vai al canale Rai Radio Techetè
ALT + 7 = Vai al canale Rai Radio Live
ALT + 8 = Vai al canale Rai Radio Kids
ALT + 9 = Vai al canale Isoradio
ALT + 0 = Vai al canale Gr Parlamento
ALT + P = Play - ascolta la radio

Maturadio

Una calda atmosfera

Una calda atmosfera
Ascolta l'audio
L'atmosfera e i cambiamenti climatici di Paolo Ballato.

Che cos’è l’atmosfera; effetti e caratteristiche dell’atmosfera; troposfera, stratosfera, mesosfera, termosfera ed esosfera; la circolazione atmosferica; i fenomeni meteorologici: cicloni e anticicloni, venti, precipitazioni; il clima e i cambiamenti climatici; paleoclimatologia. Editor per Rai Radio 3 Roberta Fulci.

Maturadio è un progetto di podcast didattici per la maturità promosso dal Ministero dell'Istruzione con la collaborazione di Rai Radio 3 e Treccani
Ideazione di Christian Raimo
La sigla di Maturadio è di Teho Teardo

Ciao, sono Paolo Ballato, sono un geologo e lavoro al Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre 
Sentiamo tanto parlare di cambiamenti climatici e di riscaldamento globale. La comunità scientifica è compatta: sappiamo che è un’emergenza, che il futuro dell’umanità è in pericolo, e che dobbiamo intervenire sui nostri stili di vita. Ma prima di tutto, per capire davvero che cosa sta accadendo, dobbiamo conoscere i meccanismi che regolano l’atmosfera. In questa lezione proveremo a capire com’è fatta l’atmosfera, che funziona ha e perché il riscaldamento del pianeta può avere conseguenze disastrose. 
La Terra è circondata da un involucro di gas: quest’involucro è ciò che chiamiamo atmosfera. E’ l’atmosfera terrestre che ha permesso, nel corso di centinaia di milioni di anni, che si creassero le condizioni per lo sviluppo della vita, e questo rende il nostro pianeta unico, almeno nel Sistema Solare. 

L’atmosfera protegge il nostro pianeta in molti modi diversi. 
1)    funziona come un enorme filtro: protegge la Terra dalle radiazioni nocive per gli esseri viventi, ma anche dall’impatto di meteoriti provenienti dallo spazio.
2)     Regola il riscaldamento da parte del Sole e quindi controlla il clima della Terra.
3)     Contiene la riserva di ossigeno necessaria alla maggior parte degli organismi per respirare e compiere le fondamentali funzioni vitali.
4)     Esercita un impatto sullo sviluppo topografico. Gli agenti atmosferici, infatti, plasmano la superficie terrestre, sia trasformando chimicamente le rocce, sia attraverso processi fisici di disgregazione, erosione, trasporto e deposizione dei sedimenti. 
5)    L’atmosfera influenza la superficie marina, scatenando onde e correnti attraverso i venti.
6)     Infine, l’atmosfera costituisce il mezzo attraverso cui si compie il ciclo dell’acqua, ovvero la continua circolazione delle acque tra il mare e le terre emerse, attraverso i processi di evaporazione, condensazione e precipitazione. 
Tutte queste interazioni mettono in evidenza l’interconnessione tra le diverse sfere (litosfera, idrosfera, atmosfera) all’interno di un’unica entità che è il sistema Terra. Grazie a questa interazione avviene uno scambio continuo di materia ed energia. All’interno di questi scambi si inserisce e si sviluppa un’altra componente fondamentale, la biosfera, cioè l’insieme di tutti gli esseri viventi, compresi noi esseri umani. 
Nel corso dei prossimi minuti parleremo delle caratteristiche dell’atmosfera, dei fenomeni meteorologici, dei cambiamenti climatici in atto, e anche di quelli che sono avvenuti nel passato.

