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Prima Pagina del 23 gennaio 2020

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con Antonella Mascali

Umbria, perché è tutto fermo. Viaggio nella grande paralisi 

A tre anni e mezzo dalle scosse che l’hanno devastata, l’Umbria è ancora un cantiere aperto. La ripartenza è in gran parte solo di facciata e quel poco che si è fatto lo si deve a contributi privati. Quelli pubblici sono fermi. Ci sono ma restano bloccati per colpa di una burocrazia che non solo non permette di dare l’avvio alla ricostruzione ma nemmeno di chiudere l’emergenza. A Norcia per esempio, le macerie sono ancora quasi tutte lì. Cinque mesi dopo lo sblocco delle operazioni di rimozione, la raccolta si è fermata di nuovo: il recente decreto sisma varato dal governo Conte II infatti, proroga l’emergenza ma non prevede identico provvedimento per la raccolta delle macerie e così la Regione Umbria ha annunciato lo stop, visto che il contratto con la società Vus, incaricata della stessa, è scaduto il 31 dicembre scorso. Identica situazione per il sito di stoccaggio temporaneo, anche questo non prorogato.
La neo presidente regionale Donatella Tesei, a margine dell’ultima conferenza Stato-Regioni, ne ha parlato insieme con gli omologhi di Lazio, Abruzzo e Marche, in un incontro privato col presidente del Consiglio: «Abbiamo chiesto che venga anzitutto nominato un nuovo commissario, visto che il mandato di Farabollini è scaduto e che ad esso vengano dati veri poteri: se resta una figura intermedia, non si va avanti. Poi abbiamo chiesto un provvedimento di proroga per lo smaltimento delle macerie. Il premier ci ha dato buone rassicurazioni. Però resto dell’idea che il decreto sisma è carente: se non riavviamo la ricostruzione rischiamo di far spopolare questi luoghi, un danno che non ci possiamo permettere. Il presidente Conte è stato molto disponibile ».
Per gli stessi motivi, la sovrintendente ai Beni culturali dell’Umbria Marica Mercalli ha annunciato lo stop allo svuotamento della Basilica di San Benedetto e delle chiese di Sant’Agostino Minore e San Giovanni: «Al tempo stesso – si legge nella nota inviata al Comune e alla diocesi – abbiamo chiesto alla Regione di poter individuare una discarica temporanea dove conferire a nostre spese le macerie, così da poter riprendere lo svuotamento della Basilica». Tutto fermo anche sul fronte dell’o- spedale, della Casa di riposo e delle scuole. In una nota, il Comitato Rinascita Norcia chiede un incontro alla Regione «per ovviare al vergognoso ritardo nell’inizio dei lavori, che toglie alla cittadinanza diritti sanciti dagli articoli 26 e 32 della Costituzione, quelli all’istruzione e alla salute».

Intanto i 220 studenti dell’istituto comprensivo Battaglia in attesa del loro quarto “trasloco provvisorio” hanno fatto visita al presidente Conte a Roma, accompagnati dalla presidente Rosella Tonti: «Faremo presto un sopralluogo, cercheremo di fare il massimo per farvi riavere la scuola prima possibile – ha spiegato Conte –. Purtroppo abbiamo un sistema con tanti lacci e lacciuoli. Vi verrò a trovare».

Le scuole temporanee avrebbero dovuto essere consegnate il 12 febbraio, ma per ora c’è solo lo scheletro di metallo. Anche il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, si è espresso in merito chiedendo un tavolo col governo, più poteri alle Regioni e una zona economica speciale per le aree colpite. L’Anci è pronta a una mobilitazione «perché la ricostruzione riguarda tutta Italia». Non va meglio, anzi, nella frazione di Campi, la più devastata. Il progetto per lo spazio multifunzionale “Back to Campi” è stato fermato prima dal sequestro dell’area camper dove avrebbe dovuto sorgere ed ora dalla burocrazia: «Abbiamo raccolto donazioni private per realizzarla, ma per partire dobbiamo prima presentare la variazione di destinazione d’uso, perché quella è una ex zona-servizi – dice Roberto Sbriccoli, presidente della Pro Loco Campi –. I tempi per la ripartenza? Chi li conosce…». Stessa situazione a Preci, dove c’è voluto l’intervento di Striscia La notizia per tornare a far suonare le campane della chiesa. La Regione ha emesso 20 decreti per ristrutturare altrettante case ed anche la sede comunale, la vita sta lentamente ripartendo, ma la strada è ancora lunga.
Solo prima di Natale lo sfogo a mezzo stampa del sindaco Massimo Messi: «Molta gente vive ancora nei prefabbricati, con gli scarichi a cielo aperto, le pratiche sono bloccate da vincoli assurdi, per un terrazzo può restare chiusa una casa. Qui non c’è più niente, facciamo tutto nello stesso prefabbricato di 150 metri quadrati della Caritas». Ma l’Umbria deve fare anche i conti con la ricostruzione non finita del sisma che nel 2009 danneggiò la Media Valle del Tevere. Servono altri 45 milioni per intervenire sugli edifici parzialmente inagibili in 13 comuni e sulle strutture esenti da finanziamenti pubblici. «Molte famiglie – spiega il sindaco di Marsciano, Francesca Mele – vivono ancora in edifici non sicuri. Chiediamo una interlocuzione col governo per avere fondi aggiuntivi».

Emanuele Lombardini - Avvenire

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