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Maturadio

La forma dell'acqua 1

La forma dell'acqua 1
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L'idrosfera marina di Paolo Ballato.

Il ciclo dell’acqua; i movimenti dell’idrosfera marina: onde, maree, correnti e tsunami. Editor per Rai Radio 3 Roberta Fulci.

Maturadio è un progetto di podcast didattici per la maturità promosso dal Ministero dell'Istruzione con la collaborazione di Rai Radio 3 e Treccani
Ideazione di Christian Raimo
La sigla di Maturadio è di Teho Teardo

Ciao ragazzi, sono Paolo Ballato, sono un geologo, lavoro all’Università di Roma Tre presso il Dipartimento di Scienze, e oggi vi parlerò dell’idrosfera marina, ovvero degli oceani dei mari e dei lori continui moti.
L’idrosfera marina rende il nostro pianeta unico tanto che ha permesso lo sviluppo della vita. Il 71% della superficie terrestre, infatti, è occupato dall’acqua di mare e nessuno degli altri corpi del Sistema Solare ha un involucro di acqua come quello terrestre. 
Nonostante la Terra da satellite appaia come un pianete fondamentalmente blu, si stima che solo il 20% degli Oceani e dei suoi fondali sia stato esplorato. Paradossalmente abbiamo una conoscenza più approfondita della superficie marziana che dei fondali Oceanici. 
Questa massa liquida in perenne movimento trasporta materia ed energia attraverso tutto il globo, influenzando profondamente le terre emerse adiacenti. L’idrosfera marina, infatti, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento del delicato equilibrio dinamico del sistema Terra e riveste una notevole importanza ambientale ed economica. 

Vediamo perché: 
1.     modula il clima rendendolo più mite
2.    permette il trasferimento di calore dall’equatore alle medio-alte latitudini attraverso le correnti oceaniche
3.    ospita un’enorme massa di organismi e di ecosistemi 
4.     se gestita in modo sostenibile rappresenta una risorsa alimentare rinnovabile
5.     rappresenta una riserva d’acqua da desalinizzare per uso potabile
6.    ospita giacimenti di materie prime minerarie come i noduli polimetallici (ossidi di Mn, Ni, Co, Cu)
7.     offre opportunità energetiche rinnovabili attraverso lo sfruttamento del moto ondoso e delle maree 
8.     rappresenta un’attrazione turistica 
9.    costituisce una via di comunicazioni e di commercio ed infatti ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione delle grandi civiltà antiche e moderne. 
 
La scienza che si occupa delle scienze del mare si chiama Oceanografia ed è una disciplina vasta e diversificata: descrive fenomeni fisici, chimici, geologici e biologici. 
Oggi ci occuperemo di moti dell’idrosfera marina che avvengono su scale di tempo e di spazio disparate: parleremo di moti indotti da fenomeni meteorologici, di maree, di correnti oceaniche e di tsunami.
 
Ma perché sulla Terra c’è tanta acqua? Potrà stupirvi sapere a questa domanda non abbiamo una risposta certa.
Una teoria suggerisce che l’acqua sia arrivata sulla Terra in forma di ghiaccio attraverso meteoriti e comete quando la temperatura del nostro pianeta era ancora molto elevata. Inizialmente l’acqua entrò a far parte dell’atmosfera terrestre in forma di vapore acqueo. Quando la riduzione della temperatura superficiale permise la condensazione del vapore in acqua liquida, si cominciò a formare l’idrosfera.
Un ulteriore contributo significativo di acqua sotto forma di vapore deriva dall’intensa attività vulcanica durante raffreddamento del pianeta e la formazione della crosta solida terrestre. 