L’atmosfera è una miscela di gas, impurità solide (pulviscolo) e liquide. Perché tutte queste particelle non si disperdono nello spazio? Semplice: sono trattenute dalla forza di gravità e perciò costrette a seguire la Terra nei suoi movimenti 
Questo involucro di gas si estende fino a 2000-2500 chilometri, diventando sempre più rarefatto verso l’alto. Nell’atmosfera sono riconoscibili diversi strati sovrapposti (chiamati, anche in questo caso, «sfere»). Ogni sfera ha caratteristiche diverse ed è separata dalla sfera successiva da una zona di transizione, chiamata «pausa». Le sfere sono: troposfera, stratosfera, mesosfera, termosfera ed esosfera. 
Si comincia con la troposfera, la parte più bassa dell’atmosfera: ha un’altezza media di circa 12 km (8 sui poli, 17 sull’Equatore). Comprende il 75% della massa di tutta l’atmosfera e quasi tutto il vapore acqueo presente nell’aria. Qui avvengono i principali fenomeni atmosferici: venti, nubi, precipitazioni ecc. In questo «strato» la temperatura diminuisce con l’altezza di circa 6 °C ogni chilometro.
Poi c’è la stratosfera, che si estende fino ad una quota di circa 50 km. Al suo interno l’aria è sempre più rarefatta. Il vapore acqueo e il pulviscolo diminuiscono; perciò qui non si formano le nuvole che portano alle precipitazioni. 
Nella parte più bassa della stratosfera c’è uno strato di ozono (tra i 20 e i 50 km di quota) che assorbe buona parte delle radiazioni solari ultraviolette: per questo nella stratosfera la temperatura aumenta. 
Dopo la stratosfera c’è la mesosfera che si estende fino a circa 80 km. Al suo interno i gas diventano molto rarefatti e aumentano in percentuale quelli più leggeri come l’ idrogeno e l’elio. La mesosfera contiene anche un gran numero di ioni. In questo strato la temperatura riprende a diminuire con l’altezza.
Poi arriva la termosfera, che si estende fino a circa 500 km. Qui l’aria è ancora più rarefatta, e la ionizzazione è ancora più intensa, tanto che viene definita anche ionosfera. Da questa regione in poi si ha un continuo aumento di temperatura con l’altezza. Avete mai visto un’aurora polare? Sono quegli effetti ottici che si osservano vicino ai poli. Ebbene, le aurore polari si verificano proprio quassù, nella termosfera. 
Infine, abbiamo l’esosfera, la parte più esterna dell’atmosfera, che arriva fino al confine con il vuoto siderale, a circa 2000-2500 km di altezza. Nella frangia più esterna, le particelle gassose non sono più attratte dalla Terra e non partecipano più alla sua rotazione.

Insomma, è chiaro che l’atmosfera non è un blocco omogeneo, ma è composta di tanti strati diversi tra loro che cambiano in funzione della quota. Ma di che cosa è fatta l’atmosfera? La composizione dell’atmosfera nei primi 100 km è ben conosciuta. L’aria che ci circonda e che respiriamo contiene in media oltre il 78,08% (in volume) di azoto. Il resto è quasi tutto ossigeno, ma ci sono anche argon anidride carbonica e altri gas (neon, elio, kripton, xenon, idrogeno, ozono, anidride solforosa, ammoniaca, ossido di carbonio ecc.).
Se la CO2, cioè l’anidride carbonica, è così poca, perché se ne sente parlare tanto in relazione all’inquinamento e ai cambiamenti climatici?  Il suo impatto sul clima è determinante, come vedremo tra poco. 
Negli strati più bassi dell’atmosfera, ed in particolare nella troposfera, l’aria contiene anche vapore acqueo (fino a circa il 4%), che proviene per la maggior parte dall’evaporazione dell’acqua degli oceani. L’acqua infatti nei suoi 3 stati (ovvero, vapore, liquidi e solido) è considerata la causa determinante della maggior parte dei fenomeni che si svolgono negli strati più bassi dell’atmosfera.
Nell’atmosfera ci sono anche polveri finissime, che provengono sia dalla superficie terrestre (come le ceneri degli incendi e delle eruzioni vulcaniche, le sabbie sottilissime, i fumi industriali ecc.), sia dallo spazio. Queste polveri costituiscono il cosiddetto pulviscolo atmosferico. 
La composizione dell’atmosfera, però, non è sempre stata la stessa. è cambiata nel tempo e i principali gas che la costituivano al momento della sua non sono quelli di oggi. Pensate che nell’atmosfera primordiale non c’era ossigeno!

