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Classicaradio

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Ludwig van Beethoven, Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61

Ludwig van Beethoven (<<) (<<) nasce a Bonn (Germania) il 17 dicembre 1770. Cresce in un ambiente culturale e familiare difficile, con un padre brutale e ubriacone, che cerca di sfruttare le doti musicali del figlio ricalcando la storia di Mozart, senza però avere l’intelligenza e la capacità di farlo di papà Leopold (<<) (<<). Tanta brutalità non può non lasciare un segno e Goethe, nel 1812, scrive di lui: «Non avevo mai incontrato un artista così fortemente concentrato, così energico, così interiore. [...] Il suo ingegno mi ha stupefatto; ma egli è purtroppo una personalità del tutto sfrenata, che, se non ha certamente torto nel trovare detestabile il mondo, non si rende così più gradevole a sé e agli altri. [...]». Si trova presto a dover lavorare per sopravvivere e a 22 anni lascia Bonn per recarsi nella più vivace Vienna, la città che più lo avrebbe apprezzato e dove muore nel 1827 povero, solo e sordo. Sicuramente dotato, non c’è dubbio; il padre ci aveva visto giusto: divenuto sordo a 30 anni, riesce nonostante questo (e nonostante la depressione derivatane) a comporre nei 27 successivi una serie infinita di capolavori. Molto apprezzato dai suoi contemporanei, e soprattutto dai nobili mecenati che gli garantivano la sopravvivenza, scriveva la musica secondo le sue esigenze espressive e non secondo i gusti dei committenti, mettendo ancora una volta in risalto il suo difficile carattere. È senz’altro uno dei compositori più importanti della storia della musica, il suo lavoro ha influenzato le generazioni a venire e le sue composizioni sono ancora oggi largamente eseguite.

È estremamente probabile che il Concerto sia stato composto per esaudire la richiesta di un solista di prestigio, il violinista Franz Clement (ventiseienne all’epoca della composizione, nonché direttore del Theater an der Wien), strumentista straordinario ma anche esibizionista: sembra che abbia eseguito il concerto a prima vista, senza neanche quindi averlo provato prima con l’orchestra e che abbia inserito dopo il primo movimento un suo pezzo, suonandolo con il violino imbracciato capovolto e su una corda sola: insomma, a dir poco funambolico. Il pezzo, scritto in fretta, non fu accolto con recensioni molto entusiaste e venne eseguito solo tre volte tra il 1806 e il 1844, fino a quando cioè il tredicenne Johann Joachim lo suonò a Londra sotto la direzione di Mendelssohn, dando l’avvio ad una trionfale riscoperta. Invece si tratta di un capolavoro assoluto, che siamo felici di potervi proporre in questa puntata di Classicaradio. Alieno da eccentriche estroversioni, ha un fraseggio elegante che, pur richiedendo un alto cimento tecnico, poco concede al virtuosismo puro: tende insomma più a coinvolgere espressamente l’ascoltatore che non a stupirlo. E sempre a proposito del dialogo, che è il tema di questa puntata, il violino, pur mantenendo un forte profilo individuale, stabilisce con l’orchestra una intima complicità, che deriva dalle pastose scelte timbriche dello strumentale, dall’assenza di marcate contrapposizioni dinamiche e dal rilievo concertante degli strumenti a fiato. Il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61 è in tre movimenti; il secondo e il terzo movimento sono collegati direttamente tra di loro senza alcuna interruzione. Per il suo particolare fascino e la sua grande brillantezza, questo concerto figura nel repertorio dei maggiori violinisti del mondo.

Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
direttore, James Conlon
violino, Frank Peter Zimmermann

Ludwig van Beethoven
Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61 (1806)
- Allegro, ma non troppo
- Larghetto
- Rondò. Allegro


Registrato il 18 ottobre 2019 all’ Auditorium RAI “Arturo Toscanini” di Torino

Ludwig van Beethoven, busto

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