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Prima pagina

Prima Pagina del 22 ottobre 2019

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con Enrico Fontana

La beffa ai figli dei femminicidi: non ci sono i fondi previsti dalla legge


Asia ha otto anni, una nonna che c’è e una mamma che «c’è ma è un angelo», come dice lei. Si chiamava Giordana, la mamma di Asia. Aveva 20 anni e viveva a Catania. Il 7 ottobre del 2015 l’uomo dal quale aveva avuto Asia all’età di 16 anni l’ha uccisa a coltellate: 48, se vogliamo precisare l’entità della sua ferocia. Poi è andato a casa a salutare sua madre, è passato da un amico ad abbracciarlo e ha provato a scappare. Lo hanno fermato e arrestato a Milano, stava per prendere un treno per la Svizzera. Lui non meriterebbe una riga di più se non per un dettaglio: ha ucciso Giordana che erano le tre del mattino. Alle nove avrebbe dovuto comparire davanti al giudice come imputato per la prima udienza di un processo per stalking, nato da una denuncia che lei aveva firmato nel 2013, sfinita dai sui comportamenti aggressivi. «Non starò a fare la polemica sul fatto che lo Stato avrebbe dovuto proteggere mia figlia — premette Vera Squatrito, la madre di Giordana —. Facciamo finta per una volta che dopo la denuncia sia stato fatto tutto il possibile per controllare quell’essere e tutelare lei. Però sentirsi presi in giro dalle istituzioni dopo la morte di una figlia è insopportabile. Non lo posso accettare. Si sono messi sul petto una legge come fosse un bellissimo fiore all’occhiello. Tutti a dire che gli orfani dei femminicidi ora sì che sarebbero stati aiutati. Ma di che parliamo? Nessuno di quei bambini e di quelle bambine, nessun ragazzo o ragazza ha mai ricevuto aiuto. Men che meno ne abbiamo avuto noi famiglie affidatarie».

Vera ha ragione. La famosa legge 4 dell’11 gennaio 2018, entrata in vigore un mese dopo, è per ora un esercizio scritto di belle intenzioni. Con quella legge per la prima volta il parlamento si era preso a cuore i problemi quotidiani degli orfani della violenza domestica. Assistenza medica e psicologica o accesso al gratuito patrocinio, per citarne alcuni. Ma anche soldi per «orientamento, formazione e sostegno» a scuola e nell’inserimento al lavoro. E parliamo di «minori o maggiorenni economicamente non autosufficienti». Tutto lodevole ma, dopo quasi due anni, ancora tutto bloccato. Perché mancano i decreti attuativi cioè i regolamenti che devono stabilire i dettagli necessari a rendere operativa la legge. Per esempio: chi stabilisce la soglia dell’autosufficienza economica? Come sono ripartite le risorse? A partire da quale data si contano gli orfani di donne uccise? Quale ruolo tocca alle Regioni, ai Comuni, alle asl?
Niente decreti attuativi niente risposte a nessuna di queste domande. E — di conseguenza — nemmeno un centesimo donato a un orfano o a una famiglia affidataria. Il Fondo per gli orfani dei crimini domestici (così si chiama) esiste nella teoria ma non in cassa, «di fatto è un salvadanaio vuoto», per dirla con Vera Squatrito che ha fatto di tutto questo una sua battaglia personale. Nelle intenzioni della legge 4 il finanziamento per gli orfani doveva essere di due milioni ogni anno. La legge di bilancio votata a fine 2018 ne ha aggiunto altri tre a sostegno delle famiglie affidatarie, quindi nel 2019 i milioni sono diventati cinque. Ma c’è anche la legge battezzata come «codice rosso»: non soltanto ha confermato i 5 milioni del 2019 ma ne ha aggiunti altri due per il 2020. Benissimo. Ma i decreti attuativi previsti entro maggio del 2018? Se ne dovrebbe occupare il ministero dell’Economia con un lavoro di squadra che coinvolga anche i ministeri dell’Interno, Istruzione, Salute e Lavoro. Ma per farlo si devono trovare i soldi da mettere — fisicamente — in cassa e nessuno per adesso li ha trovati.

«Tante famiglie affidatarie di questi orfani fanno fatica ad arrivare alla fine del mese», se la prende Vera. «Io sono una nonna giovane e sono fortunata perché lavoro e perché Asia sta riuscendo ad elaborare la perdita di sua madre. Ma spesso questi orfani si ritrovano a crescere con nonni molto anziani e che faticano ad arrivare alla fine del mese. Lì il sostegno promesso dalla legge diventerebbe fondamentale. Questi bimbi subiscono traumi spaventosi. Hanno bisogno di psicologi, di terapie che li aiutino a crescere bene. Per anni. E tutto questo costa molto. Le famiglie che li accolgono sono già piegate dal dolore del lutto, si ritrovano ad affrontare improvvisamente lotte giudiziarie e spese enormi. A parole abbiamo il sostegno di tutti, nei fatti siamo ancora al palo».
La vicepresidente della Camera Mara Carfagna, da sempre molto attenta ai bisogni degli orfani di femminicidio, chiede al premier Conte e al ministro dell’Economia Gualtieri di «rimediare a questa vergogna». E intanto gli anni passano e i bambini crescono senza gli aiuti promessi dalla politica.
Asia aveva 4 anni quando sua madre Giordana fu uccisa. Va a trovarla spesso alla «casa degli angeli» dove vive. E lo ha detto a tutti. Allo psicologo, ai compagni di scuola, alle amichette di danza, perfino al cavallo della sua ippoterapia: «Io una mamma ce l’ho, solo che è un angelo».

Giusi Fasano - Corriere della Sera

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