L’atmosfera regola il riscaldamento della Terra da parte del Sole. Quasi la metà della radiazione solare in arrivo viene in parte riflessa verso lo spazio e in parte assorbita dall’atmosfera; l’altra metà raggiunge il globo terracqueo, e viene riemessa sotto forma di calore come radiazione infrarossa. 

Sicuramente avrete tutti sentito parlare di effetto serra. Esiste un effetto serra che non dipende dalle attività antropiche e va benissimo. Vediamo bene che cos’è. 
La differenza tra la radiazione solare, in entrata, e quella terrestre, in uscita, costituisce il bilancio termico globale del pianeta. La radiazione emessa dalla Terra è quella che dà il maggiore contributo al riscaldamento dell’atmosfera, perché viene intercettata e in parte trattenuta dall’atmosfera. Questo meccanismo si chiama effetto serra perché l’atmosfera si comporta proprio come il vetro di una serra: lascia passare le radiazioni luminose solari, ma intercetta le radiazioni termiche che provengono dal basso. L’effetto serra è un fenomeno naturale di grande importanza perché permette il mantenimento della vita sul nostro pianeta, che altrimenti sarebbe «troppo freddo»
Infatti, senza l’atmosfera la temperatura media terrestre sarebbe -18°C anziché gli attuali 15°C. E l’effetto serra nocivo? Tra poco vedremo anche quello. 

La quantità di radiazione solare che raggiunge la terra è funzione della latitudine. All’equatore l’angolo di incidenza dei raggi solari è perpendicolare alla superficie, mentre ai poli l’angolo di incidenza diventa quasi parallelo. Il risultato è che alle basse e medie latitudini, le radiazioni solari immagazzinate sono più di quelle emesse verso lo spazio. Questo fa sì che si inneschi un trasferimento di calore dall’equatore ai poli che provoca movimenti di grandi masse d’aria attraverso venti.
I movimenti delle masse d’aria sulla scala orizzontale risentono, dell’effetto della forza di Coriolis, e questo genera un sistema di venti prevalenti che spirano verso est, da 0 a 30°e da 60 a 90° di latitudine, e verso ovest da 30 a 60° di latitudine. I venti che spirano verso ovest sono detti zonali o occidentali e sono quelli che dominano alle nostre latitudini. In prossimità dell’equatore, la forte irradiazione provoca intenso riscaldamento delle masse d’aria ma anche evaporazione. La risalita di queste masse d’aria umide genera raffreddamento e quindi precipitazioni continue

