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Prima pagina

Prima Pagina del 9 dicembre 2019

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con Daniela Preziosi

ll rischio di scordare la Shoah

La morte di Pietro Terracina, uno degli ultimo sopravvissuti di Auschwitz, come me, è start la prima notizia che mi è stata comunicata ieri mattina appena sveglia. Ed è stato come se si sgretolasse un altro pezzo della nostra storia. 
Perdonerete se sono così pessimista, mi spiace soprattutto per i giovani che mi scrivono lettere meravigliose e per tutte le persone dolcissime che mi applaudono o mi fermano per strada, ma io credo che si coltivi troppo poco la memoria e che, con la nostra scomparsa, tutto finirà. Senza Piero, io oggi mi sento più sola.

Vedete, io penso che quando saremo morti tutti, intendo sia noi vittime che i nostro carnefici, tutto ciò che è stato rischia di andare perduto. Parlo anche dei carnefici perché so che qualcuno di loro è ancora vivo e ha scritto memorie oscene – uno di questo libri si intitola “Bei tempi” e potete ben immaginare a che razza di tempi si riferisse – ma paradossali visto che alla fine confermano ciò che i negazionisti, appunto, negano. 
Ciò nonostante, quando noi ci saremo più, nel giro di pochi anni i fatti di quella tragedia del Novecento che fu la Shoah appariranno sempre più lontani, si ridurranno prima a un capitolo sui libri di storia, poi a una riga, infine neppure quello. [...]

Lo so, da me forse ci si aspetterebbe una parola di conforto, ma io, con quello che accade in questi anni dopo tutto il tempo che è passato, non riesco ad essere ottimista. SI dice che chi non conosce la propria storia è condannato a ripeterla. Io preferisco usare le parole di Primo Levi: “comprendere è impossibile, ma conoscere è necessario”. E la conoscenza è l’unica luce che ci può dare speranza in questo mondo di ignoranza sempre più diffusa. 

Liliana Segre - La Stampa

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