Quando è comparsa tutta quest’acqua? 
La datazione delle rocce sedimentarie più antiche suggerisce che l’acqua ricoprisse la terra già 3.8 miliardi di anni fa. Altri studi, condotti sulle rocce più antiche sulla faccia della Terra finora rinvenute, suggeriscono per via indiretta la presenza di acqua allo stato liquido almeno da 4.4 miliardi di anni, magari sotto forma ancora di piccoli mari. Questo significa che sulla Terra c'era acqua a partire già da poche decine di milioni di anni dopo la sua formazione, che risale a circa 4.5 miliardi di anni fa.
Il ciclo dell’acqua o ciclo idrologico coinvolge tutto il «sistema Terra» e consiste in una serie continua di scambi fra i diversi serbatoi idrici del nostro pianeta, che contengono acqua ai tre diversi stati della materia, liquido, solido e aeriforme:
1)     liquido nei mari, nei fiumi, nei laghi, nelle falde idriche sotterranee;
2)     solido nei ghiacciai di montagna e nelle calotte 
3)    vapore acqueo soprattutto nell’atmosfera. 

Nel ciclo dell’acqua sono coinvolte tutte le componenti del sistema Terra: l’idrosfera, l’atmosfera, la litosfera e la biosfera. 
Il motore del ciclo dell’acqua è il Sole che emette di continuo una grande quantità di energia, sotto forma di radiazioni elettromagnetiche che, oltre a riscaldare il nostro pianeta, permettono che si verifichino i cambiamenti di stato dell’acqua e quindi lo spostamento tra i vari serbatoi naturali.
Vediamo ora i principali processi che caratterizzano il ciclo idrologico:
1. Cominciamo dall’evaporazione. Il calore del Sole provoca l’evaporazione di una parte dell’acqua superficiale degli oceani. Si formano così grandi quantità di vapore acqueo che entrano nell’atmosfera e vengono trasportate dai venti.
2. Poi abbiamo le precipitazioni. Raffreddandosi, il vapore acqueo condensa in minuscole gocce che formano le nuvole, che possono ritornare sulla superficie in forma di precipitazioni, ovvero, pioggia, neve o grandine. La maggior parte dell’acqua delle precipitazioni (circa 80%) ricade direttamente nel mare E il restante 20%, che fine fa?
3. Un po’ subisce evapotraspirazione: passa direttamente all’atmosfera per evaporazione o attraverso la vegetazione per traspirazione dalle foglie 
4. Una parte, invece, rappresenta il deflusso superficiale, ovvero scorre in superficie e, insieme all’acqua che deriva dalla fusione dei ghiacci e della neve, si raccoglie nei corsi d’acqua e confluisce in mare o in corpi idrici continentali come i laghi
5 Infine c’è il deflusso profondo: una parte dell’acqua caduta sulle terre emerse va a costituire le riserve sotterranee d’acqua: le falde idriche. L’acqua delle falde può raggiungere il mare o i laghi attraverso il deflusso profondo, oppure tornare in superficie ed alimentare il deflusso superficiale. 

Le risorse idriche totali della Terra sono enormi (circa 1,46 miliardi di chilometri cubi), e la maggior parte dell’acqua è salata (96% circa) e si trova negli oceani e nei mari. 
L’acqua dolce, invece, è immagazzinata sotto forma di ghiaccio nei ghiacciai e nelle calotte polari (3% circa), come acqua sotterranea nelle falde idriche per circa l’1%, e infine come acqua superficiale nei laghi e nei fiumi anche se in quantità relativamente modesta (0,01% circa). 
Infine, una piccola quantità d’acqua è contenuta nell’atmosfera, sotto forma di vapore acqueo (1 per mille) e nella biosfera nel corpo degli animali e delle piante (0.1 per mille).

L’idrosfera marina si muove continuamente. Si tratta di movimenti di ampiezza modesta rispetto alle dimensioni dei bacini che la contengono, e di velocità molto minore della rotazione terrestre. Questi movimenti, però, sono tutt’altro che trascurabili, sia per la loro continua azione di modellamento delle coste, sia per i loro riflessi sulla navigazione, sulla pesca e sulle opere marittime.
Fra i tanti movimenti del mare, ecco i principali:
-  le onde, che presentano comportamenti irregolari;
- le maree, che consistono in oscillazioni periodiche dell’intera massa marina; 
-  le correnti, che fanno capo alla grande circolazione oceanica globale;
- gli tsunami che si originano solo in occasione di ingenti e repentini spostamenti di acqua.