Quando guardiamo le previsioni del tempo per decidere se progettare o no una gita, di fatto ci stiamo affidando a una serie complessa di calcoli che descrivono i parametri atmosferici. 
La pressione atmosferica è il rapporto tra il peso dell’aria e la superficie su cui grava. La pressione atmosferica dipende dall’altitudine, dalla temperatura e dall’umidità dell’aria. Le differenze di pressione atmosferica sono la causa dei movimenti di masse d’aria, ovvero dei venti. L’aria si muove sempre da un’area di alta pressione a un’area di bassa pressione.
Vi siete mai chiesti che cos’è l’anticiclone delle Azzorre che d’estate si cita spesso nelle previsioni meteo in TV? Le aree di alta pressione sono anche chiamate anticicloni. Sono punti in cui l’aria è relativamente più densa e quindi più pesante; perciò tende a spostarsi verso il basso e a muoversi verso le aree di bassa pressione. Nelle aree di bassa pressione − anche dette cicloni – l’aria è relativamente più leggera, (meno densa) e si sposta verso l’alto. Il suo posto viene preso dall’aria proveniente dalle zone ad alta pressione. 
È così che tra due zone di differente pressione si verifica il trasferimento di una massa d’aria, cioè un vento. L’aria quindi si muove dalle aree anticicloniche a quelle cicloniche. 
La circolazione atmosferica nella bassa troposfera dipende dalla presenza di aree stabili di alta pressione e aree di bassa pressione temporanee. Per esempio, nell’emisfero settentrionale in estate si formano zone di alta pressione in prossimità delle Azzorre (eccolo, l’anticiclone delle Azzorre) e zone di bassa pressione nelle zone continentali delle medie alte latitudini. Questa configurazione genera stabilità meteorologica nelle aree del Mediterraneo
In alcuni casi si possono generare dei venti periodici, ovvero dei venti che possono soffiare alternativamente in verso opposto, perché si verificano inversioni fra le zone di bassa e di alta pressione. Una causa dei venti periodici è da ricercarsi nella diversa capacità termica tra rocce ed acqua. Ed è proprio per quello che in estate in spiaggia, arriva a rinfrescarci la brezza marina. 
In riva al mare, durante il giorno la terraferma e conseguentemente l’aria che la sovrasta si riscalda più rapidamente dell’acqua di mare. Questo genera, sulla terra ferma, una condizione di bassa pressione e quindi un richiamo di aria più fredda dal mare dove la pressione è più alta; la brezza di mare infatti generalmente inizia a soffiare dal primo pomeriggio quando l’aria è più calda.
Al contrario, di notte, la terra si raffredda più rapidamente dell’acqua di mare; per questo sulla terraferma si instaura la bassa pressione e quindi c’è un richiamo di aria più calda dal mare dove abbiamo una pressione maggiore.
Un processo simile, benché su una scala spaziale che va dalle coste della Somalia alla Cina Occidentale e con intensità enormemente superiori, avviene con i Monsoni Indiani. In estate le aree continentali asiatiche e soprattutto l’altopiano Tibetano si scaldano velocemente e questo genera bassa pressione che richiama le masse di aria umida dall’Oceano Indiano. In inverno, invece, avviene il contrario per cui il vento soffia dal continente verso l’Oceano Indiano. I monsoni sono quindi venti stagionali: è il significato stesso della parola “monsoni”, che significa stagione in arabo.
Ma che cos’è che scatena la pioggia, la neve o la grandine? 
La risposta è nella natura delle nuvole. Le nuvole sono dovute alla presenza di goccioline d’acqua o aghetti di ghiaccio in una massa d’aria. Si formano a causa della condensazione del vapore acqueo in eccesso quando la massa d’aria è satura. Se la temperatura di una massa d’aria satura di vapore acqueo diminuisce, il vapore in eccesso si condensa. 
Il risultato di questi processi è la formazione di goccioline liquide, del diametro di circa 1/100 di mm, o di microscopici cristallini e aghi di ghiaccio (che si formano a temperature inferiori agli 0 °C). Le goccioline di acqua si formano intorno ai nuclei di condensazione, particelle piccolissime di sali, polveri, ceneri ecc., che offrono una superficie su cui l’acqua può condensarsi.
A causa della loro leggerezza, le goccioline d’acqua e gli aghetti di ghiaccio rimangono sospesi nell’aria: è così che si forma la nebbia in prossimità del suolo e con spessore limitati, le nuvole ad altezze maggiori e con spessori più elevati.
La condensazione può avvenire per due motivi: 1) per aggiunta di vapore, grazie all’evaporazione (dal mare o da un lago, o da un fiume), o 2) per raffreddamento di una massa d’aria satura.
L’aria può raffreddarsi perché costretta a salire, ad esempio, per la presenza di alture o montagne o per l’incontro con una massa d’aria più fredda che essendo più densa tenderà ad incunearsi al di sotto della massa d’aria calda. 
Le precipitazioni si originano dalle goccioline d’acqua che costituiscono le nuvole. Quando le goccioline d’acqua, o gli aghetti di ghiaccio, che formano le nuvole raggiungono dimensioni tali da non poter più essere sostenute dall’aria, allora precipitano sotto forma di pioggia, neve o grandine.

