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Prima pagina

Prima Pagina del 13 ottobre 2019

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con Marco Tarquinio

Già 700 morti sul lavoro. Ecco i perché di una strage

 
Sul prato è atterrata anche l'eliambulanza, ma è stato tutto inutile. Antonio, un operaio di 57 anni che lavorava alla ripulitura di un oleodotto nella campagna intorno San Miniato (Pisa), è morto incastrato nel macchinario che tritura il legno. Era venerdì mattina e l'ultima vittima del lavoro è distante più di un giorno solo perché ieri, sabato, la stragrande maggioranza delle fabbriche e dei cantieri era chiusa. Resta il fatto che dall’inizio dell’anno muoiono una media di tre lavoratori al giorno, sul posto e durante i trasferimenti da o verso casa. Per l’esattezza, tra gennaio e agosto, le denunce all’Inail di incidenti sono state 416mila (3563.316 sul posto di lavoro, 63.578 “in itinere”), di cui 685 “con esito mortale” (493 e 192) come recita freddamente il database dell’istituto per l’assicurazione contro gli infortuni. E secondo conteggi non ancora ufficiali, ad oggi i caduti sul lavoro hanno superato quota 700. […]

In termini assoluti ci si infortuna e si muore di più nelle fabbriche (328.546) che in agricoltura (21.627) o per coto dello Stato (66.721); più al Nord (255.128) che la Sud e nelle isole (81.212) o a centro (80.544); più in là con l’età, visto che il record spetta alla fascia 50-54 anni (42.586); a fronte di 346.961 vittime di infortuni (sempre decessi compresi) di lavoratori italiani, gli stranieri sono 69.932. […]

Ma fino ad adesso, insieme ai governi si sono succedute solo le parole e le promesse disattese, con norme e sanzioni impercettibili; investimenti microscopici nella formazione e nella prevenzione; con gli organici ispettivi assolutamente inadeguati; con il fallimento dell’integrazione tra Inail, Asl e Ispettorato del lavoro (non esiste, per dire, un’unica banca dati, e mentre alcune aziende vengono controllate più volte nello stesso mese dagli ispettori delle diverse istituzioni, altrettante non hanno mai ricevuto una visita).
“Va riconosciuto che i nuovi ministri del Lavoro e della Salute hanno convocato immediatamente in tavolo e avviato una trattativa con le parti sociali sulla sicurezza del lavoro”, dice ancora Landini.
Troppi anni di disillusioni insegnano però a non coltivare grandi speranze, come sembra confermare anche l’assenza del tema tra i disegni di legge collegati alla Legge di Bilancio. Le linee base del piano governativo sulla carta sarebbero tracciate: una sorta di patente a punti che incentivi le imprese virtuose e penalizzi le atre; il rafforzamento e l’integrazione degli organici ispettivi; gli investimenti nella formazione. Ieri a Seravezza, vicino a Lucca, è stato inaugurato un monumento ai Caduti sul lavoro. Si eviti di farlo diventare l’ennesimo, inascoltato, grido di marmo.

Marco Patucchi – la Repubblica
 

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