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Piazza Verdi

Gazania

Gazania
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Pianta perenne originaria del Sud-Africa. Le foglie, spatolate, sono verde scuro sulla pagina superiore, bianco sericeo inferiormente. I capolini, con fiori arancio, sono macchiati di nero alla base. Le Gazanie si coltivano in pieno sole, in terreno ben drenato, e danno ottimi risultati in riva al mare.
In apertura Massimo Marino in collegamento dal Little Ubu Palace al DamsLab (Bologna) svelerà tutte le nomination ai Premi Ubu 2019.
Primi ospiti della trasmissione gli arpisti Davide Burani e José Antonio Domené.
Conosciutisi al Royal College di Londra, Burani e Domené, provenienti da una solida formazione classica presso i Conservatori di Madrid (Spagna) e di Parma (Italia), hanno iniziato a collaborare insieme nell'anno 2016 suonando in duo il repertorio operistico trascritto e variato per duo di arpe da Parish-Alvars, Thomas, Caramiello e Zamara. Allo stesso modo collaborano con l'Orchestra Sinfonica delle Isole Baleari di Palma de Mallorca. Dopo avere ottenuto larghi consensi nell'ambito di prestigiosi festival concertistici italiani, la loro attenzione si è focalizzata alla musica spagnola tra-scritta per duo di arpe e contenuta nel loro primo lavoro discografico, “Aires de España”, che oggi ci presenteranno dal vivo.
Facile commuoversi per le gioie della musica quando la si vive stando al centro dei riflettori, da protagonista del palcoscenico; ma qualora il nostro ruolo ci relegasse in ultima fila, irrimediabilmente gregari in un insieme i cui fasti arrecano lodi e visibilità sempre e solo a chi, magari senza particolari meriti, si giova di una invidiabile rendita di posizione, come reagiremmo? Sapremmo resistere allo smarrimento del nostro amor proprio, o cederemmo all’autocommiserazione se, pur consapevoli del nostro valore e dell’importanza imprescindibile del nostro apporto al buon esito di una performance, fossimo già in partenza rassegnati ad essere considerati quasi invisibili, e comunque del tutto trascurabili, nel giudizio, prevedibile ma non per questo meno doloroso, del pubblico in sala? E come evitare che questi pensieri non diventino vere ossessioni, e non si riverberino negli ambiti più intimi e riservati del nostro animo, e quindi anche (persino!) nei nostri rapporti amorosi? Questo il presupposto del “Contrabbasso”, breve e brillante monologo scritto da Patrick Süskind nel 1981. Da questa pièce di graffiante ironia l’attore e regista Giorgio Bongiovanni ha tratto lo spettacolo che presentiamo oggi.
Marco Bacci ci porta al cinema con “Un giorno di pioggia a New York” regia di Woody Allen. 
Vorrei un giorno avere qualcuno da poter perdonare
Il 12 dicembre 1969, alle 16:37, nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano esplose una bomba che causò la morte di 17 persone e ne ferì 88. In seguito ai primi arresti, il 15 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli, trattenuto illegalmente, morì innocente precipitando dalla finestra di un ufficio situato al quarto piano della Questura di Milano. Ricordare a cinquant’anni di distanza, con la forza di uno spettacolo teatrale, il tentativo della destra eversiva di imporre la legge dei carri armati attraverso il caos, le bombe e l’uccisione di innocenti, è un atto doveroso innanzitutto nei confronti delle vittime delle stragi e dei loro familiari. Renato Sarti scrive, dirige ed interpreta insieme a Laura Curino Il rumore del silenzio” una messa in scena per rammentare agli “smemorati di turno” che il teatro, anche quando tratta pagine di grande portata storica come questa, sempre dai legami affettivi e dai sentimenti umani più profondi deve partire o, dopo un lungo percorso, deve arrivare. 
Fino al 9 febbraio 2020, Palazzo Morando di Milano ospita la mostra “Milano Anni ‘60” che ripercorre la storia di un decennio irripetibile che ha consacrato il capoluogo lombardo come una delle capitali mondiali della creatività in grado di assumere il ruolo di guida morale ed economica del Paese.
Spinta dal boom economico, Milano si trovò improvvisamente a vivere un irrefrenabile fermento culturale, caratterizzato da una forza progettuale senza precedenti e dalla voglia di lasciarsi alle spalle in maniera definitiva gli orrori della guerra. Sono anni di grande fervore artistico in tutti i campi della creatività. La città vive un sogno. Un sogno da cui la città si svegliò bruscamente, il 12 dicembre 1969, con l’attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana.
Ne parliamo con il curatore Alessandro Gatti.
Cosa può accadere se quattro autori della scena contemporanea teatrale, provano a raccontare la città di Milano? Se lo chiede il gruppo teatrale Animanera e risponde con lo spettacolo “M8 – Prossima fermata Milano” autori Camilla Mattiuzzo, Carlo Guasconi, Pablo Solari, Magdalena Barile, Davide Carnevali ideazione e regia Aldo Cassano con Francesco Aricò, Giorgia Coco, Natascia Curci, Fabrizio Lombardo, Giorgio Rosa. “M8” traccia una linea immaginaria della Metropolitana Milanese con quattro stazioni poetiche, quattro pièces di drammaturgia contemporanea. Ogni stazione una storia, una poetica, un linguaggio, un modo di interpretare Milano. Milano è bellissima, Milano non ha tempo per guardarsi allo specchio, e quando lo fa coglie indistinto il fiume elettrico delle persone che l’attraversano indaffarate ciascuna a inseguire il suo destino, in un intreccio che sembra uno snodo autostradale di vite che s’affollano al casello, pagando il pedaggio. Milano è veloce, non indugia su sé stessa, non si guarda. Ma è piena di volti, di storie. Una comunità frenetica che parla la lingua del lavoro che non c’è più e allo stesso tempo si reinventa a una velocità impressionante. Con noi tutto il cast a chiudere la puntata di questo sabato.

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