A questo punto, abbiamo tutti gli ingredienti per parlare di clima e cambiamenti climatici. 
Il clima consiste nell’insieme delle condizioni atmosferiche che si susseguono nel corso dell’anno in un determinato luogo del globo terrestre. Il clima concorre a determinare gli aspetti del paesaggio, essendo uno dei principali responsabili della formazione del suolo nonché della distribuzione geografica della vegetazione e, sia pure in misura minore, degli animali. 
Il clima è cambiato molte volte nella storia del nostro pianeta, per cause naturali.
Negli ultimi centocinquanta anni, però, è stato registrato un marcato aumento della temperatura atmosferica globale con un aumento medio 1.5 °C, per cui la temperatura media della Terra è passata da 14 ad oltre 15°C. L’incremento medio della temperatura è stato più marcato a partire dagli anni Ottanta. Questo incremento vale per tutti i mesi, inclusi quelli invernali con grosse conseguenze sulla stabilità dei ghiacciai, come vedremo. Il 2019, per esempio, è stato il secondo anno più caldo dal periodo preindustriale. 
L’aumento medio delle temperature su scala globale è ben documentato. Lo dimostrano prima di tutto le stazioni meteorologiche a terra, che forniscono un registro storico continuo da oltre 150 anni. Dato però che le stazioni meteorologiche hanno una distribuzione spaziale limitata, si fa ricorso anche ai dati satellitari, che dagli anni 70 hanno permesso una copertura globale, incluse le aree polari e oceaniche meno accessibili. 
Questo riscaldamento potrebbe essere dovuto alla variazione dell’irradiazione solare? 
La risposta è no. L’incremento delle temperature non va di pari passo con la variazione dell’irradiazione solare, che ha una ciclicità di 11 anni. L’irradiazione infatti ha sì avuto un impatto sulla variabilità del clima, all’interno però, di una tendenza di riscaldamento evidente dovuta a cause da cercare altrove. Insomma, il riscaldamento non sembra imputabile a cause naturali.
Invece, l’aumento medio della temperatura è quello che ci si attende una volta considerato l’aumento della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera per via delle attività antropiche. 
I gas serra sono gas che trattengono il calore delle radiazioni solari impedendogli di tornare nello spazio. Fra questi figurano l’Anidride Carbonica (in aumento dal 1850), il Metano (in aumento dai primi del 1900), il protossido di Azoto (in aumento dagli anni Cinquanta). Per esempio, la CO2, è passata da circa 280 ppm in età preindustriale a 416 ppm (0.0416%), mentre il metano è passato da circa 800 a 1873 ppb (parti per miliardo; e il protossido di Azoto da 270 a 332 ppb (parti per miliardo). 
Nel caso di CO2 l’immissione in atmosfera è dovuta alla combustione di combustibili fossili (gas, carbone e petrolio) legata al crescente fabbisogno energetico mondiale, deforestazione, ed edilizia con la produzione di cemento. Nel caso di CH4, l’aumento è dovuto principalmente all’allevamento di bestiame e in parte minore all’agricoltura (coltivazione di riso) e all’estrazione dei combustibili fossili. Per il NO2 l’aumento è dovuto all’uso di fertilizzanti a base di azoto nell’agricoltura.
Questi dati sono considerati da oltre il 90% della comunità scientifica come una prova evidente del rapporto di causa effetto che c’è tra l’emissione antropica di gas serra con alto potenziale di riscaldamento e il global warming (riscaldamento globale).
L’aumento della temperatura ha conseguenze drammatiche sulla biosfera, come dimostrano per esempio il fatto che tante specie animali e vegetali siano costrette a spostarsi verso le alte latitudini, oppure le modifiche delle rotte migratorie degli uccelli, o l’ingresso di specie esotiche nel Mar Mediterraneo.
Il riscaldamento globale ha un impatto cruciale anche sulla criosfera con lo scioglimento delle calotte polari e l’arretramento dei ghiacciai, e sull’idrosfera con l’innalzamento del livello marino, come vedremo nella lezione dedicata all’idrosfera continentale.
I più scettici potrebbero chiedersi: ma non è già accaduto in passato? Magari è solo un processo naturale. Per rispondere a queste domande, diamo uno sguardo al clima del passato. 