Vediamo meglio questi movimenti uno a uno. 

Il moto ondoso è dovuto principalmente all’azione del vento. Con le sue frequenti pulsazioni, il vento trasferisce parte della sua energia all’acqua producendo sulla sua superficie delle leggere increspature (onde capillari), che vanno aumentando progressivamente di dimensione, fino a che diventano delle vere e proprie onde forzate. Quando il vento cessa di spirare, l’azione delle onde non si smorza bruscamente ma si attenua lentamente. Per questo motivo è possibile osservare il mare agitato da onde anche in zone prive di vento. In questi casi si parla di onde libere.
Il comportamento e le caratteristiche del moto ondoso variano in funzione del vento ma anche in funzione della profondità del fondale.
In mare aperto, dove non si risente l’influenza dei fondali, si hanno onde di oscillazione. In queste onde le particelle d’acqua sono soggette a soli movimenti circolari.  Questo significa che l’acqua non si sposta lungo la direzione di propagazione delle onde. Questo moto circolare si esaurisce ad una profondità appena superiore alla metà della lunghezza d’onda delle onde del mare. Immaginate un gabbiano o un qualunque oggetto che galleggia in acqua: il moto ondoso lo farà oscillare senza trasportarlo.

Vediamo che succede se lasciamo il mare aperto e ci avviciniamo alla costa. 
A bassa profondità le particelle d’acqua risentono della presenza del fondale e le orbite circolari di superficie si allungano e diventano ellissi parallele al fondale. Sul fondale il moto ellittico si appiattisce così tanto da diventare un moto rettilineo alternato per cui si origina una corrente bidirezionale. Il sedimento del fondale viene quindi trasportato avanti e indietro dando luogo a quelle ondulazioni del fondale di pochi centimetri (note come ripples), che avrete sicuramente osservato sin da bambini in acqua con la maschera o durante la bassa marea. 
Il processo di frizione dovuto all’interazione tra onde e fondale provoca una perdita di energia nella parte inferiore dell'onda, che risulterà ritardato rispetto alla parte superiore. Questo porta alla formazione di onde di traslazione, quelle tanto amate e cercate dai “surfisti”, con le creste d’onda che rovesciandosi in avanti origineranno i classici frangenti di spiaggia: i cavalloni! Il flusso di ritorno, che generalmente si muove al di sotto l’onda in arrivo, prende il nome di risacca.

Ora che abbiamo passato in rassegna le onde, vediamo le maree. Se siete stati a Mont-st.Michel, in Francia, avete benissimo in mente l’effetto spettacolare e macroscopico che possono avere le maree. Il livello del mare si può alzare e abbassare in modo che nell’arco di poche ore un’isola può diventare penisola e poi tornare isola, e così via. 

A differenza del moto ondoso, che si verifica in modo irregolare e imprevedibile, il fenomeno delle maree ha i caratteri di un movimento periodico e quindi prevedibile. Le maree rappresentano innalzamenti e abbassamenti ritmici del livello del mare, causati principalmente da 2 fattori: 1) dall’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna e dal Sole sulla Terra, e 2) dall’inerzia dovuta al moto di rivoluzione del sistema Terra-Luna attorno al baricentro comune.
Il comportamento delle maree era già noto ai Greci e ai Romani, ma è solo dopo la formulazione della legge di gravitazione universale di Newton che è stato possibile interpretare il fenomeno in modo appropriato.

