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Prima pagina

Prima Pagina del 7 dicembre 2019

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con Alberto Chiara

Rapporto Censis 2019: italiani stressati, diffidenti e affascinati dall’«uomo forte»

L’epoca dell’incertezza

Nel 2017 la parola chiave fu «rancore» e nel 2018 «cattiveria». Ora, la parola che sembra dominare il rapporto annuale del Censis che fotografa la società italiana è «incertezza». Questo è lo stato d’animo con cui il 69% di noi guarda al futuro (il 17% è addirittura pessimista e solo il 14% riesce a progettare e immaginare il domani con un po’ di sano ottimismo). E se l’incertezza domina un mondo cresciuto negli ultimi anni all’insegna del «cattivismo», non stupisce che il 75% dei cittadini non si fidi degli altri, diventati improvvisamente un potenziale nemico. Come già la Storia ci ha insegnato, tutto questo può essere una bomba a orologeria. E i primi risultati si vedono nelle pulsioni antidemocratiche che si stanno diffondendo nella penisola: oggi, spiega il Rapporto, il 48% degli italiani si dice favorevole all’uomo forte al potere.
Ma come abbiamo fatto a ridurci così? Secondo il Censis questo smarrimento generale è il frutto di un percorso iniziato come reazione all’incertezza data da un sistema di welfare pubblico in crisi di sostenibilità finanziaria : a dominare ora è l’ansia di dover fare da soli rispetto a bisogni non più coperti come in passato. A questo, poi, la si è aggiunta la necessità di fare i conti con la rottura dell’ascensore sociale (che porta altra ansia per il rischio di un possibile declassamento). E così, il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale sia bloccata. E se il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale, il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso.
 

La «resilienza opportunistica» degli italiani

Secondo il Rapporto, a generare ansia, stress e incertezza tra gli italiani è stato anche il dover rinunciare ai due pilastri storici della sicurezza familiare: il mattone e i Bot, strumenti che rispondevano alla domanda sociale di futuro e che sono lentamente usciti dal dna italiano. Dal 2011 la ricchezza immobiliare delle famiglie ha subito una decurtazione del 12,6% in termini reali. Secondo Censis, il 61% degli italiani non comprerebbe più Bot, visti i rendimenti irrisori. E così, il pessimismo va per la maggiore: secondo il 74% del campione nei prossimi anni l’economia continuerà a oscillare tra mini-crescita e stagnazione, mentre il 26% è addirittura sicuro che è in arrivo una nuova recessione.
Nella fotografia scattata dal Censis, gli italiani si ingegnano per porre una diga a questo smottamento verso il basso con una «resilienza opportunistica», attivando processi di difesa spontanei: da una maggiore attenzione nei consumi al denaro accumulato in chiave difensiva, al «nero», a volte di sopravvivenza. Non si è nemmeno fermata la corsa alla liquidità: +33,6% di contante e depositi bancari tra il 2008 e il 2018 (contro il -0,4% delle attività finanziarie complessive delle famiglie).

Italiani, popolo di aggressivi diffidenti

Una sorta di sindrome da stress post-traumatico è la diagnosi che il Censis fa del paziente Italia. Nel corso dell’anno, infatti, il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o, peggio, senza un motivo preciso. E secondo il 69% della popolazione l’Italia è ormai un Paese in stato d’ansia (il dato sale al 76% tra chi appartiene al ceto popolare). Del resto, nel giro di tre anni (2015-2018) il consumo di ansiolitici e sedativi è aumentato del 23% e gli utilizzatori sono ormai 4,4 milioni (800.000 di più di tre anni fa).
Disillusione, stress esistenziale e ansia sono le cause della diffidenza verso gli altri che si sta diffondendosi (75% del campione). Diffidenza e aggressività sfociano così in episodi di prepotenza in luoghi pubblici, come denuncia il 49% del campione, mentre il 25% ha litigato almeno una volta per strada con qualcuno. Strade che, infine, sono diventate insicure per il 44% degli italiani. (...)
Corriere della Sera

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