La paleoclimatologia studia il clima del passato e le sue variazioni. La storia geologica, infatti, ci dice che il nostro pianeta è stato interessato da periodi glaciali e interglaciali. Negli ultimi 2,6 milioni di anni, per esempio, si sono susseguiti svariati periodi glaciali e interglaciali della durata di alcune decine di migliaia di anni. 
La storia climatica del pianeta può essere estratta dallo studio delle rocce sedimentarie provenienti da ambienti lacustri e marini, dalle stalattiti, dai fossili come i coralli e altri organismi di dimensione millimetrica che vivono negli oceani e sono chiamati foraminiferi, dai suoli del passato, e soprattutto dal ghiaccio che contiene le bolle di aria rimaste intrappolate al momento delle precipitazioni nevose. 
La memoria geologica registrata nelle “carote” di ghiaccio, cioè quei lunghi campioni di ghiaccio che è possibile prelevare scavando nei ghiacciai, ci permette di misurare direttamente la concentrazione dei principali gas serra della paleo-atmosfera ovvero di CO2 e CH4. 
Attualmente le carote di ghiaccio più antiche forniscono un prezioso registro continuo fino a 850.000 anni fa e documentano la presenza di 8-9 periodi glaciali e interglaciali che si sono susseguiti con una ciclicità di circa 100.000 anni. 
Durante i periodi glaciali abbiamo avuto valori minimi di CO2 fino 185 ppm, mentre durante i periodi interglaciali la concentrazione di CO2 si è attestata tra 250 e 300 ppm, ben al di sotto degli attuali 416 ppm. 
Il periodo interglaciale che stiamo vivendo è iniziato circa 12.000-11.000 anni, mentre l’ultimo periodo di massimo avanzamento dei ghiacciai nell’emisfero settentrionale è avvenuto circa 26.000-20.000 anni fa. Pensate che durante quel periodo la maggior parte del nord Europa era ricoperto da una coltre di ghiaccio spessa fino a 2.5 km. 

La nostra conoscenza del clima del passato, però, si estende ancora più indietro nel tempo anche se le lacune e le incertezze aumentano. Per esempio, la presenza di depositi glaciali a paleolatitudini equatoriale ha permesso di ipotizzare che alcune centinaia di milioni di anni fa ci siano stati dei periodi in cui la Terra era interamente ricoperta di ghiaccio (La teoria della Terra a Palla di Neve). 
Il registro paleoclimatico si fa meno lacunoso a partire dagli ultimi 65 Milioni di anni circa, anche se i dati di cui disponiamo non hanno la stessa continuità temporale di quelli forniti dalle carote di ghiaccio. Il record geologico ci indica un progressivo raffreddamento a partire da circa 50 Ma fino a 34 Ma, quando un brusco e repentino (0.5 Myr) raffreddamento di 4-5 gradi della temperatura media terrestre, ha dato luogo alla formazione dei primi ghiacciai sull’Antartide. 
A partire da quel momento le temperature sono rimaste relativamente costanti e l’Antartide è rimasto sepolto sotto una coltre di ghiaccio più o meno estesa e più o meno spessa.
Durante ultimi 3 Ma è iniziato un progressivo raffreddamento che ha dato inizio alle glaciazioni dell’emisfero settentrionali di cui abbiamo parlato.

Appare quindi evidente, come il nostro pianeta abbia assistito a drastici cambiamenti climatici con l’alternarsi di periodi freddi caratterizzati da estesi ghiacci e periodi più caldi detti interglaciali, soprattutto negli ultimi 3 milioni di anni.
Quello che stiamo vivendo oggi sulla nostra pelle, però, rappresenta un unico nella storia del pianeta, e non è compatibile con le variazioni climatiche naturali che si sono succedute nel tempo perché:
1)     Il riscaldamento è associato a valori di gas serra in atmosfera molto più elevati di quelli registrati negli ultimi 850.000 anni, e questi gas sono di origine antropica.
2)     Il riscaldamento non è associato a variazioni della radiazione solare che giunge sul nostro pianeta, come invece è avvenuto negli ultimi 850.000 anni
3)     Il riscaldamento sta avvenendo a velocità estremamente più rapide di quelle con cui sono avvenuti i riscaldamenti nel passato.