La Luna e il Sole esercitano un’attrazione gravitazionale sulla Terra. La Luna è più piccola del Sole, ma è molto più vicina al nostro pianeta e per questo esercita un’attrazione maggiore. Attratte dalla Luna, le acque, si sollevano, dando origine all’alta marea. Questo avviene sia dalla parte rivolta verso la Luna, che dalla parte diametralmente opposta. Nelle zone situate a 90° da quelle in cui si verifica l’alta marea, invece, lo spessore dell’acqua diminuisce, proprio perché l’acqua è richiamata verso le zone di alta marea. In questo caso si parla di bassa marea.
In pratica la superficie del mare assume l’aspetto di un’ellisse con 2 rigonfiamenti e 2 depressioni. 
Una località costiera è generalmente interessata in uno stesso giorno da due alte maree e due basse maree (regime semidiurno). Il periodo completo è di 24 ore e 50 minuti (giorno lunare) e non 24 ore, perché mentre la Terra ruota su se stessa, anche la Luna si muove attorno alla Terra e questo aggiunge uno sfasamento tra i due di 50 minuti al giorno. 
Il comportamento delle maree, in realtà, si discosta da questo schema a causa di vari fattori: 
1) le masse d’acqua sul globo non sono distribuite uniformemente,
2) la forma dei bacini e delle coste non permette alla marea di muoversi liberamente attorno al globo e
3) anche l’attrito dell’acqua gioca un ruolo.

Per tutti questi motivi alcune maree presenteranno 1 massimo e 1 minimo giornaliero (regime diurno) oppure 2 massimi e 2 minimi, ma con intensità diverse (regime misto).

La differenza tra l’altezza dall’acqua durante l’alta e la bassa marea è detta ampiezza di marea. Le ampiezze delle maree mutano nel corso di un mese, a causa delle variazioni delle posizioni reciproche della Terra, della Luna e del Sole. 
Infatti, nel fenomeno interviene anche la forza di attrazione da parte del Sole, che agisce in modo analogo a quella della Luna, anche se con intensità minore. Quando il Sole, la Terra e la Luna sono allineati (in corrispondenza della Luna piena o della Luna nuova) le forze attrattive esercitate sia dal Sole, sia dalla Luna si sommano e l’ampiezza di marea raggiunge i valori massimi (maree vive). Quando invece il Sole e la Luna formano un angolo retto rispetto alla Terra (Luna al primo o all’ultimo quarto), gli effetti attrattivi dei due corpi sulle acque in parte si annullano e le oscillazioni di marea sono minori (maree morte).
L’ampiezza delle maree dipende anche dalla dimensione e dalla forma dei bacini marini. Nel Mediterraneo l’ampiezza di marea è nell’ordine di qualche decina di centimetri. Nelle coste Nord Europee, Nord Americane Pacifiche, dell’Africane orientale e più in generale in zone caratterizzate da baie o golfi lunghi e stretti, le maree possono raggiungere ampiezze fino a 15-20 metri Nelle coste a fiordi norvegesi, il movimento dell’acqua attraverso passaggi stretti può essere associato a dei veri e propri vortici e gorghi: questo fenomeno si chiama Maelström. Forse, qualcuno di voi ricorderà la fine del Nautilus e del misterioso Capitano Nemo proprio in prossimità delle isole Lofoten, in Norvegia

Abbiamo visto onde e maree: è il momento delle correnti. Le correnti marine sono movimenti orizzontali costanti di masse d’acqua che hanno velocità propria e si distinguono dalle acque circostanti per salinità e temperatura. Salinità e temperatura sono due importanti caratteristiche delle acque marine e possono rappresentare il motore della circolazione marina. Vediamo ora quali sono le caratteristiche di salinità e temperatura e come variano.

