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Non è un Paese per Giovani

Quella vecchia 500

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Non serviva a nulla sbraitare, gridare parolacce, imprecare, tanto, la mi' mamma non frenava. A volte sbagliava addirittura l'acceleratore col freno. E quando frenava, lo faceva a sproposito, tipo a metà del cancello automatico di casa, che si richiudeva sempre con lei in mezzo ammaccando la 500.
Non serviva a nulla sbraitare, gridare parolacce, imprecare, tanto, la mi' mamma non frenava. A volte sbagliava addirittura l'acceleratore col freno. E quando frenava, lo faceva a sproposito, tipo a metà del cancello automatico di casa, che si richiudeva sempre con lei in mezzo ammaccando la 500. A lei capitavano le cose più strane, quelle da barzellette della settimana enigmistica. Una volta disse a voce alta: guarda Gio, guido con un mano sola. E l'altra, inspiegabilmente, la teneva premuta sul clacson fisso, come una sirena dell'ambulanza e fece cadere una ragazzina con la Vespa davanti a lei. Era un pericolo pubblico. Nel segreto della sua malattia mi confidò in seguito, che conosceva bene quello della scuola guida, altrimenti la patente non l'avrebbe mai presa. Per tirare fuori la 500 dal garage c'era una rampa come tante rampe, un po’ curva come tante curve, e un po’ stretta, ma neanche tanto stretta poi. Era il suo terrore. La 500 ci passava benissimo, ma lei andava veramente a 2 all'ora e inevitabilmente riusciva ad incastrarsi. Arrivava il babbo e s'arrabbiava e lei, piangendo, giurava che non avrebbe guidato mai più. Mi ricordo che una domenica ci fermarono i carabinieri ma lei, sempre scambiando l'acceleratore col freno, davanti al posto di blocco, accelerò. C'è mancato un pelo che iniziasse un inseguimento con sparatoria. Per fortuna davanti a noi c'era un autobus e lei dovette inchiodare per forza. Quando bucò la ruota fu una vera tragedia. Per non fermarsi a cambiarla continuò con la gomma bucata fino a casa e arrivò facendo le scintille col cerchione che strisciava per terra, proprio come fanno in Formula Uno. Se doveva partire per il mare, Fiumetto in Versilia, a un'ora da Prato, lei ci metteva tutta la mattina, perché non superava. Era un suo principio, direi assurdo, ma non superava.  Aveva paura di quelli che venivano in senso opposto e quindi se, che ne so, a Massarosa trovava un trattore, lei se la faceva tutta a 20 all'ora dietro al trattore, che si poteva mettere a destra quanto voleva, ma tanto la mi' mamma non superava. Tanto non ho fretta, diceva. Arrivo quando arrivo. Di solito con lei andava la Lina, una signora che faceva le vacanze con noi e l'aiutava in casa. La Lina era una timorata di Dio, buona e paziente, ma anche lei, pare che a volte le dicesse: e sorpassi! Più di una volta si è scordata la capote aperta e c'è piovuto dentro, o c'ha trovato gatti che avevano passato la notte al morbido. Uno l'abbiamo anche tenuto. Si chiamava Bollo. Poi, arrivò il giorno dell'incidente. Voi penserete ad un incidente con un’altra macchina? No! Fece la cosa che tutti abbiamo pensato almeno una volta. Prese in pieno la sbarra del casello Prato - Firenze. Noi non ci potevamo credere! L'ha fatto, disse mio padre sgomento. Capite ragazzi? L'ha fatto davvero, era il suo incubo, lo diceva sempre: io prima o poi va a finire che la prendo quella sbarra. E L'ha presa! Di comune accordo abbiamo venduto la 500 e lei non ha guidato mai più, lasciando sulle strade d'Italia un ricordo indelebile per le sue scorribande con la Lina. Adesso, ogni volta che vedo una vecchia 500, ormai auto d'epoca, mi prende un brivido e penso: eccola spostatevi, fate spazio, lei non frena, se ne frega del rosso, anzi accelera, via, via tutti! E mi immagino la mi’ mamma alla guida, con quell'aria terrorizzata e le mani attaccate al volante come un alpinista alla roccia, che sfreccia bucando un rosso mentre il mondo suona il clacson e la maledice. Ma lei non si accorge di nulla e continua imperterrita a pensare: dunque, quale sarà il freno e quale l'acceleratore?

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