In questa lezione abbiamo fatto la conoscenza dell’atmosfera, l’involucro aeriforme che circonda la Terra ed è essenziale per la vita sul nostro pianeta, perché ci protegge dalle radiazioni solari, mantiene la temperatura media terrestre nell’intervallo di abitabilità, rappresenta la riserva di ossigeno, controlla i processi esogeni che scolpiscono il paesaggio, veicola il ciclo dell’acqua e attraverso le precipitazioni ridistribuisce la l’acqua sulla superficie terrestre alimentando l’idrosfera e la criosfera. 
L’atmosfera contiene gas serra come CO2, CH4 e N2O che, anche se in basse concentrazioni nell’ordine delle parti per milione o parti per miliardo, hanno un impatto fondamentale sul riscaldamento globale. L’aumento di temperatura medio di 1.5 °C registrato negli ultimi 150°C infatti va di pari passo con l’aumento della concentrazione dei gas serra di emissione antropica, piuttosto che con case naturali associate all’aumento della radiazione solare. 
Queste osservazioni sono considerate da molti scienziati come la “smoking gun”, la pistola fumante, ovvero la prova inequivocabile, dell’impatto antropico sul riscaldamento atmosferico globale in atto e dovrebbero fare riflettere sulla sostenibilità del nostro stile di vita. 
Studiare le variazioni climatiche del passato offre la possibilità di comprendere i meccanismi che controlleranno l’evoluzione climatica del nostro futuro più prossimo ancora una volta, “il passato è la chiave di lettura del futuro”.
 

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Filosofia | Immanuel Kant, Critica della Ragion Pura

Filosofia | Immanuel Kant, Critica della Ragion Pura

25/05/2020

Podcast di filosofia per l'esame di maturità letto da Gioia Salvatori
Il podcast è stato scritto da Tiziana Scalabrin e Paolo Pecere

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni
Ascolta Filosofia | Immanuel Kant: Critica della Ragion Pratica e Critica del Giudizio

Filosofia | Immanuel Kant: Critica della Ragion Pratica e Critica del Giudizio

25/05/2020

Podcast di filosofia per l'esame di maturità letto da Daniele Parisi
Il podcast è stato scritto da Paolo Pecere e Beatrice Latella

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni
Ascolta Filosofia | L'Idealismo, Fichte e Schelling

Filosofia | L'Idealismo, Fichte e Schelling

25/05/2020

Podcast di filosofia per l'esame di maturità letto da Luisa Merloni
Il podcast è stato scritto da Beatrice Latella e Paolo Pecere

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni
Ascolta Filosofia | Hegel: la fenomenologia dello spirito

Filosofia | Hegel: la fenomenologia dello spirito

25/05/2020

Podcast di filosofia per l'esame di maturità letto da Alessandra Chieli
Il podcast è stato scritto da Simona Menicocci e Paolo Pecere

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni

Caricamento...

Ascolta le dirette

Rai Radio 1

Rai Radio 2

Rai Radio 3

Rai Isoradio

Rai Radio 1 Sport

Rai Radio 2 Indie

Rai Radio 3 Classica

Rai Radio GR Parlamento

Rai Radio Kids

Rai Radio Live

Rai Radio Techetè

Rai Radio Tutta Italiana

Canali Overview
Apri lista canali

Riproduzione casuale Audio precedente Indietro di 15 secondi Ascolta Audio successivo Avanti di 15 secondi Ripeti
VolumeVolume off

Riproduzione casuale Audio precedente Indietro di 15 secondi Ascolta la diretta Avanti di 15 secondi Audio successivo Ripeti
VolumeVolume off Apri il player
Nessun risultato per