La salinità indica la quantità totale di sali presenti nell’acqua. In 1000 g di acqua marina ci sono da 28 a 37 grammi di sale, mentre la salinità media dell’acqua marina è di 35 g, ovvero del 35‰. Pensate che se tutta l’acqua del mare e degli oceani evaporasse, si verrebbe a formare un deposito di sale spesso 45-50 m! 
Il sale presente in quantità maggiore è il cloruro di sodio, lo stesso che usiamo in cucina  e costituisce più di tre quarti del sale presente in acqua. Ci sono poi altri sali di Mg, Ca e K e infine elementi minori in piccolissime concentrazioni tra cui l’oro. 
La presenza degli elementi in soluzione nell’acqua di mare è dovuta sia a processi di degradazione chimica delle rocce della crosta terrestre, e quindi ai sali che arrivano in mare attraverso le acque continentali, sia alla degassazione dei magmi. La degassazione dei magmi, cioè la liberazione in atmosfera di elementi chimici provenienti dai magmi, spiega anche perché ci sono elementi molto abbondanti nell’acqua di mare che invece scarseggiano sulla superficie terrestre.
Oltre ai sali, l’acqua di mare contiene gas in soluzione, come Azoto che viene utilizzato dagli organismi per sintetizzare le proteine, l’Ossigeno fondamentale per la respirazione e molto abbondante nella zona fotica, ovvero di penetrazione della luce, e infine l’Anidride Carbonica che viene utilizzata dagli organismi per costruire gusci a base di carbonato di calcio C’è un dato molto importante: la concentrazione della CO2 in mare è sessanta volte maggiore di quella in atmosfera! Questo dimostra che il mare è un mezzo importantissimo di assorbimento di CO2 atmosferica. 
Il rapporto tra gli elementi che costituiscono l’acqua di mare è sempre lo stesso tra i diversi mari e oceani, e questo suggerisce che il processo di mescolamento delle acque oceaniche sia molto efficiente. La salinità dell’acqua di mare, invece ha valori massimi nella fascia intertropicale dove l’evaporazione è maggiore, e valori minimi lungo l’equatore dove le precipitazioni sono maggiori, in prossimità delle foci dei grandi fiumi e nelle regioni polari dove avviene lo scioglimento delle calotte e dei ghiacciai che lambiscono il mare.

Vi siete mai chiesti perché il mare è blu? La risposta ha a che fare con la temperatura. Il riscaldamento delle acque ha luogo soprattutto in superficie e nei primi metri di profondità. La luce, infatti, ha una scarsa penetrazione in acqua. Per esempio, la luce infrarossa viene velocemente assorbita contribuendo al riscaldamento dello strato superficiale dell’oceano (il 99% della radiazione è assorbito nei primi 3 metri e sicuramente l’avrete notato immergendovi in estate nell’acqua di mare). A 300 metri di profondità abbiamo solo la luce blu, ma al di sotto di questa profondità anche il blu viene convertito in calore. È per questo che l’acqua di mare ci appare blu e gli oggetti rossi in profondità sembrano grigi, ed è per questo che i sub per apprezzare i colori della biosfera in profondità, hanno bisogno di una luce bianca. 
La quantità di radiazione che penetra nell’acqua dipende da due fattori: 1) la trasparenza dell’acqua; 2) l’inclinazione dei raggi solari, che a sua volta varia con la latitudine, la stagione e l’ora del giorno. 
La temperatura dell’acqua varia con la profondità dando luogo ad una vera e propria stratificazione termica. Nei primi 2-3 metri, è più calda, poi è abbastanza uniforme per 400 metri circa (zona superficiale), quindi diminuisce sensibilmente fino a 1000 metri e a quel punto diminuisce lentamente attestandosi a temperature variabili da 0 a 3-4°C (zona profonda). 
All’Equatore alle Medie Latitudini la stratificazione è più evidente e questo impedisce lo scambio tra le acque superficiali e quelle profonde. Spostandosi verso le alte latitudini, invece, questo fenomeno sparisce le acque superficiali si mescolano con quelle profonde.

Ora che abbiamo visto la salinità e la temperatura delle correnti, andiamo a vedere come le correnti si originano. Ce ne sono di due tipi: quelle geostrofiche, più superficiali, e quelle termoaline, che interessano le acque profonde. 

Le Correnti Oceaniche dette Geostrofiche nascono nella zona superficiale (e quindi nei primi 400 metri delle correnti) per l’azione combinata del vento, della forza di gravità, dell’effetto della forza di Coriolis e dell’energia solare.
Una corrente geostrofica può essere paragonata a un grande fiume con temperatura e salinità diverse da quelle della massa d’acqua circostante in cui scorre. Queste differenze permettono all’acqua della corrente di non mescolarsi a quella in cui scorre. Nell’emisfero boreale la circolazione avviene in senso orario, in quello australe in senso antiorario. 
Le correnti geostrofiche influenzano il clima delle coste che lambiscono e partecipano al trasporto di calore dalle zone più calde a quelle più fredde del globo. Per esempio, la Corrente del Golfo si origina nell’area Caraibica e trasporta acqua calda fino alle coste Nord Europee. A largo di Miami la Corrente del Golfo si muove a circa 2 m/secondo (160 km/giorno) fino ad una a profondità di 450 metri per una larghezza media di 70 km. Il volume trasportato è di ben 300 volte superiore al flusso del Rio delle Amazzoni
E per via delle correnti geostrofiche, si sono formate vere e proprie isole di rifiuti plastici galleggianti soprattutto nei settori centrali delle correnti superficiali caratterizzate da centri di calma. 

