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Piazza Verdi

Tagete

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Detto anche garofano d'India. Originario del Messico, specie annuale, semirustica, folta, compatta con foglie verde scuro profondamente divise. I capolini color cremisi-marrone o gialli sbocciano da luglio all'inizio dell'autunno. Questa pianta si coltiva in tutti i terreni ben drenati, asciutti, non troppo fertili e al sole.

“Mi sono avvicinato ad “Alcesti” con lo spirito del figlio che pretende dal padre – dai padri – tutto, persino la vita. Guardavo con sdegno il genitore di Admeto che, anziano, non rinuncia alla propria vita per salvare quella del figlio. Sentivo passare dentro di me il grido di una generazione che accusa i padri di non volersi fare da parte, di non volere lasciare spazio, di non decidersi ad andare in pensione, di non “morire” per i propri figli. Questo grido non mi ha solo assordato, mi ha anche acciecato: ha fatto sì che io non mi accorgessi che accanto a me, che accanto ad Admeto, ci fosse una persona, una donna, che stava effettivamente rinunciando alla propria vita pur avendo tutto da perdere: marito, figli, giovinezza, bellezza, l’amore di un popolo intero. Non mi accorgevo che Alcesti stava provando a compiere una rivoluzione. Mi è poi parso di capire di non essere stato il solo cieco: nessuno dei personaggi attorno a lei se ne cura; si disperano, piangono, urlano, ma nessuno le chiede: perché? È questo il dibattito che ho deciso di porre al centro della mia riscrittura di Alcesti.”
Filippo Renda, il talentuoso regista che stiamo seguendo con attenzione dai suoi inizi, torna a trovarci con la sua riscrittura di “Alcesti – Una donna” da Euripide. 
Roberto De Nittis ha vinto il Top Jazz 2019 nella categoria “Nuovo Talento Italiano”. Il Top Jazz è il referendum della critica organizzato ogni anno dalla storica rivista Musica Jazz. Il premio giunge dopo la pubblicazione dell’album d’esordio di De Nittis “Dada” avvenuta a settembre dello scorso anno. “Dada” è una processione allegorica in cui il leader si è divertito a combinare stili e generi musicali diversi attraverso la timbrica di giocattoli e micro-strumenti. E’ la sintesi fra una spiritualità apollinea ed una spiritualità dionisiaca. In esso convergono musiche originali per micro-strumenti, rielaborazioni timbriche di capisaldi della musica classica, jazz anni 20 e musica moderna. Dada è un gioco, il gioco dei contrari; quel gioco in cui le forze del caos sostituiscono l’ordine costituito.
La scoperta di diventare “papà” e la conoscenza di Sé, attraverso il percorso creativo, ha evidenziato l’incertezza del passaggio evolutivo in essere ed il bisogno di consapevolezza e del senso di soddisfacimento intrinseco in esso. Oggi avremo il piacere di scoprire al meglio questo lavoro con esecuzioni dal vivo per tutta la durata della nostra trasmissione.
Voglio vivere la vita come voglio senza condizionamento alcuno». Questo potrebbe essere il manifesto di Susan, la protagonista di “Un letto fra le lenticchie” di Alan Bennett, ultimo monologo che Luca Toracca dedica a questo autore, dopo “Una patatina nello zucchero” e “Aspettando il telegramma”. 
Susan intende vivere al di là di quello che le convenzioni sociali le imporrebbero in quanto moglie di un vicario della chiesa anglicana. Afferma le sue convinzioni sociali e religiose combattendo contro i bacchettoni che la circondano, portando avanti le sue istanze e il suo modo di concepire la vita. Il testo, come del resto i precedenti monologhi, godono della magistrale scrittura di Alan Bennett che con leggerezza tratteggia personaggi ed ambiente creando un imprevedibile divertissement, lontano da qualsiasi esito superficiale o volgare. Una scrittura acuminata, ironica e al tempo stesso commovente che ha offerto ed offre a Luca Toracca la possibilità di mostrarsi al pubblico in versioni nettamente diverse, nel suo modo d’essere attore e nella sua capacità di identificarsi nei personaggi. 
Marco Bacci ci porta al cinema con “Volevo nascondermi” regia Giorgio Diritti.
Debuttava trent’anni fa “Il Decameron delle Donne”, liberamente ispirato al romanzo della scrittrice russa Julia Voznesenskaja: alcune donne, rinchiuse in un reparto maternità e allontanate dai loro bambini per un’infezione della pelle, raccontano, ispirandosi a Boccaccio, storie di vita e di amore. Una metafora della dura realtà del gulag, vissuta dalla scrittrice prima dell’esilio in Germania.
Fu questo spettacolo – oggi riproposto in una nuova veste con alcune interpreti "storiche", affiancate da giovani attrici detenute ed ex-detenute – a portare Donatella Massimilla a fare teatro con le donne recluse di San Vittore, scoprendo il significato della prigionia, dell’isolamento, dell’affettività negata, del senso di attesa e della speranza. Da qui parte il lungo viaggio teatrale "al femminile" che ha portato alla creazione del CETEC e di una compagnia teatrale Dentro/Fuori San Vittore. Donatella Massimilla, regista e drammaturga, adatta, allora come oggi, i testi originari per la compagnia di San Vittore, includendo nuove storie delle attrici del CETEC e dando corpo così ai loro sogni, desideri, visioni. Dopo la felice presentazione al Piccolo Teatro Grassi, “Il Decameron delle Donne”, scritto e diretto da Donatella Massimilla, andrà prossimamente in scena presso la Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame. Questo storico edificio, residenza artistica per svariati anni del Collettivo "La Comune" di Dario Fo e Franca Rame, è stato a loro intitolato nel 2017. Una location scelta non a caso considerata la lunga relazione dei due artisti con le carceri milanesi e nazionali.
L’opera “The ballad of forgotten places” è il progetto realizzato dagli artisti Botto&Bruno, promosso dalla Fondazione Merz, vincitore della terza edizione del concorso Italian Council (2018), ideato dalla Direzione Generale Creatività
Contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo. L’opera entra a far parte delle collezioni dei Musei Reali ed è allestita al primo piano della Galleria Sabauda, nella Sala degli Stucchi, ambiente caratterizzato da un’esuberanza decorativa neobarocca, e propone uno sguardo contemporaneo e nuove riflessioni sul tema della memoria e della cura delle tracce del tempo. Il forte segno che storicizza la sala, il suo affaccio sulla problematica stratificazione di edifici che vanno dalle rimanenze romane agli anni Settanta del Novecento, contestualizzano invece l’opera in un luogo di transiti, in una giustapposizione di narrazioni del tutto coerente con l’intento di Gianfranco Botto e Roberta Bruno oggi nostri ospiti.
A chiudere la nostra puntata ancora la musica di Roberto De Nittis (Toy Piano / Tastierina / Melodica) e la sua orchestra composta da: Zoe Pia (Clarinetto Piccolo / Saxoflute) Sebastian Mannutza (Baby Violino) Davide Tardozzi (Mini El. Guitar / UkuleleTen.) Glauco Benedetti (Sousaphone) Stefano Paolini (Baby Drums / Percussioncine) Dj Fuzzten (Mini giradischi / Campionatore) Ada Montellanico (Voce).

 

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