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Tik Tok, c'é Trump ?

Tik Tok, c'é Trump ?
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Il flop di Tulsa partito anche dai social per bambini e adolescenti mentre un mezzo come Google Docs diventa cruciale nella protesta antirazzista; intanto è guerra cibernetica nel Pacifico con l'attacco all'Australia (da parte della Cina).
Donald Trump  beffato  da quello stesso web che usa in modo spregiudicato a fini elettorali. Il flop del comizio a Tulsa è opera, almeno in parte, di migliaia di utenti adolescenti di TikTok e fan del K-pop, il pop coreano. Sono stati loro, rivela il New York Times, a sabotarlo, prenotando i biglietti anche con falsi nomi e numeri di telefono per poi non presentarsi. La loro campagna si è propagata rapidamente su altre piattaforme social come Twitter,   Instagram e Snapchat.   Ma  i social madia sono sempre più protagonisti della politica anche lontano da Tulsa.  Nella settimana dopo l’uccisione di George Floyd, centinaia di migliaia di documenti sono stati inviati e condivisi domandando giustizia, attenzione e un’istruzione più equa. In questo contesto Google Docs, lo strumento lanciato da Google nel 2012, è diventato il mezzo più utilizzato per protestare online perché garantisce equa condivisione dei materiali sul razzismo che tutti possono vedere, modificare e condividere.

Lunedì 22 Giugno alle 11.00 Anna Maria Giordano ne parla con Carola Frediani, giornalista, esperta di nuove tecnologie, autrice della newsletter Guerre di rete 

Inoltre: E' guerra cibernetica nel Pacifico. L'Australia ha reso noto di essere vittima di un sofisticato attacco informatico su vasta scala portato avanti da uno Stato, non ancora ufficialmente specificato. Il Primo Ministro australiano Scott Morrison ha fatto sapere che attacchi di questo tipo proseguono da diversi mesi e hanno colpito enti e organizzazioni, attività economiche e servizi essenziali, sia nel settore pubblico che in quello privato. Il premier non ha spiegato perché abbia deciso di denunciare il fatto soltanto ora. La Bbc cita esperti che si dividono nell’indicare Cina e Russia come principali sospettati, ma i più per la Cina e questo per due motivi: è uno dei pochi stati che si ritengono in grado di fare attacchi come quelli descritti da Morrison, e da diversi anni le relazioni fra i due paesi si sono fatte sempre più tese.  Insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Nuova Zelanda e Canada, l’Australia fa parte dell’alleanza “Five Eyes”: un accordo multilaterale che prevede la condivisione di una grande quantità di dati derivati dallo spionaggio elettronico.  Ne parliamo Magica Fossati, giornalista di  SBS  Radio  (Special Broadcasting Service) Network australiano multilingue  (da Melbourne).

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