La maggior parte della massa oceanica si trova al di sotto dei 1000 metri ed è interessata da movimenti orizzontali e verticali. Questa circolazione è controllata da differenze di densità che a sua volta sono controllate dalla temperatura e dalla salinità e per questo è detta circolazione termoalina (thermos = calore, halos= sale)
La circolazione termoalina avviene più lentamente di quella superficiale ed è responsabile dei movimenti verticali alla scala dell’intera colonna d’acqua e dell’intero globo. Le acque calde provenienti dalle basse latitudini si raffreddano una volta giunte alle alte latitudini, diventano più dense e quindi sprofondano sui fondali dove tenderanno a smuoversi parallele al fondo verso l’equatore, finché non risaliranno dando inizio ad un nuovo ciclo. È un movimento continuo che segue una gigantesca ruota sottomarina. 
Nel caso del Mar Mediterraneo l’acqua dell’Atlantico, meno salata e perciò più leggera, penetra attraverso lo Stretto di Gibilterra e si spinge fino al Mediterraneo Orientale. Qui, a causa della forte evaporazione sprofonda e inizia il suo viaggio verso ovest, fino a che non raggiungerà di nuovo lo stretto di Gibilterra e si immetterà nuovamente nell’Atlantico. 

Siamo arrivati all’ultima famiglia di movimenti dell’idrosfera marina: gli tsunami. 

Gli tsunami sono una sequenza di onde generate dallo spostamento di un grande volume d’acqua a causa di terremoti sottomarini, eruzioni vulcaniche, frane sottomarine e anche impatti di meteoriti in mare, come quello che forse ha contribuito all’estinzione dei dinosauri 65 milioni di fa. 
In alto mare, le onde degli tsunami hanno un’altezza di 0.5 m, una lunghezza d’onda molto grande (può superare i 200 km) e una velocità di propagazione elevata (anche 500-900 km/h). Avvicinandosi alla costa, il fondale diviene sempre meno profondo per cui la velocità dell’onda diminuisce da oltre da 500 km/h a poche decine di km/h, la lunghezza d’onda diminuisce e l’ampiezza aumenta vistosamente trasformandosi in vero e proprio muro d’acqua. Tra gli tsunami più recenti e più devastanti ricorderete quello in Giappone del 2011, che causò circa 16.000 vittime, e quello a Sumatra del 2004, dove morirono 228000 persone. 

In questa lezione ci siamo occupati dell’idrosfera marina, una componente fondamentale del sistema Terra che da sola rappresenta quasi il 96% delle risorse idriche globali e che ricopre il 70% della superficie terrestre. Gli oceani e i mari sono in perenne movimento e come abbiamo visto, il movimento può avvenire su diverse scale di spazio e di tempo, dai primi metri sotto il livello del mare a tutta la colonna d’acqua sottostante. 
È ormai evidente che nel futuro gli oceani e i mari potranno contribuire in misura sempre maggiore a soddisfare i bisogni dell’umanità in termini di risorse alimentari, minerarie, idriche ed energetiche. 
Il rischio è che questa possibilità sia compromessa da certe attività antropiche, come l’immissione di sostanze inquinanti nocive per la flora e fauna, l’eccessivo sfruttamento della risorsa alimentare o l’alterazione delle coste e dei suoi habitat naturali.  
Mari e oceani, però, per strano che sembri, sono ancora poco conosciuti e rappresentano una nuova appassionante frontiera esplorativa. 

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